Un film sulla deportazione degli ebrei girato anche a Lugagnano

Ognuno di noi almeno una volta nella vita ha sognato di poter diventare un personaggio dello spettacolo probabilmente un attore famoso, amato e riconosciuto da tutti. Chi potrebbe negarlo? In questa intervista non parleremo di esperienze Hollywoodiane, ma di una giovane venticinquenne di Lugagnano, Giorgia Fedrigo, la quale ha avuto la strepitosa occasione di realizzare alcune scene di un cortometraggio basato su una storia vera, accaduta negli anni del regime fascista proprio nella città di Verona. Una notizia così ghiotta non poteva certamente essere trascurata e così abbiamo deciso di incontrare Giorgia per farci raccontare dal principio come è stata coinvolta in questa esperienza…

Giorgia, innanzitutto spiegaci come sei riuscita ad entrare a far parte del cast?

La storia in realtà è molto semplice: la regista del cortometraggio non è altro che un componente della mia famiglia, in particolar modo è una cugina di secondo grado e il suo nome è Eleonora Errico, la quale si è trasferita a Singapore nel lontano 1996 per proseguire gli studi in regia televisiva e cinematografica. Al momento di scegliere la tesi da portare alla laurea, oltre ad aver steso una sceneggiatura, Eleonora ha deciso di creare anche il relativo cortometraggio e da lì tutto si è messo in moto.

E’ stata quindi Eleonora ad “incastrarti” nel cast?

In realtà è stato un caso! Ho iniziato ad assistere alle prime riprese per il semplice gusto di vedere coi miei occhi tutto ciò che anch’io, come lei, ho studiato durante il mio corso di studi. Una cosa poi tira l’altra ed Eleonora ha deciso di prendermi come comparsa all’interno del suo piccolo film. Devo inoltre aggiungere che ero molto emozionata… vedere come la casa dei miei nonni ha magicamente ripreso vita è stato per me un piacevole tuffo nel passato.

Siamo curiosi ora di sapere in cosa consiste, qual è la trama?

Si tratta di un cortometraggio intitolato La Casa dei Mercanti che ripercorre ciò che veramente accadde alla nonna di Eleonora, Nelda Corradi, nel lontano 1939. A quell’ epoca l’Italia era controllata dal regime fascista e proprio tra il 1938 e il 1939 vennero varate le leggi razziali che portarono, come ben sappiamo, alla cattura e alla deportazione degli ebrei di tutta Europa. Nelda allora era una bambina di soli 11 anni che lavorava nel negozio di famiglia a Caselle ed era solita rifornirsi nella merceria all’ ingrosso situata in piazza Erbe a Verona. I proprietari della bottega erano i coniugi Rimini, una coppia che provò sempre un debole nei confronti di Nelda, la accudì quasi fosse loro figlia, ma che d’ un tratto sparì senza lasciare alcuna traccia nell’ anno in cui vennero applicate le leggi. Non si seppe più niente dei Rimini, nessuno aveva idea di dove fossero finiti, persino l’anagrafe a cui Nelda si rivolse successivamente per cercare di rintracciarli non riuscì a darle alcuna informazione tranne il fatto che non erano risultati tra le 53 famiglie ebree deportate. Pare però che i due si siano trasferiti in Svizzera e che in seguito alla morte della moglie e alla fine della guerra, il marito sia ritornato in Italia, si sia ricostruito una famiglia e sia deceduto nel 1963.

La storia è già fin qui molto appassionante, ma c’è dell’ altro giusto?

Esatto. Infatti in parallelo a questa vicenda avvenuta realmente, c’è la storia della piccola Maria, figlia di un fascista convinto, la quale nasconde nel granaio di famiglia l’amica Bruna, orfana di genitori ebrei. Maria verrà scoperta dal padre e il suo sacrificio permetterà all’amica di salvarsi!

Questa trama è complessa e coinvolgente ed è incredibile che tutto ciò avvenga in un solo cortometraggio. Ora però veniamo a te Giorgia, in tutto ciò quale è stato il tuo ruolo?

Come già ti ho raccontato sono entrata a far parte del cast per puro caso e quindi il mio personaggio non era di primo piano, ma mi sono semplicemente limitata a recitare una comparsa. In particolare la scena in cui appaio è ambientata nella merceria dove vi sono entrambi i coniugi Rimini e un’ altra coppia che come me recitava la parte della clientela.

E cosa accade poi?

Tutt’ ad un tratto irrompono i soldati fascisti che con furia e impertinenza si rivolgono ai Rimini e li trascinano via con loro, riempiendoli di insulti per la sola colpa di essere ebrei. Noi veniamo scansati e assistiamo impotenti a tanta cattiveria e aggressività. Di per sé la scena è piuttosto modesta e breve, ma allo stesso tempo segna la scomparsa dei Rimini, punto cruciale della storia stessa.

E per tutto quello che riguarda il backstage, cosa ci racconti?

Direi che tutto quello che ci sta dietro alla fine è la parte più divertente! Essendo pochi attori ci siamo conosciuti a vicenda e abbiamo legato tra di noi, creando un legame di collaborazione forte e amichevole.

Trucco, parrucco, e…?

Trucco e parrucco sono stati realizzati da professioniste ingaggiate da Eleonora. Basandoci sulla moda degli anni ’30 avevamo acconciature sbarazzine, chignon estremamente classici, labbra rosate e guance arrossate. Tutti gli abiti indossati da noi attori sono stati noleggiati o, come nel mio caso, presi dagli scaffali di mamme, zie o nonne.

Abbiamo parlato degli attori, del trucco e di tutto quello che è il contorno, ma le scene dove sono state ambientate?

Le location sono state diverse: Castelvecchio, Piazza Dante e Piazza dei Signori a Verona. Qui a Lugagnano è stata utilizzata Corte Fedrigo, casa dei miei nonni, dove sono state ricostruite la merceria dei Rimini, la camera e il solaio della piccola Maria dove tiene nascosta l’ amica Bruna. Dovevano esserci altre scene ambientate in altre case abbandonate a Custoza e Brescia, ma per problematiche di distanza e tempo sono state direttamente eliminate dal cortometraggio.

Ho letto in un articolo pubblicato da L’Arena il 25 settembre che nel film si utilizza il dialetto veronese, è così?

Sì certamente! Negli anni ’30 il dialetto era più diffuso tra la gente comune rispetto all’italiano, infatti le battute nella nostra lingua nazionale sono minori, ma comunque presenti. Il cortometraggio rimarrà fedele all’originale e verranno aggiunti i sottotitoli in inglese per permetterne una maggiore diffusione e comprensione quando sarà proiettato a vari festival internazionali (ricordiamo che Eleonora è a Singapore ad ultimare la fase di post-produzione).

Giorgia Adami
Nata a Bussolengo il 4 aprile 1994, risiede a Lugagnano. Infermiera di Pronto Soccorso alla Clinica Pederzoli di Peschiera del Garda, collabora con Il Baco da Seta dalla primavera del 2013.