“Un errore considerare inutile l’Europa”, di grande spessore il Convegno del PD di Sona

Il Circolo locale del PD ha organizzato sabato 16 in sala consigliare un convegno aperto alla cittadinanza sul tema “Europa: quali opportunità”. Il Convegno è stato aperto dalla neo eletta Segretario della sezione locale del PD Lucia Corona Piu. Il Sindaco Gianluigi Mazzi ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale ed il Consigliere comunale Enrico Cordioli, della lista civica Nuove Prospettive/PD ha effettuato un breve intervento.

Tre giovani membri del nuovo Direttivo del circolo sonese PD hanno portato le loro esperienze lavorative o di formazione professionale all’estero. Alice Brugnoli, che ha da poco concluso uno stage presso la Camera di Commercio Belgo-Italiana ha parlato in positivo della sua esperienza avuta frequentando le stanze dell’organizzazione comunitaria europea a contatto con il lobbismo che genera attenzione ai problemi delle categorie attraverso un lavoro di contatti e confronti.

Letizia Zanetti, dottoranda presso l’Università degli Studi di Verona, ha descritto la sua esperienza  di ricerca in Spagna. Durante i molti mesi di attività in quello Stato ha potuto constatare che, anche in presenza di una grave crisi economica in atto, la Spagna non ha mai ridotto gli stanziamenti per la ricerca ed ha ricordato che per chi, come lei, sta ultimando gli studi nel campo scientifico l’unica strada per continuare nel campo della ricerca sarà quella di andare all’estero.

Daniele Giacomazzi, che lavora in uno studio legale e che ha avuto esperienze nel campo della cooperazione internazionale nel Senagal ha parlato della sua esperienza in quelle aree sub-sahariane ove si sta cercando nel mondo universitario, attraverso la ricerca, di rendere compatibili i problemi dello sviluppo con l’antropologia di quei territori. Ha dichiarato che l’approccio strategico nelle scelte sta facendo a differenza col nostro Paese, ove troppo spesso il contingente domina l’attività legislativa e politica.

Commovente la testimonianza di una giovane concittadina di origine tunisina, Shiem, che ha ricordato ai presenti come i giovani del nord Africa hanno guardato all’Europa come ad un sogno. Un sogno che non era legato ai fattori economici ma alla sua democrazia, alle libertà, all’innovazione, speranza che ora è realtà per chi di quei giovani in Europa ora vive.

Franco Frigo deputato europeo (nella foto), ospite d’onore del convegno, ha esordito ricordando i “Grandi” che fondarono l’Europa unita: Robert Schuman per la Francia, Konrad Adenauer per la Germania e Alcide De Gasperi per l’Italia che sottoscrissero nel 1951 a soli sei anni dalla fine della guerra, fatto che pochi probabilmente conoscono, un protocollo poi non ratificato dalla Francia e quindi decaduto, per la costituzione di un esercito europeo unico. Dopo aver preso atto dei 50 milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale sembrò un passaggio obbligatorio.

L’intervento dell’on. Frigo si è soffermato su molti aspetti del rapporto Italia-UE. Tra le altre cose ha ricordato che nell’Italia degli ultimi due decenni si è svilito il ruolo dell’Europa (che si interesserebbe solo di carote e curvatura delle banane) e questo atteggiamento ha convinto l’opinione pubblica italiana che l’Europa unita sia un inutile fardello. Negli anni si è passati dal creare la “questione settentrionale” prima, causata da un meridione indolente e approfittatore, poi da un’Europa di burocrati. Con questi atteggiamenti l’Italia si è tagliata fuori dal poter usufruire di effettivi e sostanziosi supporti economici, logistici e programmatori da parte dell’Europa.

Un esempio fra tutti: l’Europa chiese dopo gli accordi di Schengen sul problema dell’emigrazione di gestire le frontiere esterne come non italiane, ma europee e di affrontare i rapporti con i paesi della sponda nord dell’Africa. L’Italia, anche recentemente, si è opposta a questa politica, chiedendo solamente finanziamenti per gestire in proprio il problema.

Frigo ha anche ricordato che non solo i Politici ma anche le Associazioni, in particolare quelle degli Industriali, non intendono  inserirsi in un disegno comune disperdendo energie e risorse. Ha inoltre ricordato che in Italia non si riesce a comprendere che l’Europa non un “bancomat”; non si possono prendere i soldi e fare ciò che ci pare senza garanzie che gli investimenti producano ricchezza e sviluppo al tessuto produttivo e che nel nostro Paese c’è carenza di programmazione a lungo periodo e pertanto i nostri progetti trovano poco ascolto in ambito comunitario.

Il Deputato Europeo ha concluso ricordando che in Europa la spesa per la ricerca e doppia degli Usa, ma è talmente frazionata, e ciò non riguarda solamente l’Italia, che ottiene un decimo dei risultati ottenuti in quella nazione.

Buona la presenza in sala consigliare per un argomento spesso sottovalutato, quando non ritenuto addirittura contrario agli interessi nazionali, dall’opinione pubblica nazionale.