Un arrivederci in arancio: Riflessioni post gara F1 Olanda 2026

Non me ne vogliano gli appassionati del circuito, ma finalmente Zandvoort si leva dai copertoni, lui, le sue curve strettissime e il suo rettilineo più corto del corridoio di casa mia (anche se le paraboliche ci mancheranno un po’). Abbiamo visto tempeste lunghe addirittura minuti interi, incidenti senza senso e decisioni discutibili ma anche la riconferma delle prestazioni di Lando Norris, imbucato speciale al party per il Mondiale.

News della settimana:

Fiori d’ar… gento: “Tramonto sulla spiaggia? C’è. Cena a lume di candela? C’è. Anello? C’è. Nervosismo? A bizzeffe. Fidanzata ancora per poco? Eccome se c’è”. Questo è uno sguardo all’interno dei pensieri di George Russell prima di inginocchiarsi e chiedere la mano della sua amata Carmen Montero Mundt e… beh, ha detto di sì la futura signora Russell.

Kappaò: Isack Hadjar si ferisce al polso presumibilmente dopo un allenamento di boxe di cui è appassionato e non potrà partecipare al GP d’Olanda. Lo sostituirà in Red Bull l’ex compagno di Racing Bulls Liam Lawson, il cui sedile verrà occupato da Yuki Tsunoda, felice di ritornare al volante dopo la defenestrazione.

E non ci lasceremo mai: arrivano le prime riconferme dalle squadre per i prossimi anni. Alex Albon rinnova il suo contratto con Williams anche all’anno prossimo. Lo stesso fa Carlos Sainz ma almeno fino al 2028, scelta discutibile viste le prestazioni abissali della squadra di Grove ma sappiamo che Carlos ha l’indole del buon Samaritano. Poi arriva Max Verstappen che smentisce le voci di allontanamento dalla F1 e li svernicia tutti: in Red Bull fino al 2030 per un compenso di – sedetevi – cento milioni di euro. A stagione.

Venerdì 21, prova libera: nell’unica sessione di libere spicca Andrea Kimi Antonelli sul compagno di squadra George Russell e sul “nuovo imbucato” Lando Norris nella sua prima di tante apparizioni nelle prime file questo weekend. Solo quarta e quinta le Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc.

Qualifiche Sprint. SQ1: Antonelli cerca di sfruttare da subito la scia di Max Verstappen ma, per la troppa foga, finisce in ghiaia danneggiando il fondo, cosa che gli comprometterà eventualmente la qualifica. SQ2: Russell sembra un po’ più vispo di Antonelli e le McLaren iniziano già a fare paura. SQ3: confermo, i Papaya Boys – specialmente Norris – vanno come dei siluri ma vengono comunque attaccati da Russell che ottiene la pole position e da Leclerc che si mostra abbastanza soddisfatto della terza casella della griglia. Anonimi Verstappen e Hamilton.

Griglia sprint: Russell, Norris, Leclerc, Piastri, Antonelli, Verstappen, Hamilton, Gasly, Bortoleto, Lindblad, Lawson, Tsunoda, Colapinto, Hülkenberg, Ocon, Albon, Bearman, Stroll, Bottas, Pérez, Sainz e Alonso.

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L’arrivo della TAV

Sabato 22, gara sprint: Russell parte bene mentre Piastri viene subito piantato da Antonelli che punta subito Leclerc ma rinuncia, forse memore dell’anno scorso. Poi non succede nulla fino al diciassettesimo giro, quando Leclerc anima la gara superando Norris staccando alla prima curva e avviandosi verso Russell. Antonelli vorrebbe replicare ma, una volta arrivato a 0.4 secondi da Norris, gli tocca demordere, poiché è finita la gara. Vince Russell (si direbbe che l’anello ha funzionato) seguito da Leclerc e Norris.

Ordine d’arrivo sprint: Russell, Leclerc, Norris, Antonelli, Piastri, Verstappen, Hamilton, Gasly, Bortoleto, Lindblad, Lawson, Colapinto, Tsunoda, Ocon, Bearman, Albon, Stroll, Alonso, Bottas, Sainz, Pérez e Hülkenberg.

Qualifiche vere. Q1: buone le Alpine e sorprendenti le Racing Bulls di Arvid Linblad e Yuki Tsunoda, davanti ad entrambe le Red Bull. Il primo tempo lo segna Oscar Piastri. Q2: Verstappen risorge, le McLaren volano e Hamilton cade indietro. Stavolta è Norris a fare il primo tempo. Q3: tutta di fretta perché la pioggia si avvicina veloce. Antonelli spinge come un dannato ma non abbastanza per raggiungere Russell e le McLaren. Proprio la papaya-mobile di Norris figura in prima posizione e si guadagna la pole position.

