Tra Lugagnano e Caselle, lo strano caso dei Vishu Flama (e del loro terzo disco)

I Vishu Flama sono Matteo, Martino, Emmanuele e Filippo, quattro amici che fanno musica originale ispirandosi al rock’n’roll di tutte le epoche. Il gruppo è attivo dal 2007 e si ritrova a suonare presso il Bellon’s Jazz Pub di Lugagnano. Hanno partecipato ad avvenimenti in tutte le frazioni del nostro Comune, come ad esempio Salti’N’Mente, Referendum Acqua, FIDAS San Giorgio, hanno suonato in locali a Verona e provincia. Hanno già pubblicato tre album, l’ultimo lo scorso dicembre. Come per le altre realtà musicali e artistiche presenti sul nostro territorio, li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro esperienza.

Innanzitutto, che cosa significa Vishu Flama? Perché questo nome?

Il nome è la trascrizione in chiave rock-psichedelica del grido “Vižu Plamja” (vedo fiamme) lanciato da un’astronauta sovietica prima che la sua navicella esplodesse nello spazio. Qualche anno prima di fondare il gruppo Matteo ed io (Martino) lo sentimmo trasmesso da Gianluca Nicoletti durante una puntata di Golem. Ci impressionò immediatamente.

Il vostro rock è trascinante e melodico ma vi scostate dalla lingua tradizionale del genere, l’inglese. Perché?

Abbiamo scelto l’italiano per rendere le canzoni immediatamente comprensibili e cantabili. Riteniamo infatti che ciò che conta sia l’effetto complessivo di musica e voce, che devono saper colpire, essere efficaci, compenetrarsi.

Siete un caso piuttosto strano. Suonate poco in pubblico, eppure i primi due vostri dischi sono stati scelti da Demo su Rai Radio 1 e in un suo recente libro un noto critico musicale nazionale vi ha inseriti tra i migliori gruppi rock italiani degli ultimi 30 anni.

Suoniamo poco dal vivo per mancanza di tempo e di spazi dove farlo. Il Bellon’s rappresenta il nostro covo, è proprio bello suonare lì. I successi di critica fanno sempre piacere!

Avete un vostro sito internet, siete sui social network (Facebook, Twitter e Instagram), vi si può ascoltare su iTunes, YouTube, Spotify. Che idea avete della tecnologia?

L’amiamo! Grazie ad internet la musica oggi non ha confini. Vediamo che le nostre canzoni sono ascoltate e acquistate in giro per il mondo e ciò ci gratifica e spinge ad andare avanti. A occhio l’italiano suona esotico!

Dallo scorso dicembre è disponibile la vostra terza fatica, un album che come gli altri due non ha titolo. Come mai questa scelta?

Il titolo dell’album sta nella grafica della copertina, è la copertina stessa. L’artwork realizzato è di libera interpretazione e ognuno può vederci quello che vuole. Le canzoni di quest’ultimo disco sono senz’altro le più mature e vissute, toccano avvenimenti e situazioni personali.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Stiamo già lavorando sul quarto album. Ci permettiamo il lusso di continuare a fare musica in totale libertà, meglio che possiamo e fino a quando avremo qualcosa da dire.

Grazie alla pubblicazione del terzo album la band è balzata all’undicesimo posto in “classifica alternativa” su iTunes, e ha pubblicato recentemente il video del disco.

Buon ascolto:

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