Venerdì 7 marzo, nell’aula magna del Liceo Medi di Villanfranca alcune classi hanno avuto il piacere di partecipare ad un incontro organizzato con un autore: Paolo Malaguti. Professore di lettere in un Liceo a Bassano del Grappa, Paolo Malaguti trova piacevolmente anche il tempo per dedicarsi alla scrittura di romanzi, che solitamente ritraggono un protagonista maschile.
Il libro letto dalle nostre classi però disegna, per la prima volta durante l’esperienza dell’autore, una protagonista femminile, Fumana, ed è ambientato in Polesine. Sfogliando le pagine di questo romanzo, i lettori possono osservare l’intero percorso di crescita di Fumana, nome dal cui il libro prende il suo titolo, in un contesto in cui la nebbia accompagna la ragazza come una fedele amica.
Tornando a parlare dell’incontro, alcune studentesse, comprese le sottoscritte, hanno avuto la possibilità di rivolgersi direttamente all’autore con delle domande. Affrontando le diverse tematiche, Paolo Malaguti si è dimostrato disponibile e cordiale nel rispondere in modo esaustivo ai quesiti posti.
Erano evidenti le sue capacità interpersonali di mettere a proprio agio gli studenti e ad intrattenerli nonostante la durata dell’incontro e i diversi interessi della platea. Sebbene gli siano state rivolte domande molto introspettive e di diversi argomenti, l’autore è stato capace di veicolare in modo chiaro il messaggio.
Il pubblico si è dimostrato talmente interessato e coinvolto da rivolgere ulteriori domande all’intervistato, spinti dalla curiosità di conoscere più a fondo ogni particolare del libro che hanno tanto amato. L’incontro si è concluso con la possibilità per gli studenti di partecipare all’atteso firmacopie e con lo scatto di alcune foto dell’autore con le intervistatrici e le professoresse referenti.
Concludiamo con una citazione del libro, particolarmente significativa anche per questo periodo storico: “Le guerre sono come le piene dei fiumi. Arriva l’onda, rompe gli argini, l’acqua invade la campagna. Poi l’acqua rallenta poco per volta, gli argini vengono ricostruiti, ma il fango resta a lungo. E l’impronta della piena sui muri, fin sui mobili, resta ancora più a lungo”.
di Miriam Elefante e Beatrice Felaco.
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