Un campanile, due fulmini e tante uova. Cento anni fa il disastroso temporale che colpì Lugagnano

Fra i tanti temporali memorabili che Lugagnano certo ha conosciuto, se non il più violento sicuramente il più documentato è senz’altro quello del 12 aprile del 1921, cento anni fa come oggi, cui si devono diverse delle non moltissime fotografie d’epoca del vecchio campanile, duramente provato in quell’occasione da due fulmini.

Scrisse in quella circostanza il cronista, in data 17 aprile: “Lo svelto campanile settecentesco, che sorrideva al viandante, al suo primo affacciarsi sul pianoro di Lugagnano all’ altezza del forte omonimo appena passate le ultime case della borgata di San Massimo, – ci si presenta ora simile ad una enorme bocca atteggiata ad un sogghigno diabolico e beffardo, il suo squarcio gravissimo. Le due scariche elettriche susseguitesi l’una all’altra a distanza di pochi secondi e di un’intensità eccezionale, quale a memoria d’uomo non si ricorda, colpirono in pieno la pera del campanile, spaccandola in due. Scesero poi torno al campanile medesimo facendone precipitare alcuni pezzi del cornicione superiore e sottostante alla celia campanaria e scrostandone una lesena. Il materiale franato fece crollare un andito, fra l’oratorio e la sacristia, e produsse enormi falle nel tetto della medesima. Danneggiato fu pure in misura notevole il tetto della chiesa parrocchiale, il fulmine sfogò poi la sua ira e il suo capriccio nella casa del maestro Cooperatore locale don Pio Vesentini e via via in tutte, si può dire, e in ciascuna le case dell’industre paesello”.

Eh già, in tutte le case perché, per colmo di sfortuna, dopo lunghi anni di attesa Lugagnano si accingeva a festeggiare l’arrivo dell’energia elettrica, che avrebbe dovuto illuminare le abitazioni entro qualche giorno. Invece l’attivando impianto elettrico servì come eccellente conduttore dell’enorme energia del fulmine fin nel più lontano angolo del paese raggiunto dagli appositi cavi, dando a tutti la non richiesta possibilità di constatare da vicino l’eccezionalità della scarica.

Così, i contatori bruciati ed i vetri frantumati in ogni abitazione, la cabina di trasformazione danneggiata e gli undici pali abbattuti della linea elettrica verso Sona diedero modo agli anziani più scettici di sentenziare senza tema di smentite che “ogni progresso lè un regresso” o, quanto meno, che “ogni progresso el gà el so presso”.

Probabilmente non era superstizioso don Angelo Rancani, ma certo non deve essere stato molto contento che il suo solenne ingresso come ottavo parroco di Lugagnano sia stato anticipato di pochi giorni da un evento così poco fausto. Giusto il 12 aprile, poi: fino a pochi anni or sono festa di San Zeno, quando lui era notoriamente sanzenate di nascita!

Se non altro, però, una così sfortunata coincidenza aiutò notevolmente la sottoscrizione lanciata dal giornale Il Corriere del Mattino, che raccolse numerose offerte anche in segno di diretta solidarietà al novello parroco, per un totale di 5486,15 lire in circa tre mesi.

Ma il preventivo delle spese assommava a dieci volte tanto, precisamente a 57.120 lire e per raccogliere ulteriori fondi furono emessi anche dei certificati azionari. La restituzione di queste somme avveniva tramite sorteggio da effettuarsi di norma all’inizio dell’anno, operazione che si ripeté regolarmente fino al 1927, per concludersi poi intorno alla metà degli Anni Trenta.

L’interno della chiesa di Lugagnano, con i danni creati dal fulmine. Sopra, volontari collaborano alla rimozione della cupola di rame del campanile, devastata dal fulmine.

Esauritasi infine l’onda della commozione fuori del paese, Lugagnano si trovò ancora scoperta gran parte della spesa necessaria per i lavori. Il consiglio dei capi famiglia del paese, che fin dalla fondazione della parrocchia a fine Settecento erano gli esclusivi proprietari della chiesa, aveva peraltro costituito subito una “Commissione per il Restauro della Chiesa e del Campanile”, presieduta dal cav. Ernesto Galli.

Sotto la guida tecnica dell’ing. Ferrero del Genio Civile, erano stati dunque raccolti preventivi e progetti per un intervento radicale, secondo la necessita evidenziata dalle ricognizioni effettuate di persona dall’impresario Luigi Mazzi Faiana, che più volte era stato issato con una carrucola dentro un mastello fin sopra la pericolante cella campanaria: certo la sicurezza sui cantieri doveva farne ancora molta, di strada…. Fra le undici ditte invitate all’asta, cinque erano di Lugagnano: “Mazzi Luigi fu Germano (Fagnana), Mazzi fratelli di Bernardo. Mazzi fratelli fu Luigi (Giocarle), Ottolini Giovanni e Cooperativa di lavoro La Risorta”.

Il 17 luglio, nelle scuole elementari, “dinanzi alla Assemblea dei Capi famiglia locali ed alla Commissione da essi eletta”, si procede all’apertura delle buste contenenti le offerte al ribasso e la gara viene vinta dall’impresa Mazzi Giocarle. Il progetto predisposto dall’ing. Gaetano Barbarani, con un costo lievitato già a £. 60.300, prevede la ricostruzione secondo le linee originali, dopo che tutte le variazioni di forma proposte (per esempio di cambiare la cipolla con una cuspide simile a quella del campanile del Chievo) erano state bocciate dall’assemblea, mentre la liquidazione dei lavori avverrà con il 23 dicembre 1921.

Il paese intero si fece allora carico delle spese, autotassandosi con un obolo settimanale. Il contributo richiesto era un uovo per famiglia: comprensibile, quindi, che la riscossione di una tale offerta si sia protratta per oltre due anni! In questo frangente, per fortuna, non si dovettero quasi lamentare vittime. Quasi, nel senso che le macerie provocate dal fulmine uccisero il maiale di Sante Guglielmi, detto Canàpa.

Attenzione però che l’ironia è relativa; il maiale, per i nostri contadini del tempo, era un po’ come il bisonte per gli indiani d’America: non vi era parte alcuna che non venisse utilizzata e da lui dipendeva in buona misura l’economia domestica, intesa spesso come vera e propria sopravvivenza. Se non il dramma, quindi, la desgrassia per il povero Guglielmi ci fu davvero e lo sfortunato suino lasciò senza dubbio un grande vuoto. Quanto meno nelle pance.