Tra cinema e TV: emozioni e spettacolarizzazione della serie Il Trono di Spade

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Il Trono di Spade è una serie televisiva di genere fantastico, nata come adattamento dell’opus magnum letterario firmata da George R. R. Martin, Cronache del ghiaccio e del fuoco.

La trama si svolge in un mondo immaginario composto sostanzialmente da Westeros, il Continente Occidentale, ed Essos, quello Orientale. Anche la collocazione temporale non è definita e la civilizzazione della società ha i connotati propri dell’età medievale.

La città più grande e importante è Approdo del Re, la capitale dei Sette Regni, presso cui si trova il Trono di Spade, simbolo di potere e comando. Ambito da molti, il Trono diventa oggetto di contese e stratagemmi machiavellici da parte di molte casate nobiliari e dinastie.

Su questo sfondo di intrighi politici, economici, morali e religiosi nel Nord del reame si accende una seria minaccia: un inverno diverso dai precedenti, che risveglia creature leggendarie ed oscure.

Quando si gioca al gioco del trono, o si vince o si muore. Non esistono terre di nessuno.

Giunta alla settima stagione (ci sarà poi un’ottava, l’ultima) la serie televisiva (Game of Thrones è il titolo originale) ha macinato successi su successi ed è una delle più seguite in assoluto, entrando nell’immaginario collettivo.

La saga nata dalla penna di Martin non rispecchia i canoni del fantasy più tradizionale: non si racconta la tradizionale lotta del bene e del male. Il Trono di Spade possiede infatti i caratteri di una storia meramente politica, in cui i personaggi, posti di fronte a scelte ardue e complesse, assumono sfumature di comportamento variabili e talvolta imprevedibili.

La narrazione cinematografica (ma anche e soprattutto quella letteraria) avviene mediante punti di vista differenti sicché agli occhi degli spettatori una stessa situazione può essere oggetto di giudizi diversi.

La sceneggiatura è orizzontale: la trama si sviluppa in più episodi e diverse stagioni. Trama e personaggi sono pertanto ampiamente approfonditi, come anche i punti di vista narrativi e tematici. Il lavoro di sceneggiatura è così minuzioso, dettagliato ed alacremente curato che permette alla serie di compiere un superbo salto qualitativo all’interno del panorama delle offerte televisive.

Il successo crescente e indiscutibile della serie ha permesso ai realizzatori di puntare sempre più in alto il budget di produzione. E uno dei risultati più evidenti è il raggiungimento di effetti visivi efficaci e spettacolari.

Regia e sceneggiatura innalzano il livello qualitativo di Game of Thrones: non conta (più) solo cosa viene raccontato, ma come. Diversi episodi non sono (solo) una semplice visione edonistica da consumare davanti allo schermo del computer o della televisione. Si tratta piuttosto di un’architettura sofisticata di immagini, suoni e ritmo, in grado di far leva sulle emozioni e sulle spettacolarizzazioni delle sequenze narrative.

Citando un’affermazione del celebre regista americano Cristopher Nolan, autore di capolavori assoluti della settima arte tra cui la trilogia del Cavaliere Oscuro, Inception, Interstellar e l’attesissimo Dunkirk, in un’intervista pubblicata su Repubblica lo scorso 10 luglio:

Io credo nell’immersione collettiva e nel formato gigante: non c’è storia tra grande schermo e laptop.

Non è vero che le serie TV stanno uccidendo il cinema. Piuttosto: è un peccato perdere il cinema come esperienza. È un peccato non vedere Il Trono di Spade sul grande schermo. Appunto, al cinema.