Treni, che passione! A San Giorgio un plastico di 220 metri di binari. In una stanza

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A San Giorgio in Salici, in una stanza di 25 metri quadrati, sta costruendo “perché un plastico non si finisce mai di costruire ” un… supertecnologico plastico per treni. “E’ il mio secondo plastico – ci racconta Andrea Borotto, quarantenne imprenditore sonese – il primo l’ho demolito tre anni fa per cominciare a costruire questo, che è di nuova concezione: digitale”.

Fermati! Spiegami cosa intendi per digitale. “Fino a qualche anno fa i treni funzionavano in modo analogico e quindi in tutti i plastici si vedeva circolare un solo treno per volta, mentre ora si può tramite un video ed un computer comandare più treni nello stesso momento, e il piacere aumenta notevolmente ! Inoltre grazie a tutte queste innovazioni sono riuscito a memorizzare tutti i rumori originali delle varie locomotive nei vari momenti di lavoro, dalla partenza all’entrata in stazione, e quindi quando inizia a muoversi un treno oltre a vedere le varie luci che si accendono si sentono anche i rumori originali.” Per dimostrarmelo, con il cellulare collegato tramite wi fi al computer, fa uscire dal “deposito” dei treni la locomotiva “Camilla”: si accendono i fari, si sente il rumore ed eccola! Con una manovra perfetta va a posizionarsi sul binario 2 pronta per fare la sua corsa. Fantastico!

“La rimessa dei treni, da dove è uscito ora il treno l’ho costruita io, con materiali vari, anche di recupero, perché in commercio si trovano quasi unicamente prodotti di marche tedesche e soprattutto di design tedesco, io invece, come vedi voglio ricreare il nostro territorio, con la nostra vegetazione e le nostre architetture degli edifici”. A questo punto è doveroso descrivervi almeno per sommi capi com’è costruito questo “mega” plastico che immaginiamo quando sarà finito, perché è vero mancano ancora diversi dettagli, non potrà che essere bellissimo. Sui tre lati della stanza a cui è appoggiato il plastico vi è un fondale degno di menzione “…si, ho avuto l’idea di andare sul terrazzo dell’Ossario di Custoza e fotografare a settori tutto il territorio circostante, poi un mio caro amico ha riunito le foto ed ha creato questo unico fondale che riproduce fedelmente le nostre colline moreniche. Ora dovrò proseguire nel plastico coi filari di viti, con gli ulivi, con i cipressi…”. C’è poi il piano del plastico, copre più di metà stanza, con tre punti focali: la stazione, lo scalo merci e la rimessa dei treni tutti collegati da vari binari.

Davanti alla stazione, che ricorda un po’ quella di Parona, un po’ più in basso c’è la “linea di parata”: un bel tratto rettilineo, appena dopo una galleria, dove i treni sfrecciando raggiungono la massima velocità. Ma c’è anche un secondo livello di plastico, esattamente sotto il piano superiore. “Quello inferiore è una stazione nascosta non si vede ma io posso far partire o parcheggiare tutti i treni.” Doverosa precisazione, il piano inferiore logicamente non si vede, ma al monitor di comando del plastico si può controllare tutto tramite quattro piccole telecamere installate nei punti strategici.

“Mi serviranno almeno altri due-tre anni per finirlo. Il problema maggiore è avere le idee giuste per trovare le soluzioni ideali, non è sempre facile, ma voglio riprodurre la realtà e calarla nel plastico. In questo periodo sto costruendo tutta la scenografia dello scalo merci scegliendo cosa e come costruire e con i materiali più appropriati.” Devi essere anche un po’ architetto “Guarda – mi racconta molto coinvolto – chi fa un plastico impara un sacco di cose, diventa falegname, elettricista, pittore, salda lo stagno, l’ottone, il rame, faccio calchi in gomma…”. Ma sapevi fare tutte queste cose? “No assolutamente, ero veramente un principiante in tutto. Ma in internet nei vari forum e siti c’è una voglia esagerata di scambio di informazioni. Tutti si divertono a suggerire soluzioni e a raccontare le loro esperienze. C’è poi un secondo aspetto positivo, tramite il plastico ho conosciuto un sacco di amici, con i quali sono in continuo contatto; per esempio quella torre faro (un traliccio in ferro che ricorda un po’ la Torre Eiffel) è un pezzo unico, l’ha costruita e me l’ha regalata un amico di Pescara. L’erba che vedi su questa scarpatina invece mi ha insegnato a metterla un altro amico: elettrostaticamente, così i fili d’erba rimangono diritti. Avevo un problema col ghiaino della massicciata dei binari, quello che avevo trovato costava molto e a me ne serviva parecchio, un amico mi ha consigliato il ghiaino degli acquari, granulometria perfetta e con 8 euro ne prendi 5 kg. Ottima soluzione!”

La parte più costosa immagino siano i treni. “Il momento più impegnativo dal punto di vista economico è stato l’inizio, dovevo acquistare tante cose: binari, cavi elettrici, pannelli e materiale vario e… treni, che forse, anzi sicuramente rappresentano la spesa maggiore. Ma è anche una cosa graduale, gli acquisti arrivano sempre dopo un periodo di ricerca, di trattativa. Per esempio c’era una vaporiera che mi piaceva molto perché era quella che portava i Reali prussiani, tutta blu con inserti color oro, il suo valore superava i 500 euro, alla fine l’ho presa su ebay ad un terzo del valore. Ma l’ho cercata molto”. Ragguardevole è anche il numero di locomotive e vagoni presenti sul plastico o nelle vetrinette appese alle pareti, pronti ad essere usati, treni di tutte le epoche, tutti rigorosamente in scala “HO” cioè 87 volte più piccoli della realtà; c’è persino un treno che passando sui binari rimuove e aspira lo sporco, uno con telecamera incorporata che filma mentre viaggia.

C’è un treno a cui sei particolarmente affezionato? “Bella domanda, avrei voglia di dirti tutti, ma forse uso con più piacere i treni dell’epoca “Castano Isabella” (sono due diverse tonalità di marron, uno chiaro e uno scuro) perché sono quelli che andavo a vedere con la nonna.”

Se volete vedere qualche bel filmato del plastico e vivere qualche momento piacevole, magari ricordando il vostro vecchio trenino potete visitare questi link: www.youtube.com/user/aborotto e www.youtube.com/watch?v=7IAgOdtRrJs“.

Impossibile per finire non fare i complimenti ad Andrea, che per hobby fa “l’artista dei treni”.