“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane, ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate”, così recitava Giudizi universali, poesia fatta a canzone nel 1997 da Samuele Bersani e che incapsula il weekend magiaro di fine luglio in una bolla di promesse non mantenute, dichiarazioni senza senso e regolamenti che oscillano tra il bacchettone e il dittatoriale.
News della settimana:
Angeli: le coincidenze temporali sono talvolta pesantemente tristi e la coppia luglio-Spa ne è purtroppo carica all’inverosimile. Il 17 luglio 2015, dopo nove mesi di battaglia silente in coma, l’astro nascente Jules Bianchi si spegne per sempre. Jules, che sognava la Ferrari e che già pregustava il grande salto nel Rosso, che vinceva il vincibile sin dai kart, che faceva da mentore al suo quasi gemellino Charles Leclerc (che ne è in pieno il suo erede spirituale), che portava a punti anche un calesse quale era la Marussia del 2014 ma che la pioggia infame ha fatto immolare a Suzuka contro una ruspa lo stesso anno. Seppure quello di Jules sia l’ultimo incidente fatale in F1 – e ad ogni gara si prega che sia l’ultimo per sempre – purtroppo non sono state le ultime lacrime quelle versate per lui: proprio a Spa il 31 Agosto 2019 Anthoine Hubert, pilota di F2 e amico fraterno di Pierre Gasly e Charles Leclerc, rimane vittima di un devastante incidente al Radillon. Charles lo omaggerà il giorno successivo dedicandogli la sua storica prima vittoria.
Sempre Spa non ha pietà nemmeno per chi, ancora più giovane, corre per scalare le categorie: il primo luglio 2023 l’olandese Dilano van t’Hoff perde la vita sul rettilineo Kemmel in una gara di F3 Regional. L’imponderabile, ahinoi, non si può controllare. Quello che è certo è che le tragiche morti di questi giovanissimi hanno contribuito a far avanzare la ricerca nel campo della sicurezza per rendere il motorsport, per quanto possibile, sempre meno pericoloso. Ecco perché alziamo il sopracciglio e la voce quando assistiamo a delle gravi mancanze da parte di FIA o chi per essa, siano esse in forma di bandiere errate o di ruspe in pista (magari quello del 2014 fosse stato l’ultimo caso. Sempre a Suzuka nel 2022 Gasly quasi ci finisce sotto).
Rifiuto l’offerta e vado avanti: un fondo finanziario emiratino ha presentato tre miliardi di motivi per acquistare Racing Bulls o, come mi piace chiamarli, “i fantini faentini”. I proprietari, Red Bull, hanno prontamente risposto loro di andare a farsi una lattina della celebre bibita (e meno male, visto l’attuale momento d’oro della fu Minardi-Toro Rosso-AlphaTauri).
C’è qualcosa che non va: Mercedes ha riconosciuto che la monoposto di George Russell si è comportata in maniera anomala a Spa, visto che la sua batteria si scaricava troppo in fretta (la qual cosa avrebbe contribuito all’incidente con Lewis Hamilton). Un codice errato nella centralina della power unit, infatti, faceva erogare tutta l’energia della batteria nella prima parte del giro, arrivando al rettilineo finale a secco. Non mi stancherò mai di ribadirlo: sempre sia maledetto chiunque abbia voluto introdurre l’ibrido in F1 dal 2014, vera morte di questo sport in nome – al tempo – di seghe mentali sull’“ecologia”.
Malesia, provincia di Bahrain: è ufficiale, dopo una serie di tira e molla che definire infinita sarebbe riduttivo, il Gran Premio di Bahrain a ottobre si farà… a Sepang, in Malesia, a seimila chilometri di distanza! Questo significa due cose: che dopo nove anni la F1 ritorna in un circuito ingiustamente abbandonato e che in Liberty Media si divertono a pigliarci per deficienti, visto che recherà la dicitura “Formula 1 Gulf Air Bahrein Grand Prix in Malaysia”. Chiamarlo semplicemente “Malaysia Gran Prix” era troppo offensivo nei confronti di chi ha già aperto un mutuo – che non verrà rimborsato, ovviamente – per il Bahrain?
Venerdì 24, prove libere. FP1: sandwich rosso-blu tra Leclerc, Verstappen e Hamilton. Antonelli cede la sua vettura a Frederik Vesti per la sua rookie session. FP2: le Rosse la fanno da padrone con Hamilton e Leclerc davanti a Norris anche in FP2 e il solo motivo per cui non si vede Antonelli nelle vicinanze è perché ha preferito testare il passo gara, che è mega. Franco Colapinto sbatte a muro e ci sono i primi segnali di risurrezione anche per Aston Martin (anche se a Lance Stroll cede la sospensione). FP3: la McLaren di Norris sembra risorta come la Fenice e rimane davanti ad Hamilton e Antonelli.
