“Torniamo alle origini”, il neo Presidente dell’AC Lugagnano Giovanni Forlin

L’estate 2011 ha portato una grossa novità nella storica società calcistica dell’AC Lugagnano: dopo moltissimi anni di presidenza della famiglia Dalla Rosa, quasi venticinque anche se non consecutivi, da quest’anno la guida della società passa a Giovanni Forlin (nella foto), che ne diventa il nuovo Presidente.

Incontriamo Forlin nel suo studio di avvocato in centro a Lugagnano, per provare a capire i motivi di questo passaggio e le prospettive della società.

Lei è una figura molto nota nel nostro Comune, provi comunque a presentarsi per chi non la conoscesse. “Sono nato a Lugagnano, cinquant’anni fa, sposato con Maristella con due figli (Ndr. il più piccolo dei quali milita nelle giovanili dell’Hellas Verona). Esercito la professione di Avvocato a Lugagnano”.

Partiamo da un aspetto fondamentale, cosa la lega a doppio filo all’AC Lugagnano? “Da quando avevo sette anni fino a trentatre ho sempre giocato per i colori del Lugagnano, come terzino sinistro e mediano. Terminata l’attività agonistica avrei voluto spendermi come allenatore ma il lavoro non me lo permetteva e quindi sono diventato socio della società. Sono quindi entrato nel Direttivo, dove siedo da circa dieci anni. Con altri amici prestavo servizio al bar dello stadio nel corso delle partite casalinghe della prima squadra. Inoltre, grazie alla mia professione, faccio da supporto alla società per quanto riguarda ricorsi alla giustizia sportiva o pratiche simili. Una vita in gialloblù, quindi”.

Da giocatore lei ha militato nella squadra forse più forte della storia del Lugagnano, quella della salita in Promozione nel 1981 con Mister Apostoli. “E’ sempre difficile parlare di ‘squadra più forte’. Ho iniziato in seconda categoria con Apostoli, che è stato il mio allenatore nel corso di tutta la carriera. Poi siamo passati in Prima e quindi in Promozione. Abbiamo fatto un anno in Promozione nell’81/82 e, tra l’altro, allora la promozione significava giocare in stadi come quello di Bassano, di Rovigo o di Chioggia, dove a guardarci c’erano anche 2000 persone. Poi siamo retrocessi in Prima, dove siamo rimasti sei anni, per tornare ancora in Promozione nel 1988. Gli ultimi tre anni della mia carriera – conclude Forlin – li ho quindi giocati in Eccellenza. Sono stati anni calcisticamente esaltanti, non è possibile negarlo”.

Qualche anno fa il Baco aveva intervistato due autentici monumenti del calcio di Lugagnano, Giovanni Perina e Antonio Mazzi, e questi l’avevano indicata come uno dei giocatori più forti dell’intera storia dell’AC Lugagnano. Lei quali ritiene i più forti in assoluto tra quelli con cui ha giocato? “Sicuramente i due fratelli Bendinelli, Leonardo e Raffaello. Ho giocato con tantissimi giocatori validi, ma forti come loro due nessun altro. Soprattutto Raffaello secondo me avrebbe meritato palcoscenici da professionisti”.

A questo punto la domanda è scontata, ma lo è anche la risposta: e l’allenatore migliore con cui ha lavorato? “Giancarlo Apostoli ovviamente. Per quello che ha fatto come allenatore, per quello che ha fatto per la società, per quanto conosceva il calcio e per quello che ha fatto come uomo. Vorrei sottolineare un aspetto di Apostoli che forse non tutti conoscono: aveva un vero fiuto nel riconoscere i giovani talenti. Pensi all’acquisto di Cossato, che ha militato nel Lugagnano e poi è finito in Serie A. E a suo tempo aveva anche acquistato un giovanissimo Cristiano Doni, che poi ha fatto la carriera che tutti sappiamo”.

Recentemente l’Amministrazione Comunale ha intitolato proprio ad Apostoli il campo di via Marconi. “Si, è una cosa per la quale da anni ci siamo spesi moltissimo io e l’amico Raffaele Tomelleri, e finalmente ci siamo riusciti anche se siamo ancora in attesa della cerimonia ufficiale”.

E ora arriviamo a lei, che dopo ottant’anni di vita della società si siede sulla poltrona da Presidente. Ci spiega il percorso che l’ha portata a questa scelta? Abbiamo chiuso la stagione con la Presidenza di Andrea Dalla Rosa e la riapriamo con lei. In mezzo cosa ci sta? “Questo passaggio è il frutto di quanto è successo sia nello scorso anno che nell’anno precedente. Si sono verificati una serie di gravi problemi economici che hanno messo praticamente in ginocchio la società. Problemi che sono stati risolti da Angelo Dalla Rosa, papà di Andrea, che è stato lo storico presidente del Lugagnano fin dal 1985, con l’importante parentesi della Presidenza di Luigi Residori. Angelo Dalla Rosa è intervenuto ripianando la situazione economica ma poi ha deciso di passare la mano. Al suo posto è rimasto il figlio. Andrea garantiva i conti della Società assieme ad altre quattro persone: Massimo Gasparato, Marco Costa, Giampaolo Campedelli e Roberto Spada. Questo lo scorso anno”.

