TAV a Sona: un incontro ha spiegato le modalità di esproprio. Molte le preoccupazioni sul territorio

Dopo lo scandalo Incalza e le dimissioni del ministro Lupi, il Governo inciampa ancora in tema di grandi infrastrutture: il Documento di Economia e Finanza proposto da Renzi è stato bocciato dalla Corte dei Conti.

L’attuale premier ha infatti promesso un “tesoretto” inesistente (LEGGI QUI IL SERVIZIO DE IL SOLE24ORE), e questo tanto decantato Def non si mostrerebbe sostenibile “in assenza di interventi profondi, capaci di rialzare le dinamiche della produttività totale dei fattori”.

Nel programma relativo alle infrastrutture approvato con il Def la fetta di investimenti più grossa spetta alle ferrovie, che si accaparrano ben 15 miliardi di risorse pubbliche già provviste di copertura finanziaria (il 36,5% della torta). Manco a dirlo, il grosso degli investimenti viene destinato alla Tav: la Torino-Lione (2,5 miliardi), seguita a ruota dalla Brescia-Verona (quella che interessa Sona), dalla Treviglio-Brescia e dalla Verona-Padova.

Un approfondimento sulle modalità e le tempistiche con cui quest’opera attraverserà il nostro territorio è stato tenuto mercoledì 10 giugno in Sala consiliare a Sona dal Consorzio Nazionale Espropriati che ha incontrato oltre cinquanta espropriandi.

Presenti la presidente Marinella D’Aurizio, il responsabile estimatore Pierluigi Carnevaletti e l’agronomo Giangiacomo Sarzi Braga.

Il Consorzio è un organismo apolitico e senza fine di lucro finalizzato alla tutela dei soggetti che subiscono espropriazioni o limitazioni del diritto di proprietà per causa di pubblica utilità.

Com’è stato più volte sottolineato durante l’incontro, la Tav ha procedure di esproprio particolari e distinte da tutti gli altri casi; una volta ricevuto il via libera dal CIPE, l’ente espropriante, Cepav Due, effettuerà uno stato di consistenza dei lavori e contatterà ogni singolo privato interessato all’esproprio.

Qui si apre la fase di trattative sulla congruità dell’indennità: sostanzialmente si tratta di firmare il protocollo d’intesa predisposto dalle varie associazioni di categoria oppure, o percorrere la strada della terna tecnica in caso di disaccordo sull’indennità proposta.

Il primo caso prevede l’accettazione dell’indennità così come proposta dall’ente espropriante e la rinuncia a qualsiasi tipo di contenzioso legale; nel secondo si chiede la nomina di un CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) che in contradditorio con i consulenti di parte tenta di arrivare a una giusta soluzione. Qualora non si percorra nessuna di queste strade tra il contenzioso con l’ente espropriante potrebbe durare molto tempo in quanto sarà necessario percorrere tutti i gradi del contenzioso legale: Appello e Cassazione.

La Riforma Costituzionale 181/2011 recita: “l’indennizzo dev’essere calcolato in base al valore venale del bene e/o dei danni conseguenti”. Durante la serata è stato più volte sottolineato di “fare fronte comune e difendere attivamente la propria proprietà, dato che ogni immobile, terreno o fabbricato abitativo che sia, è unico, e, pertanto, è opportuno che sia specificamente valutato.

I tempi di esproprio e il calcolo dell’indennità possono durare anni, e tutto dipende dalla pubblicazione dei decreti ministeriali.

Se delle grandi opere proposte dalla legge obiettivo n. 443/2001 è stato realizzato (solo) l’8% in quattordici anni, c’è quindi solo da sperare che i lavori per la TAV, una volta iniziati, vengano portati a termine nelle modalità più giuste ed eque. E in fretta.