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Ben 156 mila euro in meno di quattro anni. Una cifra stratosferica se si considera che a perderla sono stati due sessantenni che avevano preso a cuore la situazione falsamente drammatica di una giovane in cui vedevano forse la figlia mai concepita.

 

E così, Mikaela Brighi, 25 anni, incensurata, residente in via Po, alle Golosine, che da poco aveva iniziato a lavorare per una ditta che eroga energia elettrica con contratto a tempo determinato è stata arrestata con l’accusa di truffa aggravata e continuata ai danni di una coppia di imprenditori agricoli di Lugagnano di Sona.

 

La coppia, nell’autunno del 2007, in un locale da ballo di Desenzano del Garda, aveva conosciuto la giovane Brighi con la quale era nato un rapporto di amicizia. Secondo quanto illustrato dai carabinieri di Villafranca e Sommacampagna, la coppia benestante aveva preso a cuore la ragazza come una figlia, presentandola persino ai parenti, portandola a pranzo e cene familiari. Un affetto sano.

 

E la donna ha iniziato ad approfittare chiedendo denaro per problemi legati a cause legali contro una sorella, che esiste, ma che non ha problemi con lei, piuttosto che inventando malattie gravi come un tumore alla testa, due interventi al cuore che avrebbe affrontato in un ospedale di Roma e in entrambi i casi si sarebbe fatta accompagnare in aeroporto dalla coppia.

 

Quasi quattro anni, in cui, a intervalli, la coppia consegnava in contanti o in assegni denaro, tanto denaro, al punto che il commercialista dei due sessantenni s’è insospettito e ha cercato di aprire gli occhi all’anziano che comunque aveva iniziato, meglio tardi che mai, a sospettare che forse la ragazza non raccontava tutta la verità. In manette assieme alla veronese è finita anche una bresciana Barbara Ricelli, 37, di Desenzano, commessa. Per lei lo stesso capo d’accusa dell’amica. Il suo ruolo è da chiarire del tutto, ma era Ricelli che accompagnava la ragazza dagli anziani piuttosto che chiamava l’agricoltore per perorare la causa dell’amica.

 

Gli arresti sono scattati il fine settimana scorso dopo che i carabinieri hanno assistito per puro caso alla telefonata di Ricelli all’anziano mentre era dal suo commercialista per un incontro concordato dal professionista con i carabinieri, nel suo studio, per spiegare la situazione.

 

Così i militari hanno avuto modo di ascoltare la richiesta di denaro per l’amica disperata, fingendo che questa nemmeno sapesse del suo interessamento. L’anziano s’è accordato per portare i soldi in via Po. Stavolta per salvare da una falsa ipoteca la casa di proprietà che la donna ha acquistato e che una compagnia telefonica le avrebbe pignorato per non aver saldato le bollette del telefono. Le manette sono scattate subito dopo la consegna dei soldi. L’arresto è stato convalidato dal magistrato. Ricelli è stata rimessa in libertà, per Brighi arresti domiciliari.

 

Da “L’Arena” del 16 Febbraio 2010