“Un bambino che si chiamava Gesù”, un ricordo dalla scuola di Sona

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“Su nel cielo brilla una stella, così grande e così bella…Vola vola lassù nel cielo, la sua luce risplenderà. Verso est nella notte vola, verso est nella notte va…Dimmi dove vai grande stella,voglio venire con te.. Dimmi dove vai grande stella, fammi venire con te!” Mi ricordo questa canzone e la grande stella di cartone colorata d’oro che accoglieva nell’atrio della scuola elementare A. Aleardi di Sona i genitori accorsi per vedere la nostra recita natalizia. Di tempo ne è passato davvero tanto, dodici o tredici anni forse, e mi stupisco che questo ricordo riesca ancora a farsi spazio tra i tanti pensieri che nel quotidiano occupano con prepotenza le mie giornate.

 

Il ricordo sbiadito di quel giorno, e dei preparativi natalizi di allora, mi fa pensare ad un’ingenuità che, crescendo, forse ho perduto ed ho iniziato ad invidiare davvero: l’ingenuità dei bambini che è la saggezza di riuscire a vedere il mondo con stupore. Sono arrivata a credere che il senso del Natale lo capiscono davvero solo loro, solo i più piccini: il senso di un mistero che meraviglia, senza ragione.

 

“C’era una volta un bambino; si chiamava Gesù, e ha salvato il mondo”: la forza di questo mistero si perde nella preoccupazione dei nostri giorni di chiedere il perché di ogni cosa. L’ansia di render ragione, riferita al miracolo della nascita di Cristo, divide il mondo fra credenti e non credenti, per il fatto stesso di non avere una risposta razionale. Quanta ricchezza perde questa divisione, quanto si scopre povera la razionalità di fronte al presepe, quanto è cieco lo sguardo adulto che cammina sotto la neve e ci spinge ad accelerare il passo infastiditi anziché fermarci e guardare in alto, così, semplicemente, spontaneamente.

 

I bambini ci insegnano a fare del mistero un’occasione di stupore, del presepe una tradizione di tutta serietà, della neve un momento di magia. Lasciamoli lavorare i folletti che al Polo Nord leggono le lettere e incartano i regali, lasciamole volare le renne che la notte del 24 dicembre trainano la slitta di Babbo Natale; torniamo a credere nella favola dell’Amore, almeno per una sola notte. Il mio augurio è quello di ritrovare in questo Natale un momento di autenticità, di imparare dai bambini: prendiamoli per mano e facciamoci invitare nel loro mondo, condividiamo i loro sguardi:”Verso est per la strada di pace, verso est per la strada d’amore … Non fermarti grande stella, non fermarti, io ti seguirò!” Buon Natale a tutti.