Sabato 26, qualifiche. Q1: Aston Martin sembra migliorata abbastanza per mostrare quanto siano dei veri cancelli le Williams di Carlos Sainz e Alex Albon. Avranno ancora il motore “non ADUO” ma un triplo settore fucsia da parte di Fernando Alonso non lo vedevamo probabilmente dal 2023, così come un miracoloso accesso al Q2. Lando Norris inizia definitivamente la sua costante ascesa del weekend. Q2: di nuovo Norris a dettare legge, Isack Hadjar finisce in testacoda e Leclerc rischia (di nuovo) di infrangere la bandiera gialla, ma fortunatamente non succede. In molti piloti tra cui Antonelli si vedono i tempi cancellati a causa di quella assoluta presa in giro che sono i track limits.
Lo so, la bandiera di prima non è stata abbastanza drammatica, quindi eccovi nel Q3 un nuovo episodio de “La bandiera in giallo”: ultimo tentativo per tutti, Verstappen finisce in testacoda – ma va? – bandiera gialla singola, Kimi Antonelli alza il piede nel micro settore ma non abbastanza secondo i gusti contorti della FIA e questo gli costerà tre posizioni. Nel contempo Lewis Hamilton non viene avvisato dell’imminente giro lanciato di Oscar Piastri e gli causa un impeding, saranno tre posizioni in più anche per lui. Non vi basta? E allora vi offro un George Russell al quale il motore abbandona la vita terrena e un’inaspettata – ma non troppo – pole position di Lando Norris che, pur avendo alzato sufficientemente il piede per la bandiera gialla, lima dodici millesimi dal tempo di Hamilton. Un fulmine, complimenti!
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeGriglia di partenza: Norris, Leclerc, Piastri, Verstappen, Hamilton, Russell, Antonelli, Hadjar, Lindblad, Hülkenberg, Lawson, Gasly, Colapinto, Bortoleto, Ocon, Alonso, Bearman, Sainz, Albon, Stroll, Bottas e Pérez.
Momentino F2: Gabriele Minì vincitore della Sprint Race sabatina davanti a Dino Beganovic e Laurens Van Hoepen. Pessimo errore di Nikola Tsolov che tenta un sorpasso kamikaze in curva 1 ma finisce per cannonare Sebastian Montoya, che stava conducendo un’ottima gara. Ultra commosso Noel León per la sua meritatissima prima vittoria nella Feature Race domenicale, conclusa davanti a Kush Maini e Rafael Camara. Solo nono Minì.
Domenica 26, giornata di gara: Norris e Piastri partono molto bene e vengono seguiti a ruota da Verstappen e Hamilton, che hanno messo a sandwich Leclerc, mai partito così male. Stesso discorso per Russell, vittima dell’anti-stallo che gli ha compromesso la gara facendolo piombare in fondo alla griglia. Anche se Hamilton tenta il sorpasso alla… Hamilton – gli hanno appena dedicato una curva del tracciato magiaro – Verstappen già vola via. Hamilton lo passa pochi giri dopo in seguito al pit stop dell’olandese, ed ecco che arriva il capolavoro del giro 16: Verstappen prende la scia di Lawson e si catapulta verso l’interno di curva 1, sorprendendo totalmente Hamilton e, soprattutto, senza cannonarlo come Tsolov su Montoya in F2.
Dopo il sedicesimo giro anche Piastri, Leclerc e Norris effettuano il loro pit stop e Antonelli passa in testa. Russell, invece, effettua un cambio gomme lento ed esce dietro Bortoleto mentre Norris finisce improvvisamente lungo e perde tempo. Piastri viene fatto entrare ai box al giro 34 ma incontra un primo segnale del destino pochi giri più tardi nella forma di Sainz sulla Williams che dovrebbe essere doppiata ma il madrileno decide che i continui segnali della bandiera blu non gli impediranno di lottare per la penultima posizione con Stroll. Nel fare ciò, colpisce piuttosto forte la ruota anteriore destra di Piastri in procinto di doppiarlo. Oscar sappiamo che non è solito esternare troppo le emozioni ma, tra l’impeding di Hamilton in qualifica e questa manovra folle di Sainz, in Ungheria non le manda a dire a nessuno, specialmente a Carlos.
Giro 41, Verstappen effettua il pit stop ed esce davanti Leclerc che viene notato pochi giri dopo per una presunta infrazione – fortunatamente decaduta – di bandiera gialla causata da Ollie Bearman, finito fuori pista e rientrato peggio ancora tagliando la pista, che riceverà penalità per aver ignorato le bandiere blu. Norris, intanto, cerca l’incrocio con Antonelli e passa in testa. Dopo i freni di Valtteri Bottas che prendono fuoco, anche Checo Pérez si vede costretto a ritirare la sua Cadillac per lo sterzo compromesso da un contatto. Il colpo di scena assoluto arriva però al giro 56: Piastri si blocca, il suo cambio è completamente andato, l’ultima coltellata al suo weekend di sfiga. Norris, Leclerc e Hamilton cambiano le gomme e quest’ultimo viene immediatamente investigato (e penalizzato a fine gara di 5 secondi) per aver superato il limite di velocità in pit lane. Di quanto chiedete? Di ben 0,1 km/h… Zero-virgola-uno, normale chiedersi come Lewis stesso se ce l’hanno con lui (“Me ne stanno dando in continuazione”).