Griglia di partenza: Norris, Russell, Antonelli, Piastri, Hamilton, Leclerc, Verstappen, Lawson, Bortoleto, Lindblad, Gasly, Tsunoda, Hülkenberg, Colapinto, Ocon, Albon, Sainz, Alonso, Stroll, Bearman, Bottas e Pérez.

Momentino Formula Academy: Peyton Wescott di Prema Racing si aggiudica la prima delle due gare, seguita alla domenica da Alisha Palmowski di Campos Racing, già leader di campionato e ora ancora più avanti.

Domenica 23, giornata di gara e vale la pena sottolineare la scelta dei veicoli della parata pre-gara: ventidue bellissime Spyker C8, scelta dettata dal recente ritorno in auge del marchio olandese di supercar che, nel suo passato, ha visto anche la Formula 1 (per rinfrescarvi la memoria, si parla della dinastia Jordan-Midland-Spyker-Force India-Racing Point-Aston Martin). Poi inizia a piovere che Dio la manda e a tirare un vento fortissimo. Pochi minuti, abbastanza per rompere le scatole con un tracciato mezzo bagnato e mezzo asciutto. Alla partenza Norris vola mentre Russell scivola e viene passato di botto da Antonelli e quasi da Leclerc. Nemmeno il tempo di concludere il primo giro che è già ora di bandiera rossa: Verstappen perde la macchina in una sezione misto-bagnata di curva 13 e finisce malamente a muro, a casa sua, a gara appena iniziata, con l’influenza. Nel trambusto dell’incidente, Gabi Bortoleto finisce in un fumante testacoda e Nico Hülkenberg lo schiva per un nonnulla.

Si riparte secondo l’ordine della gara già iniziata. Norris si sposta subito all’interno per tentare di bloccare Antonelli, il quale invece tiene giù, tiene giù, tiene giù e lascia Lando nel fumo dei suoi scarichi. Appena dietro Russell tentenna e Piastri lo passa ma Antonelli e Norris sono già in una gara a parte. Leclerc si avvicina di giro in giro a Russell, fino a che quest’ultimo non entra al diciottesimo giro per cambiare le gomme, consentendo al monegasco di allungare. Visti i buoni tempi di Russell con la gomma dura, anche Piastri, Leclerc, Antonelli, Norris e Hamilton le cambiano pochi giri dopo.

Giro 28, nel mentre di una lotta feroce tra Pierre Gasly e Arvid Lindblad – che ne esce vincitore – Leclerc lima sempre più secondi da Piastri e, tra incroci e contro-incroci, lo sorpassa seguito dopo un giro da Hamilton. Tutto bene no? Sì, troppo. Al giro 41 entrambe le Mercedes pittano per montare le bianche. E Ferrari? Ma non sia mai fare come gli altri, non sia mai cercare di annullare un undercut a sorpresa. Ora Lelcerc con le gialle sta facendo da tappo a Hamilton e non c’è verso che dal muretto si azzardino a dirgli “Charles, o entri o entri di più”. Lewis stesso non le manda a dire: “Ottimo modo per perdere tempo ragazzi, ottimo lavoro!”.

Tre giri ci vogliono per decidersi a far entrare Leclerc, che si trova – dopo un secondo pit stop interminabile – immelmato tra i doppiati. Per Hamilton, a questo punto, recuperare undici secondi da Norris con le gomme più consumate diventa un Everest. Leader di gara Hamilton lo diventa al giro 47, quando Norris monta nuove bianche e rientra terzo, pronto per azzannare Antonelli con le posteriori fritte. Giro 54, nel vano tentativo di superare Hamilton in curva 1, Antonelli apre un hangar all’esterno che consente a Norris di passare in seconda posizione e, undici curve dopo, in prima, seguito a breve dal bolognese.

Al cinquantacinquesimo giro la Haas di Esteban Ocon si ferma, entra la Virtual Safety Car e Hamilton, Leclerc, Piastri e Antonelli ne approfittano per andare di gomme rosse. Russell viene fatto rimanere fuori con le sue bianche, sulla carta la si può leggere come una cavolata del muretto Mercedes o il chiaro segnale che hanno scelto definitivamente su quale dei due piloti puntare per il mondiale. In tutto questo Fernando Alonso è nono… Nono! Dieci giri dopo a Russell viene chiesto di fare passare Antonelli che ha gomme più fresche. Lo si capisce che a George questa cosa rode ma ha capito (a differenza di Leclerc) che le indicazioni dicono solo e soltanto “Gioco di squadra”. Pur vero che Hamilton sta arrivando come uno squalo, ad ogni giro sempre più vicino al suo compaesano.

