Un coniglio in economia, una ricetta del Baco

Visto che l’appetito vien mangiando e una ricetta tira l’altra, ecco un’altra proposta.

Eh, ma questa non è mica una ricetta come le altre. Qui si tratta di risolvere un problema mica da poco, a costo zero e pure guadagnando qualcosa; e allora: come aiutare l’economia di Sona a ripartire? Semplice, è sufficiente copiare dal nostro Governo e rovesciare tutto, il che, in una cucina, è sempre molto pericoloso. Ma copiare con attenzione, non copiare tanto per copiare! Ad esempio, il Governo ha rovesciato il sistema dell’ISEE e il sistema del 730, facendo lievitare i costi dei servizi senza usare il lievito di birra!? Noi non dobbiamo copiare queste cose, no; noi non dobbiamo proporre nuove pietanze alzando i costi, mai più, se così fosse, i primi a non copiare noi sarebbero i cinesi! Viceversa, per contribuire a risolvere il problema economico di Sona, dobbiamo sì lavorare sul concetto di ribaltamento, o rovesciamento che dir si voglia, ma adattandolo ai nostri fini.

Per esempio, prendiamo un coniglio disossato a KM 0 e, fattolo a pezzettoni, mettiamolo a friggere in abbondante burro nostrano. A parte, tritiamo finemente una cipolla, qualche rametto di rosmarino e del prezzemolo. Il rovesciamento non c’è ancora ma arriva, pazientate ancora un poco, è una ricetta lenta, che si prepara con un fuoco moderato.

Quando il coniglio è ben rosolato, aggiungere il trito di erbe aromatiche, coprite con un buon Custoza e un bicchiere di brodo, aggiustate di sale e di pepe e lasciate cuocere per un’oretta o anche più.

Di tanto in tanto mescolate il tutto perché l’insieme non si attacchi al fondo, facendo cuocere ora l’uno ora l’altro lato del coniglio e pensate…, pensate che se anche l’ente pubblico mescolasse un po’ le carte e capovolgesse il sistema di erogazione dei contributi, creerebbe economia locale senza togliere nulla a nessuno. Anzi!

Quanti sono i contributi o le somme che gli enti locali distribuiscono alla collettività? A chi ha bisogno, prima di tutto, a chi deve essere sostenuto, ai giovani, alle famiglie e alle aziende in difficoltà, agli anziani, alle associazioni e agli enti no profit e così via. Amministrare significa anche questo: ridistribuire sul territorio le risorse disponibili (sempre poche!) in modo da sopperire, quantomeno, alle necessità più urgenti.

E allora le delibere devono essere fatte nello stesso identico modo con cui sono fatte oggi, secondo le priorità che ogni governo locale si dà; non ci interessa disquisire a chi, o quanto viene deliberato a pro dell’uno o in favore dell’altro, ci interessa capire se è possibile aiutare l’economia locale semplicemente facendo esattamente quanto è stato fatto fino ad oggi, semplicemente rovesciando il sistema di erogazione. Ma io mi sto perdendo, il coniglio: mescola… mescola… rovescia… ribalta…

Invece che con un assegno circolare o con un bonifico bancario, il contributo potrebbe essere erogato alla presentazione di scontrini e ricevute fiscali emesse entro un determinato lasso di tempo e rilasciate da esercizi economici presenti nel territorio, magari convenzionati secondo regole predefinite, discusse e concordate in Consiglio, in modo che gli utili non vengano incassati da qualche multinazionale che ha semplicemente aperto un punto vendita sul territorio.

Caspita! Ma così sarebbe diabolicamente semplice: l’ente pubblico erogherebbe i contributi né più né meno di come fa oggi, i cittadini e le associazioni che devono essere assistiti riceverebbero i contributi che devono ricevere, le attività economiche del paese venderebbero i loro prodotti e i loro servizi ai nostri concittadini e alle associazioni locali e il Comune ci guadagnerebbe pure, perché recupererebbe quella parte di imposte che gli esercizi commerciali pagano agli enti locali sul loro maggior reddito!

Il nostro Comune non è piccolo, è bene esteso, e in esso possiamo trovare tutto ciò che serve ai bisogni di una vita normale! Rimarrebbero fuori la SIP, l’Enel e gli Smartphone! Oh mamma… mi si sta bruciando l’arrosto! Presto… presto… Prendiamo il coniglio e adagiamolo delicatamente in una pentola che mettiamo subito in un forno tiepido.

Immediatamente, aggiungiamo al liquido di cottura un cucchiaio di latte e un po’ di farina e poi avanti a mescolare e ribaltare e rovesciare e rivoltare… In senso orario e in senso anti orario, destri e mancini… mescolare… ribaltare… rovesciare… a fuoco vivo, fintanto che la salsa non ha raggiunto la giusta densità.

Fatto; ora non resta che servire il coniglio ancora caldo accompagnato dalla sua salsina e da un buon calice di Custoza!

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Marco Bertoncelli

About Marco Bertoncelli

Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.