Il Presidente dell'AC Lugagnano Giovanni ForlinE poi? “Poi in primavera mi arriva una telefonata che mi dice ‘Andrea Dalla Rosa si è dimesso’. Marco Costa, che era Vicepresidente, non si dice disponibile a subentrare come Presidente, e quindi si chiede a me di assumere questo ruolo. Anche perché c’era un problema di tempistica in quanto entro il primo giugno andava presentato in Federazione l’organigramma definitivo della Società. In più, mi dissero, ‘tu sei una figura molto nota e apprezzata in paese, sei la persona giusta per cercare di sanare questa frattura e assumere un ruolo di garanzia’. Ci ho pensato qualche giorno, anche alla luce dei molti impegni lavorativi e per il ruolo di Consigliere Comunale di minoranza che ricopro, e poi ho accettato, per senso di responsabilità verso la società”.

Quindi il suo ruolo non è quello del classico patron, è più una figura di Presidente operativo, alla Galliani per capirsi.

E qui Giovanni Forlin, noto interista, quasi si fa il segno della croce “no no, Galliani no per favore, lasciamolo stare. Comunque sì, il mio è un ruolo di garanzia, per gestire questa importante fase di transizione. Inoltre ho accettato anche per una novità fondamentale, il ritorno in società, a coprire l’uscita di Andrea Dalla Rosa, di Luigi Residori e Claudio Panarotto, con i quali ho un rapporto di grande stima e amicizia, e che assicurano anche un importante apporto economico. Due ritorni importanti che si affiancano nel garantire i conti della società a Massimo Gasparato, Giampaolo Campedelli – che è il nuovo Vicepresidente – Marco Costa e Roberto Spada”.

Sull’ultimo Baco l’allenatore della prima squadra Massimo Gasparato faceva intuire che alla base della rottura con Dalla Rosa ci fosse una diversa visione degli obiettivi della società.

“Sulle dinamiche che hanno portato a quella rottura e alle dimissioni – risponde Forlin un po’ titubante preferirei non entrare. Forse sarebbe il caso di sentire direttamente i due interessati: Andrea Dalla Rosa appunto e Massimo Gasparato. Io ho parlato con entrambi ovviamente e le versioni, non serve dirlo, sono differenti. La realtà concreta era che o restava in società Dalla Rosa e se ne andavano Gasparato, Campedelli, Costa e Spada, oppure se ne andava Dalla Rosa e restavano gli altri quattro, come è stato”.

A seguito di questa rottura una parte della Prima Squadra ha lasciato la società: come si imposta una nuova stagione?

“E’ vero che alcuni se ne sono andati. C’è da dire che qualcuno sarebbe andato via comunque e altri sono stati acquistati da squadre che fanno campionati più prestigiosi. Anche economicamente non siamo più in grado, e nemmeno vogliamo farlo, di garantire stipendi come quelli che pagano società anche territorialmente vicine a noi. Si arriva a parlare di 1500 euro al mese, cifre secondo noi fuori mercato. La nostra Prima Squadra è stata rinnovata, in parte ringiovanita, e moltissimi dei giovani entrati nella rosa della prima squadra vengono dal nostro vivaio – aggiunge Forlin con evidente soddisfazione -. Un vivaio che, va ricordato, rimane uno dei primissimi dell’intera provincia di Verona, con più di 160 ragazzi. Anche perché quest’anno per la prima squadra, ed è una bella novità, c’è l’obbligo di far scendere in campo sempre un 1993 e un 1994. L’idea quindi è quella di portare più ragazzi possibili dal settore giovanile alla Prima Squadra, anche perché ormai i costi di gestione di una società di calcio sono insostenibili”.

Chi ha condotto la campagna acquisti? “Giampaolo Campedelli assieme a Claudio Panarotto, con l’ottica di fare un buon campionato da vivere senza troppi affanni”. Campedelli, una figura che appare avere un grosso peso in società, addirittura quale Vicepresidente, ma che in effetti nessuno conosce. “E’ vero, è poco conosciuto anche perché non abita nel nostro Comune, ma è una persona molto competente, che da sempre gravita nel mondo del calcio”.

Domanda provocatoria: ma vista la situazione economica generale non sarebbe pensabile allestire squadre giovanili ed una prima squadra di soli giocatori residenti a Lugagnano? Rischiando pure di perdere la categoria e puntando su una dimensione solo locale, sicuramente più economica e che magari legherebbe maggiormente il paese alla squadra?

“Tutto si può fare, è una questione di scelte. Riteniamo che evitare di rinforzare le nostre squadre con alcuni innesti dall’esterno rischierebbe, appunto, di farci perdere categorie e questo alla lunga potrebbe impoverire tutto il nostro movimento, anche perché a quel punto forse sarebbero i nostri stessi giovani ad andare a giocare in altre società più quotate. Ma, ripeto, è tutta una questione di scelte”.

Qual è stata la sua prima iniziativa dopo la nomina a Presidente?

“Ho convocato tutte le persone che negli scorsi anni a vario titolo hanno fatto parte dell’AC Lugagnano per rilanciare il progetto, tornare allo spirito storico del Lugagnano, rimotivare tutti per far capire che la Società è veramente di tutti. E mi sembra di aver avuto una buona risposta, stiamo cercando di tesserare i nuovi soci e per eleggere il nuovo Direttivo che affiancherà chi guida la società. Perché se c’è volontariato e disponibilità ad un servizio anche nella gratuità la società può andare avanti, altrimenti diventa un vero problema. Le cose da fare sono veramente tante e le persone che nell’ultimo periodo si sono allontanate sono un patrimonio da recuperare”.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.