Terremoto: la paura come risposta del nostro organismo

Quanto spavento… Mi sono svegliato terrorizzato… Che paura! Nei giorni del terremoto tutti noi ci siamo trovati a dire, o a sentir dire, frasi di questo tipo.

Ma cos’è la paura? La paura è una delle emozioni di base dell’uomo. È un prodotto dell’evoluzione, ed ha un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza: una specie animale che non fosse in grado di provare paura non saprebbe accorgersi immediatamente dei pericoli, non potrebbe reagirvi prontamente e farebbe quindi rapidamente una brutta fine: aver paura dunque conviene. Non ci credete?

Provate a pensare un attimo di trovarvi in questa situazione: state attraversando la strada, quando improvvisamente sbuca una macchina che procede a grande velocità ed è a pochi metri da voi. Vi spaventate e correte verso il marciapiede: la paura vi ha salvato la vita! Prima ancora che iniziaste a correre, il vostro cervello ha infatti avvertito il pericolo e ha attivato il sistema nervoso autonomo, il quale ha iniziato a rilasciare adrenalina. L’adrenalina provoca la cosiddetta risposta di “attacco o fuga” (“fight or flight” in inglese): l’organismo si attiva, come dice l’espressione stessa, per reagire al pericolo attaccando o fuggendo, a seconda del tipo di pericolo.

In entrambi i casi l’organismo si prepara nello stesso modo: il respiro si fa più frequente, le narici e i polmoni si espandono, aumentando la quantità di ossigeno disponibile per i muscoli. Il battito cardiaco e la pressione arteriosa aumentano, in modo da trasportare più velocemente l’ossigeno ai muscoli. Il sangue, carico di ossigeno, è dirottato ai muscoli, in particolare a quelli degli arti superiori o inferiori (che sono quelli che devono essere usati, appunto, in caso di attacco o di fuga).

L’organismo, in questo momento, ha come unico obiettivo quello di sopravvivere, attaccando o fuggendo, e concentra tutti i suoi sforzi su questo obiettivo, tralasciando cose che sono momentaneamente meno importanti: si blocca la digestione (ecco il famoso “nodo allo stomaco” e l’assenza di salivazione, la “bocca secca”) e il sangue defluisce dal viso (ecco che si può diventare “bianchi di paura”). Il corpo si surriscalda e iniziamo a sudare.

Se la reazione che abbiamo appena descritto viene sperimentata in seguito, per esempio, ad un terremoto, o se (riprendendo il primo esempio) una macchina sta sbandando e ci sta venendo addosso, o se un cane feroce ci sta inseguendo, tutti saremo assolutamente d’accordo a definirla paura, a trovarla del tutto comprensibile e naturale e a non fare niente per eliminarla.

Ma se la stessa reazione viene sperimentata, per esempio, anche nei giorni successivi al terremoto e a causa di questa non si riesce più a dormire (oppure, facendo degli esempi diversi, se si deve salire su un ascensore, prendere un aereo, guidare in autostrada, far uscire un uccellino che è entrato per sbaglio in casa, invitare a cena una ragazza, chiedere l’aumento di stipendio al capo… e l’elenco potrebbe continuare) allora il pericolo non è reale, ma solamente percepito. La maggior parte delle persone non proverebbe paura in quella situazione: non si parla più, quindi, di paura, ma di ansia.

Chi soffre di ansia la percepisce come eccessiva, negativa, e desidera liberarsene… ma questa è un’altra storia.