Tra calcio, studio e… fidanzate

Qualche minuto, solo pochi istanti per apprezzare un pomeriggio che, nonostante la stagione fredda già inoltrata, si offre luminosa come una giornata di giugno.

Il campo di calcio è lo stesso che ha unito in un solo sogno tante generazioni di ragazzi: il calcio per la vita. Un rettangolo che ha avvicinato anche i ragazzi della classe ’94 dell’AC di Lugagnano facendone la squadra che è ora. Forte, unita, un gruppo quasi in simbiosi.

Incontro due di questi ragazzi, Elia Varotti e Jacopo Disarò, che mi spiegano come un pallone può simboleggiare tante cose, soprattutto positive.

Partiamo con un accenno alle informazioni più superficiali. Quando fate gli allenamenti? E le partite? Rispondono all’unisono: “Allenamento il martedì, giovedì e venerdì, mentre disputiamo le partite alla domenica mattina. Un impegno importante ma gratificante. Il campionato è iniziato da sei giornate e siamo secondi in classifica.”

L’orgoglio è malcelato ma comprensibile. Conversando passiamo alle cose più serie, come i rapporti all’interno della squadra. Da quand’è che si è formato il gruppo della squadra 94? “Circa dieci anni fa. Siamo praticamente partiti assieme, fin dalla categoria dei pulcini.” Ci sono stati nuovi arrivi? “Si sono aggiunti un ragazzo che arriva dal Verona Hellas e uno dal Cadore, che non hanno avuto nessun problema ad integrarsi. E se si può considerare un «arrivo» c’è anche il nuovo mister.”

Segno che evidentemente lo considerano del gruppo. Per quanto riguarda i rapporti interni al gruppo? “Appunto per il fatto che siamo insieme da tanti anni siamo molto legati, ed è giusto riconoscere che è anche grazie ai buonissimi mister che abbiamo avuto negli anni scorsi, che nonostante l’età incontrollabile ci hanno «addomesticati» educandoci ad un rapporto basato sulla sincerità e sulla fiducia reciproca.”

Quindi nessun problema? Neanche con il mister? “Mai, o meglio, mai niente di realmente importante. Ci sono, a volte, delle incomprensioni, ma si risolvono con dei semplici confronti di opinioni.”

Jacopo ed Elia si alternano nel rispondere, mentre affrontiamo il tema della gestione del tempo. Come vivete il rapporto sport-scuola? “Beh, crediamo che un’istruzione sia fondamentale per costruire un futuro nel mondo del lavoro ma non è detto che lo sport, oltre che uno piacevole sfogo ed una passione non possa essere per qualcuno il futuro!” 

E come fate a conciliare allenamenti con lo studio? “La parola d’ordine è organizzazione. Tutto si basa su questa. Magari può capitare una volta di ritrovarsi alla sera tardi a studiare e ci può stare. Qualche volta purtroppo bisogna saper anche rinunciare a dei piccoli divertimenti come le uscite con gli amici, magari non troppo spesso! Lo sport , in fondo, è anche uno sfogo emotivo, un momento in cui stacchi da tutto e da tutti e pensi solo al pallone, e pensiamo che questo aiuti anche lo studio.”

Oltre al calcio ci sono altre attività? “Il gruppo adolescenti al lunedì sera e qualche serata con gli amici. Tutto qui. Non rimane molto altro tempo!” Perché tra tutti gli sport che ci sono avete scelto proprio il calcio? Perché proprio uno sport di squadra? “Crediamo per l’emozione ed il gusto che si prova a vincere insieme. Poi i compagni di squadra sono tutto; una famiglia, una casa… Loro ti danno una pacca sulla spalla quando sbagli clamorosamente, ti sotterrano quando segni e ti sostengono anche nelle «risse» in campo.”

E per concludere voglio metterli in imbarazzo con un’ultima domanda: E fra il calcio e la fidanzata chi scegliereste? Un attimo di riflessione, uno sguardo di intesa ed un sorrisino quindi rispondono in coro: “Ovviamente… il calcio!”.