TAV a Sona, ma i soldi per realizzarla ci sono o non ci sono?

Come ormai tutti sanno anche a Sona, ha ripreso il suo iter – dopo dieci anni di stallo assoluto – il progetto per la realizzazione della ferrovia ad Alta Velocità tra Milano e Verona.

Nelle scorse settimane CEPAV Due, – Consorzio Eni Per l’Alta Velocità Due, contraente generale di ENI per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Milano-Verona, ha fatto pervenire in Comune a Sona una montagna di documentazione tecnica inerente il passaggio della linea sul nostro territorio, e si è subito aperta la corsa per presentare le osservazioni al Piano nel tempo utile (entro il 6 di novembre) al fine di limitarne l’impatto.

Nel frattempo l’Amministrazione Comunale di Sona ha tenuto due serate pubbliche sul territorio per spiegare cosa sta accadendo. La prima a Lugagnano lo scorso 15 ottobre e la seconda ieri a San Giorgio in Salici. Entrambe le occasioni hanno visto una partecipazione massiccia di cittadini, a testimonianza di come il tema sia sentito proprio per l’impatto fortissimo che avrà sul nostro territorio.

Ma il grande tema ora sul piatto è anche un altro. La realizzazione dell’opera ha costi faraonici, e la domanda che ci si fa è: ma i soldi per realizzarla esistono? Oppure il rischio è quello di iniziare i lavori, aprire i grandi cantieri – tutti superiori ai cinquantamila metri quadrati – che sono previsti anche sul nostro territorio (due a San Giorgio e due a Lugagnano, uno dei quali a sud delle ferrovia in territorio di Sommacampagna) per poi doversi fermare?

Sul tema del finanziamento economico dell’opera sembra regnare la più grande confusione. Negli scorsi giorni il Ministro alle Infrastrutture Lupi ha più volte dichiarato che i soldi ci sono e che – appunto – nella Legge di Stabilità saranno previsti 6,4 miliardi di euro per le grandi infrastrutture, tra le quali la tratta TAV che interessa Sona, spalmati tra il 2014 e il 2020. Altri 3,8 miliardi per queste grandi opere sarebbero inoltre previsti nello Sblocca Italia.

Ma il Sole24Ore ha fatto le pulci a questi provvedimenti e ha raccontato, con Giorgio Santilli, che invece la manovra del Governo vede l’assenza pressoché totale di risorse aggiuntive destinate al lancio degli investimenti pubblici. Un esempio è il fondo infrastrutture, strategico per la realizzazione anche della TAV. Avrebbe dovuto essere alimentato dello 0,3% del Pil ma invece non vede previsto nemmeno un centesimo. Semplicemente – spiega Santilli – “non è passata l’idea di un finanziamento stabile nel tempo e congruo per i piani infrastrutturali. Nelle trattative tuttora in corso fra ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture potrebbe spuntare qualcosa in più per i lavori pubblici: il finanziamento di alcuni ‘lotti costruttivi’ dell’Alta velocità o qualche fondo integrativo in più per le linee metropolitane. Poca roba che non cambia la sostanza ammessa da Padoan (il Ministro dell’Economia). Si vara una manovra da 36 miliardi e dentro non c’è spazio per le infrastrutture”.

Ma non è finita. Sembra che non solo non ci saranno i 43 miliardi di cui si parlava la scorsa estate, ma – secondo il Sole24Ore – nemmeno ci saranno i 3,9 miliardi presenti nel decreto Sblocca-Italia, di cui parla il Ministro Lupi. E quindi? Staremo a vedere.