“Un forte senso di impotenza”. Il disastro a Venezia raccontato da Rachele Pesce di San Giorgio in Salici

La perla dell’Adriatico sott’acqua. Dalla notte del 12 novembre le immagini di una Venezia sommersa hanno scosso tutti: la marea è penetrata ovunque, i danni sono enormi (le prime stime parlano di circa un miliardo), e il rischio è che continuino a lievitare.

L’acqua alta ha provocato una ferita al cuore di uno dei patrimoni artistici e architettonici più preziosi d’Italia e del mondo, ha messo in ginocchio famiglie e attività economiche, ha chiesto un tributo di vite. Assistiamo impotenti all’eterno dualismo tra l’uomo e la natura, alla collisione dagli effetti ingenti tra una forza potentissima e imprevedibile e un’opera di bellezza mirabile.

Al fine di dare una maggior concretezza a questa ineffabile notizia di cronaca abbiamo raccolto la testimonianza di Rachele Pesce di San Giorgio in Salici, che frequenta l’Accademia di arte drammatica a Venezia, in cui vive da qualche mese.

Abito con altre tre coinquiline in zona Giudecca, a sud del centro storico della Città – spiega Rachele al Baco – Essendo una zona residenziale sopraelevata rispetto a piazza San Marco, gli allagamenti sono assai rari. Tuttavia, l’unione micidiale tra la marea e i forti venti di scirocco ha causato livelli di acqua alta record, che si sono manifestati anche da noi”.

Il livello dell’acqua previsto inizialmente era pari a un metro e 45 centimetri, poi si è passati a 160 centimetri, poi 170, poi 180, e alle 23.00 la previsione era di 190 centimetri. L’asticella si è fermata a 187 centimetri, il secondo livello di sempre, dopo i 194 centimetri dell’alluvione del 1966. San Marco allagata è la sesta volta in 1600 anni.

Alcune foto scattate da Rachele a Venezia in questi giorni.

Il pianerottolo all’ingresso del nostro appartamento è stato completamente allagato. Nel corso della serata il livello è aumentato, arrivando a circa 15 centimetri per tutto il piano”. Staccata immediatamente la corrente, tutti gli oggetti sono stati posti su adeguati ripiani. “Quella sera eravamo in sei, quindi ci siamo dati una mano vicendevolmente e ci siamo fatti forza l’un con l’altro; – racconta Rachele –: stando tutti insieme, abbiamo affrontato l’emergenza dell’acqua alta nel nostro appartamento in un clima di amicizia e confidenzialità, superando facilmente l’ansia e la preoccupazione, nonostante il clima rigido e l’acqua freddissima”.

A partire dal giorno successivo moltissimi servizi sono stati sospesi, tra cui anche il trasporto sui vaporetti, costringendo moltissimi residenti e turisti a non allontanarsi troppo dalla zona abitativa.

L’impatto con la gravità dell’evento eccezionale è stato il giorno dopo: alcuni muretti sono crollati, alcune ringhiere sono contorte, c’era fango in molti punti. Ho visto persone raccontare la loro situazione al telefono in lacrime; sono venuta a conoscenza che un bar della nostra zona dovrà chiudere per i danni subiti. Il clima per le vie e le calli della città era davvero tragico, e ho provato un forte senso di impotenza. Anche l’Accademia che frequento è stata vittima dell’allagamento. Per fortuna – conclude Rachele – moltissimi giovani e studenti si sono attivati per ripulire e sistemare l’accademia e dove c’era bisogno”.

Il fascino di Venezia è incommensurabile, una città impossibile da ammirare. L’autore russo Iosif Brodskij la descrive con una metafora straordinaria nel suo saggio “Fondamenta degli incurabili“:

Fa pensare davvero alla carta da musica, ai fogli di una musica eseguita in continuazione: le partiture si avvicendano come ondate di marea, le barre del pentagramma sono i canali con gli innumerevoli legati dei ponti, delle lunghe finestre o dei curvi fastigi delle chiese di Codussi, per non parlare dei violini che hanno prestato il manico alle gondole. Sì, tutta la città somiglia a un’immensa orchestra, specialmente di notte, con i leggii appena illuminati dei palazzi, con un coro instancabile di onde, col falsetto di una stella nel cielo […]. La musica, s’intende, è ancora più grande dell’orchestra; e non c’è mano che possa voltare il foglio.

Ora, che sia compito del Comune, della Regione o dello Stato, poco importa: creare sinergie e salvare Venezia sia da rischi sia da danni futuri divengono una priorità per i suddetti enti. Cercare di rimanere a galla, boccheggiando in un mare in stato di emergenza e senza lasciarsi trascinare dalla corrente della rassegnazione, è un costo da cui Venezia e i Veneziani devono essere sollevati.

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

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