Sembra farcela, a Lewis basterebbe un giro per prendere George ed entrare in zona podio. Condizionale d’obbligo, visto che Carlos Sainz decide di farsi larghissimo sul compagno di squadra Alex Albon, finendo per cannonarlo e causando un’altra delle nostre amate VSC (si beccherà giustamente dieci secondi di penalità). La VSC finisce, ma ormai è finita anche la gara e le Ferrari sono più vicine tra loro di quanto non sia Hamilton vicino a Russell. Vince Lando Norris, seguito da Andrea Kimi Antonelli e George Russell.

Ordine d’arrivo: Norris, Antonelli, Russell, Hamilton, Leclerc, Piastri, Lawson, Hülkenberg, Alonso, Gasly, Tsunoda, Lindblad, Bortoleto, Colapinto, Pérez, Sainz e Albon. Fuori Bottas, Ocon, Stroll, Bearman e Verstappen.

Menzioni d’onore:

1 – Norris: dire che è più indietro in classifica non aiuterà a nascondere il fatto che una McLaren così potente abbia colto tutti di sorpresa e, adesso, fa veramente paura. Bravo a Lando che ha saputo maneggiarla con cura ma molto, molto rapidamente.

2 – Mercedes: va sottolineato che, anche se hanno spesso visto i fanali di coda di Norris, i più forti rimangono comunque loro. Non solo perché il loro pilota di punta è leader del campionato da inizio stagione, non solo perché la W17 è un mostro ma anche perché, e a Zandvoort si è visto, quando il muretto decide qualcosa, quella cosa si fa e basta. Non trattandosi del muretto in rosso, tendenzialmente c’è da fidarsi delle loro decisioni, anche se devono erigere statue in onore di Sainz e Albon grazie al cui botto Hamilton non è arrivato a podio.

3 – Hülkenberg e Alonso: questi due “nonnetti” (no dai, papà) sono arrivati rispettivamente ottavo e nono. Uno che, dopo un weekend altalenante e, in generale, reduce da una stagione finora abbastanza complicata, ti piazza una mega gara. L’altro alla guida di un cancello che sembra essere diventato finalmente automobile, partiva diciottesimo, trentacinque giri di soft e quarantasette di hard, l’unico quarantacinquenne che ha concluso a punti negli ultimi cinquant’anni. Eroi incontrastati della giornata.

Premio “nontiscordardimé”:

Lawson, perché se siete dei piloti Red Bull e vi ritrovate ad avere problemi di polso, su di Liam potete contare. In qualifica poco brillante ma a fine gara lui ci è arrivato. E pure bene. Sicura Red Bull di volere già defenestrare pure lui?

Pillole del disonore:

1 – Verstappen: cominciamo dalla caduta più “soft” (non per il pubblico di casa, ovviamente), ha fatto tutto da solo. Ok che era indisposto, ok che il tracciato in quel momento era bagnaticcio ma caspita, andare a muro a casa propria dopo neanche un giro è proprio triste. Sì, lo so che le Rosse sono più abituate a questo, non vi preoccupate, adesso “arrostisco” pure loro.

2 – Ferrari: ed ecco la presa per i fondelli numero 1 di tutto il weekend. O meglio, della domenica perché le qualifiche e la sprint, seppur non eccezionali, hanno mostrato un minimo di bagliore da parte almeno di Leclerc. Bagliore che si è spento la domenica, quando l’incompetenza decisionale del muretto si è unita a dei meccanici addormentati (ma questo vale per tutti i team, basta vedere i tempi dei pit stop) e VSC inopportune. Non – non – puoi fare overcut su qualcuno a Zandvoort, dove la posizione in cui sei è tutto. Non puoi, non funzionerà, punto. Vi hanno fatto undercut? Un’altra volta vi svegliate prima. Bocciatissimi.

3 – Sainz: Carlos, se non abbassi la cresta non entri neanche nel paddock. Il madrileno continua questa sua devianza negativa gusto… non saprei, onnipotenza? Egocentrismo? Leonardo, collega di impressioni post gara, lo riassume perfettamente: “È vero che è bersagliato ma non è che guidando come un Magnussen o un Mazepin qualunque guadagni compassione da chi lo vede. Il contratto pluriennale con Williams lo ha firmato lui ma non può continuare a guidare pensando che tutti i top team lo vogliano. Peccato perché, quando ragiona, è un ottimo pilota”.

Sbolliamo per una settimana, perché all’alba di settembre si torna a casa, sul Sacro suolo di Monza. E il vostro cuore di che colore è? Rosso o tricolore? Ci si becca in pista!

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Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).