“Tolo Tolo”, di Checco Zalone. Si ride meno, ma meglio

Trama e Recensione

Pierfrancesco, detto Checco, Zalone è un piccolo e visionario imprenditore pugliese originario di Spinazzola in Puglia. Dopo aver visto la nascita e la quasi immediata chiusura del suo ristorante giapponese “Murgia & Sushi” a causa di debiti non pagati e di un fisco opprimente, Checco fugge da parenti, Erario e creditori presso un villaggio turistico in Kenya, dove lavora come cameriere.

Anche lì, tuttavia, il paradiso terrestre (e fiscale) non è destinato a perdurare a causa della guerra. Unitosi a un gruppo di migranti, Checco affronterà un viaggio per il deserto e per il mare.

Per Luca Medici, in arte Checco Zalone, Tolo Tolo è il quinto film da protagonista, primo da regista. Infatti, la storica collaborazione con Gennaro Nunziante è un capitolo passato, e la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Paolo Virzì e da Zalone stesso, al quale sono state affidate le redini della regia del film.

Tolo Tolo è una commedia diversa rispetto ai quattro film precedenti con protagonista il comico pugliese: qui l’obiettivo primario non è generare la risata dello spettatore né creare il clima farsesco simile a quello già visto in Quo vado? e negli altri film, ma sensibilizzare il pubblico a un tema oggi complesso, controverso e sensibile: l’immigrazione.

È riuscito nel suo intento? Assolutamente sì, ma a modo suo.

La locandina del film

Il primo elemento è stato l’abbattimento del muro del politicamente corretto, dimostrando che si può fare un film sull’immigrazione senza essere moralisti e che è possibile creare situazioni narrative grottesche e surreali, ma allo stesso tempo edulcorate e ricche (non ricchissime) d’ironia e satira.

Attraverso ciò Checco non risparmia nessuno: l’italiano medio, il giornalista radical chic, il politico di turno (“assomiglia a Conte, ha il curriculum di Di Maio e parla come Salvini”, per usare le parole del regista) e l’africano in viaggio verso un Paese migliore sono vittime della sua satira; inoltre, la sceneggiatura fugge dalle consuete etichette che oggi i media e la politica attribuiscono a destra e a manca, e non mette in chiaro chi tra i protagonisti è il buono e chi il cattivo.

Anche il pubblico è stato tratto in inganno: Zalone, che sa fare satira e conosce il funzionamento sui mezzi di comunicazione odierni, ha diffuso un trailer (visibile alla fine della recensione) che è tutt’altro rispetto al film, ma in grado di catalizzare l’attenzione sulla sua opera cinematografica e confondere le acque su eventuali orientamenti politici.

Il secondo elemento è la comicità: si sorride molto, si ride meno, ma meglio. I momenti migliori sono quelli in cui Checco domina la scena con la maschera del suo celebre personaggio, l’italiano medio. Inoltre, proprio per la tematica delicata altre battute risultano decisamente più spiazzanti, scorrette, sottili e graffianti. Qualcuna di primo acchito è fuori luogo e può lasciare interdetto il pubblico più sensibile, ma si tratta di provocazioni che giocano sul confine tra commozione e ilarità, tra lo scontato buonismo e il sarcasmo più cinico.

Che questo secondo fattore piaccia è soggettivo, la risata non è sempre uguale per tutti, ma è un cinema che funziona in quanto, pur mantenendosi super partes – anzi, prendendo più volte posizioni diverse – fa discutere e riflettere il pubblico di tutti gli orientamenti politici.

Terzo elemento: il finale. Sulle note della canzone La cicogna strabica Zalone spiazza il pubblico per l’ultima volta e chiude il film cambiando registro e genere. L’animazione in stile disneyano non ha l’obiettivo di sminuire il tema dell’immigrazione trattato durante il film, ma è una metafora della farsa con cui la contemporaneità (i media, la politica, la gente comune e la gente comune in politica) si occupa e discute dell’immigrazione.

Un bel messaggio, infine, che non emerge con forza, ma che traspare se si legge tra le righe, è l’umanità. Un valore che non incasella il film né a destra né a sinistra in quanto valore universale.

Postilla finale: “Tolo Tolo” in realtà significa “solo solo”, ed è un’espressione che ha pronunciato il personaggio Doudou, un bambino africano con uno sguardo tenerissimo, a Checco mentre imparava a nuotare, tenendosi a galla da solo. Una scena affascinante e bellissima.

La Scheda

“Tolo Tolo”, regia di Checco Zalone, 2020

La Valutazione

3,5 stelle di 5

Il trailer

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

Related posts