Tradizioni e credenze popolari del nostro territorio. Quando alla religione si mescola il profano

Sono molti i riti che, specialmente nel passato, venivano praticati dai nostri antenati, nelle occasioni più svariate, sia in caso di feste che di disgrazie. Al manifestarsi di particolari eventi, soprattutto atmosferici ma anche per le più svariate ricorrenze la tradizione imponeva comportamenti ed usanze ben precisi.

Ai giorni nostri buona parte di questi vengono ancora praticati, qualcuno con grande partecipazione popolare. In tutti i paesi della provincia veronese al sopraggiungere di un temporale per “scaldare” e “benedire” il temporale stesso si bruciavano sull’aia rami di olivo benedetto la domenica delle Palme; oppure si suonavano le campane per disperdere le nuvole.

Per sconfiggere le forze malefiche della natura si usava spargere acqua benedetta; per salvare il raccolto si usavano, e si usa ancora, fare le Rogazioni nelle varie capezzagne o nei crocicchi di campagna; in caso di siccità o di continue piogge si faceva “il triduo”, cioè si pregava per tre giorni affinché arrivasse la pioggia o il sole, a seconda delle necessità.

In Lessinia e in Valpolicella, ma anche in altre zone, per allontanare gli spiriti del male era consuetudine, in determinate occasioni, fare rumore con tamburi, campane, urla o come antica tradizione Cimbra sparare con i trombini.

Vi sono poi le tradizioni legate a determinate date del calendario, associate spesso al Santo di quel giorno. Il primo importante evento dell’anno è l’Epifania. Detta anche, nella Bassa Veronese, Pasqueta. La simbologia più diffusa e popolare dell’Epifania è il falò: el bruiel. Era acceso nel tardo pomeriggio-sera, ai limiti di un terreno arato. Ora si fa abitualmente nella piazza centrale dei vari paesi. Era formato da un lungo palo di sostegno attorniato da fasci di sterpaglie, canne di granoturco (canoti) e legna varia. Oggi i bancali e le cassette della frutta la fanno da padrone. Anche se le modalità e le norme di sicurezza del bruiel sono leggermente cambiate rispetto ad una volta i “segni” e le varie interpretazioni sono rimasti invariati.

Dalla direzione del fumo e delle falìe si traevano e si traggono i pronostici per il nuovo anno a venire. Tipico era lanciare in alto un pugno di cenere e osservarne la direzione. Cenere e fumo a matina, saco de farina, cenere e fumo a sera, poco se spera.

Spesso sulla cima del falò veniva legata la vecia, da qui l’espressione brusare la vecia che aveva un significato esorcistico contro le disgrazie che potevano capitare in famiglia e in tutte le attività agricole.

Un’altra data molto importante poco dopo la festa della Befana è il 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, detto anche Sant’Antonio col porsel per distinguerlo da Sant’Antonio da Padova. La sua immagine tipica, appesa sopra tutte le porte delle stalle, è rappresentata nell’intento di benedire gli animali (più precisamente: il cavallo, l’asino, la mucca, la pecora, le galline, le anatre, i conigli) tutti protesi verso di lui in atteggiamento riverente.

Il giorno di S. Antonio è una data molto importante nel lunario contadino: si benediscono le stalle e si celebra il fuoco “domestico”, unendo così la credenza del potere rigenerativo dell’acqua santa e la funzione esorcizzante del fuoco. Veniva anche pregato per dare forza e fertilità alla terra, agli animali, alle donne “ohh sant’Antonio protetore de le done fiape” in quanto figurazioni viventi del grande mistero della vita. Sant’Antonio è conosciuto anche per aiutare e favorire i matrimoni: Sant’Antonio da la barba bianca fame catar quela/o che me manca.

In questo giorno a Sona la tradizione vuole che venga tagliato ed assaggiato con famigliari e amici il salame nuovo detto salamela o mortadela, quello fatto nel mese di dicembre da poco trascorso.

Si continua poi con il 25 gennaio: San Paolo, anzi San Paolo dei Segni. Con la tradizionale Prova de le seole. La notte del Santo si devono mettere sul davanzale della finestra dodici (come i mesi dell’anno) mezze cipolle con sopra qualche granello di sale grosso. Il mattino si potrà osservare i mesi che saranno piovosi (quelli dove si è sciolto il sale) e quelli che saranno siccitosi.

Le Rogazioni. Il rito cristiano consiste nella recita di preghiere di benedizione del raccolto. In corteo il prete e il sacrestano con i fedeli visitavano le campagne fermandosi ai vari crocicchi e capitelli aspergendo i vari raccolti e piante con l’acquasanta. I fedeli, come da tradizione, erigevano degli “altarini” improvvisati con una tovaglia bianca, l’immagine di un Santo, e donavano varie offerte in natura: uova, primizie dell’orto.

Il 24 giugno, San Giovanni Battista, solstizio d’estate. E’ la notte dell’impossibile. In tutta l’Europa, secondo un’antichissima tradizione, si festeggia con l’accensione di fuochi. In questa notte tutto sembra miracoloso, la rugiada ha un grande potere benefico per gli occhi, si possono guarire tutti i vari malanni bagnandoli semplicemente con essa, e per le donne non fertili che devono bagnarsi il corpo rotolandosi su un prato. La tradizione vuole che in questa notte si espongano i vestiti all’esterno, e questi se bagnati dall’umidità della notte, non saranno attaccati dalle tarme.

Anche il mondo vegetale è coinvolto in questo giorno, con l’iperico, detto anche Erba di San Giovanni, con altre erbe si facevano dei mazzetti da appendere all’esterno delle case e delle stalle per tenere lontano il maligno. Per una buona preparazione del liquore “Nocino” è consuetudine raccogliere le noci, non ancora mature, il 24 giugno.

Il 29 giugno invece è SS Pietro e Paolo famoso per la Barca de San Piero. La sera del 28 si deve riempire con acqua una capiente caraffa o brocca in vetro trasparente, mettere una chiara d’uovo e poi mettere il contenitore in mezzo all’erba del giardino, in modo che possa prendere la rugiada della notte. Il giorno seguente la chiara dell’uovo avrà formato una barca con delle vele: vele ampie prevedono sole e tempo asciutto; vele strette pioggia.