Al giro 63 assistiamo ad un’altra costante di questa gara: i doppiati, più specificatamente i doppiati che non ricevono segnali dai box che devono lasciare spazio alle macchine doppiatrici e che scatenano i furiosi improperi in radio di mezza griglia. Questa gara, che sembra essere nata con il solo scopo di fare infuriare chiunque ne abbia preso parte e non (il cosiddetto ragebait), giunge alla conclusione con la vittoria meritata di Lando Norris, nel suo primo weekend non in salita dell’anno.
Ordine d’arrivo: Norris, Verstappen, Antonelli, Leclerc, Hamilton, Hadjar, Russell, Lawson, Hülkenberg, Lindblad, Bortoleto, Gasly, Stroll, Alonso, Colapinto, Ocon, Albon, Sainz e Bearman. Fuori Piastri, Pérez e Bottas.
Menzioni d’onore:
1 – Norris: niente da dire, il suo passo in Ungheria era qualcosa di impossibile per tutti, riuscendo ad arrivare anche ad Antonelli. Ha dato una pennellata di arancione alla striscia finora solo nerargento-rossa di vittorie, ricordandoci che, alla fine, il numero 1 lo indossa il musetto della sua McLaren. Certo è che 91 punti di distanza da Kimi non sono bruscoli e gli altri non se ne stanno certo a guardare.
2 – Verstappen: sorpasso, basterebbe questa parola. Max Verstappen ha aggiunto una nuova pagina al libro dei sorpassi più epici della massima Formula. Non è stato un weekend facile, il testacoda in qualifica non è mancato neanche stavolta e i doppiati in gara lo hanno mandato in bestia, tant’è che manco lui sapeva come ha fatto ad arrivare secondo. Max, non dimenticarti che non sei esattamente l’ultimo dei cretini, quei quattro mondiali sul CV lo testimoniano.
3 – Antonelli: completa il podio magiaro e pure il mio personale proprio il burdél, l’unico che poteva battagliare alla pari col passo di Lando e lasciarsi alle spalle tutti gli altri, anche coi doppiati in mezzo ai copertoni. La maledizione della bandiera in giallo stavolta ha colpito lui e i track limits sono ancora tanti (riceverà sempre comunque la solidarietà collettiva, perché anche se ti capita di tagliare una curva comunque perderai tempo lo stesso sulla ghiaia), ma i punti ci sono e sono tanti. E questo è bello. Molto.
Premio “Nontiscordardimé”:
1 – Hülkenberg, che ha finalmente concluso una gara in Audi a punti anziché ai box.
2 – Aston Martin: P13 e P14, di certo non straordinari o portatori di punti ma, considerando che sono arrivati a fine gara integri entrambi e che in qualifica abbiamo viso persino dei settori fucsia (da Alonso) c’è da stare no contenti, di più. Ora ci vorrebbe proprio un bel motorozzo…
Pillole del disonore:
1 – Ferrari: cos’è successo? Il decrescendo è stato decisamente violento, un angolo così acuto che quasi diventa nullo. Dai, in libere inarrivabili, in qualifica un passo folle ma Hamilton fa quella cappella con Piastri, alla domenica Leclerc quasi non parte neanche e ad Hamilton viene lanciato un altro tir di penalità perché sì, poi i cambi gomma inefficienti e, ciliegina sulla torta, la mancata comunicazione a Charles di stare a più di 5 secondi da Lewis nel finale (cosa che avrebbe concesso al britannico di rimanere quarto e guadagnare più punti che, in ottica mondiale, sarebbero serviti visto che dietro ad Antonelli c’è lui).
2 – Sainz: Carlos è sempre diplomaticamente fumino quando qualcosa della condotta degli altri piloti non gli garba ma stavolta decide di fregarsene di tutto e tutti (e di tutte le bandiere blu) e fa letteralmente quello che vuole lui, andando a compromettere la gara di Piastri, che lottava per il podio. Una scivolata sicuramente, anche dettata da una Williams degna della Ferrari SF-25 ma, da un pilota sempre corretto come è lui, è una scivolata con stridio.
3 – FIA: bandiere gialle, track limits e meno di 0.1 km/h di tolleranza. Non serve dire altro.
E ora vacanze per tutti, la Formula 1 si ferma e si ritorna in pista il 23 agosto a Zandvoort, in Olanda. Buona estate!
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