Tra Eschilo ed Aristofane: La tragedia (annunciata) dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Sona

Una tragedia greca, con dentro Eschilo, Sofocle e pure Euripide. Quello di venerdì 28 aprile non è stata una seduta del consiglio comunale di Sona, l’ultima dell’amministrazione del sindaco Mazzi prima del voto, è stata realmente una tragedia greca.

Non poteva essere diversamente. Soggetto tradizionale della tragedia classica è la caduta di un grande personaggio e questa ultima seduta del consiglio comunale segna proprio la fine di dieci anni di governo incontrastato del sindaco Gianluigi Mazzi. Quindi, a pensarci bene, dopo mesi di dura campagna elettorale tutto era già scritto, doveva solo andare in scena.

Entrando in sala consigliare è subito evidente, palpabile, la grande tensione. Tutti i ruoli (in commedia, appunto) sono abbondantemente saltati. Negli scranni della giunta siedono il sindaco Mazzi, il presidente del consiglio comunale Mattia Leoni, la vicesindaco Monia Cimichella e gli assessori Gianfranco Dalla Valentina e Roberto Merzi. Uno accanto all’altro, mentre nel nuovo disordine creato dalla campagna elettorale navigano divisi in tre schieramenti differenti. Con loro anche l’assessore Gianmichele Bianco, fuori però da ogni gioco elettorale, non si ricandida.

Asimmetrie anche dalle alleanze nuove di zecca – trasversali agli scranni consigliari – che vedono il consigliere di minoranza Edgardo Pesce posizionato ora in squadra con Dalla Valentina o la consigliera sempre di minoranza Antonella Tortella candidata nel gruppo di Busatta, e quindi con Mazzi. Storie tese anche tra i consiglieri di maggioranza, pure loro seduti nelle medesime sedie ma in realtà divisi dalla deflagrazione della maggioranza.

Visi tirati, pochi sorrisi, gestualità appena accennate. Molto di personale, poco di politico in questa serata sonese. I temi in gioco, come vengono rappresentati su questo palco inconsueto, solo quelli universali portati in scena da secoli con Aristofane: la giustizia, l’amicizia e l’inimicizia, la persuasione, il valore, l’onore, l’opportunismo, la morale.

Come nella Medea di Euripide, è il consigliere Paolo Bellotti ad introdurre nel prologo di questa tragedia sonese le note più gravi tra quelle che si sentiranno in questa sofferta seduta. Sono parole forti e dirette quelle che scaglia contro il sindaco Mazzi, immagini durissime che raccontano “di promesse non mantenute e di poca lealtà”. “Oggi la mia fiducia per il sindaco è venuta meno per scelte fatte in totale assenza di trasparenza”, conclude. Espressioni gonfie di amarezza, declinate quasi sottovoce e con sofferta lucidità nel silenzio irreale della sala.

Dopo di lui il coro, che Eschilo vuole stabile in scena ma che – per tradizione – non blocca ne devia il corso dei fatti: commenta l’azione e guida lo spettatore nella comprensione di ciò che accade. Ed è così, come voci differenti dello stesso coro, che intervengono prima il presidente del consiglio Leoni, che perde il filo di ciò che va detto in quella sede e si allarga ben oltre un saluto di fine mandato, poi il consigliere Maurizio Moletta, che lo riprende con veemenza, quindi il consigliere Corrado Busatta, che è anche candidato sindaco e che, quasi timidamente, vuole chiudere dieci anni di lavoro rivendicando quanto di bene è stato fatto.

E’ poi la volta del consigliere Edgardo Pesce che, nel vertiginoso cambio di scene di questa commedia anomala, ribalta il suo solito ruolo di puntuto oppositore per ricordare gli insegnamenti di un ministro socialdemocratico di un’altra era. E per richiamare tutti, con passione quieta, al valore di quello che rappresentano il consiglio comunale e l’impegno in politica. Intervengono anche le consigliere di minoranza Vanna Ghini, che ci tiene a ringraziare veramente tutti, e Antonella Tortella, che sottolinea con orgoglio le direttrici valoriali di quello che è stato il suo impegno su quegli scranni. Dopo di loro il consigliere Beppe Crea e la consigliera Antonella Dal Forno, fermi sulla posizione di rendere al sindaco l’onore delle armi per il grande lavoro svolto.

La voce del coro si sposta quindi sui banchi di Giunta, con la vicesindaco Monia Cimichella, uno dei quattro candidati sindaco alle prossime elezioni, che nomina commossa il fratello Michele “che è stato seduto qui prima di me e che voglio ricordare oggi come ho fatto quando questo consiglio comunale è nato cinque anni fa”. Toni che, invece, nuovamente si infiammano con l’assessore Gianfranco Dalla Valentina, pure lui candidato sindaco, che si rivolge a Leoni con durezza, novello Aiace, ruotando anche il corpo plasticamente verso il presidente del consiglio, che gli sta seduto alle spalle, per guardarlo in faccia rinfacciandogli di aver tenuto con il suo intervento un comportamento poco rispettoso dell’istituzione dove siede.

Dopo l’assessore Roberto Merzi, che ci tiene a sottolineare il suo comportamento personale sempre corretto, leale e lineare, è Gianmichele Bianco a chiudere il coro degli assessori, con una poesia che tiene insieme Borges con Francesco d’Assisi, quasi un richiamo a cieli più alti.

L’esodo, il canto di uscita da questa tragedia, spetta al sindaco Gianluigi Mazzi – al contempo commosso e turbato, iroso e spossato -, che per intervenire indossa la fascia tricolore e decide di non replicare a nessuno, né a chi lo ha attaccato né a chi lo ha lodato. Rivendicando con orgoglio il lavoro fatto in anni straordinariamente complessi, ricordando la terribile emergenza del Covid “quando la pandemia ci ha insegnato che solo lavorando assieme si superano le difficoltà”, ringraziando i tanti con i quali ha lavorato in questi anni, dai dipendenti comunali (ricordati anche da tutti gli interventi precedenti, un segno importante) ai cittadini, dalle associazioni alle altre amministrazioni comunali del territorio. E lodando infine il lavoro del gruppo e di ogni assessore e consigliere, chiamandoli per nome, quasi un richiamo alle responsabilità personali di ciascuno nell’intrigo irrisolvibile di accuse e di difese di questa tragedia oltre il teatro.

“Fare il sindaco è il lavoro più bello del mondo. Lascio questo mio incarico – conclude – con la gioia di aver investito in un progetto che mi ha reso una persona migliore perché ho scoperto che la pazienza, il sacrificio, la determinazione come ingredienti universali per realizzare ogni progetto di vita. Buona vita a tutti”.

E cala definitivamente il sipario.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.