Tanti giovani a Sona per la conferenza del Professor Rama sulle prospettive dell’Europa

Giovedì 2 febbraio l’Università Popolare e l’Assessorato alla Cultura hanno organizzato a Sona un incontro con tema l’Europa, come Entità politica e sociale, che sta vivendo un momento di crisi per motivi interni ed esterni.

Erano presenti l’Assessore alla Cultura Gianmichele Bianco e la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Lugagnano Piera Cattaneo.

Dopo un inserto musicale, l'”Inno alla gioia” di Beethoveen, che è l’inno ufficiale dell’Unione Europea, eseguito dalla “dinastia Olioso” (nel VIDEO sotto), il papà Mario che ha vissuto l’immediato dopoguerra, Fabrizio che ha visto la nascita dell’Europa e la figlia di quest’ultimo, la cui generazione rappresenta il futuro del nostro continente, ha introdotto la serata Nora Cinquetti, Rettore dell’Università Popolare.

Ha ricordando ai presenti che si trattava di un quarto incontro lungo un percorso iniziato nel 2015 con il tema l’Eredità del Novecento, diviso in due parti, e proseguito con La Fine del Comunismo e la Dissoluzione dell’Iugoslavia.

Anche in questa occasione è stato chiamato a presentare l’argomento il professor Marino Rama, docente di Storia e Filosofia del Liceo “Enrico Medi” di Villafranca. Come nei precedenti incontri l’argomento è stato illustrato con l’aiuto di interessante documentazione visiva e con dovizia di particolari.

Un costante pessimismo, inusuale per l’oratore, ha fatto da sfondo all’elencazione delle possibili evoluzioni dell’Unione Europea.

Il prof. Rama ha esordito affermando che l’anno in corso ed il prossimo saranno decisivi perché l’idea di Europa si confermi in decisioni attuative, oppure si avvii al tramonto. Determinanti saranno le elezioni prossime in Olanda, Francia e Germania ed Italia, l’evoluzione del rapporto con l’Inghilterra con l’applicazione nella Brexit e quanto influirà il rapporto con gli USA del nuovo Presidente Trump.

marino rama
Il professor Marino Rama. Sopra un momento della conferenza.

Ha proseguito nell’esposizione presentando una mappa geo-politica del mondo dalla quale emerge come l’Europa si trovi, come mai si era verificato, tra un fronte di guerre e sconvolgimenti (Africa e Medio oriente) a sud ed a sud-est, e pressata sui confini est  dalla Russia, che sta tentando di riprendersi il ruolo di grande potenza quale quello della ex-Unione Sovietica.

L’oratore ha quindi ricordato come si era avviato il progetto Europa unita. Tre erano sulla carta le ipotesi di partenza: il Confederalismo di Churchill che nel 1946 ipotizzava un’unione di Stati sovrani, uniti attraverso accordi, per fronteggiare il pericolo comunista, della Russia di Stalin; il Federalismo di Altiero Spinelli, italiano perseguitato dal Fascismo che, imprigionato nell’isola di Ventotene, scrisse con altri un manifesto che disegnava un‘Europa unita attraverso una moneta unica ed un esercito ed una politica estera comuni e il Funzionalismo, elaborato da un politico-funzionario pubblico francese Jean Monnet che proponeva di giungere ad un Europa unita a piccoli passi. Senza che sia mai stata deliberata, quest’ultima proposta è quella che è stata adottata.

L’idea di un’Europa unita aveva mossi i primi passi nel 1951 con l’Accordo CECA (Carbone ed Acciaio) fra sei Stati (Italia, Belgio, Francia, Germania Occidentale, Lussemburgo e Paesi Bassi). Si rafforzò nel 1957 con la firma del Trattato di Roma e la nascita della CEE.

Il 1979 fu l’anno del primo voto da parte di tutti gli Europei per il Parlamento (prima elezione internazionale della storia mondiale). Nel 1985, con l’accordo di Schengen, si giunse alla liberalizzazione dei transiti di merci e persone. Nel 1992 l’accordo di Maastricht, fissò numerosi parametri comuni, fra i quali quello del rapporto fra disavanzo pubblico degli Stati membri ed il loro P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), e nel 2007 con accordo di Lisbona si superò il vincolo del voto unanime su molte materie comunitarie.

Una parentesi è stata poi aperta dal Prof. Rama sull’organizzazione politico-burocratica della UE. E’ funzionante un Parlamento europeo, con troppo poche competenze, una Consiglio formato dai singoli Primi Ministri o Ministri dei Paesi aderenti, con Presidente il polacco Tush, che purtroppo spesso è servito a difendere interessi da parte (l’oratore ha dichiarato che sarebbe utile abolirlo).

C’è poi la Commissione, che rappresenta l’unica istituzione veramente federale dell’Unione (Yunker, Mogherini ed altri), che ha il compito di affrontare e risolvere l’interesse generale dell’Europa e non quello dei singoli membri. Con un ruolo autonomo rispetto alle altre Istituzioni è presente inoltre la Banca Centrale Europea, con Presidente l’italiano Draghi, che in questi ultimi anni ha svolto un ruolo molto importante per il controllo monetario nell’area continentale.

Il Prof. Rama è passato quindi ad illustrare “lo stato di salute” dell’Unione. Dopo un avvio incerto era sembrato che la strada potesse essere in discesa per la realizzazione dell’Unione. Purtroppo una serie stop in parte inaspettate stanno mettendo a repentaglio l’esistenza stessa del progetto Europa. Dopo aver varato il progetto della moneta unica, un passaggio non indifferente, secondo accordi si doveva proseguire con la costituzione di un esercito e di una politica estera comuni, accordi ai quali non ha fatto seguito alcuna azione concreta.

Una seconda brusca frenata, non prevista si è avuto a seguito dell’accordo di Nizza del 2009 con l’allargamento ai Paesi dell’est voluto, meritevolmente, per evitare il rischio che l’area si balcanizzasse come era successo nella ex-Jugoslavia. La scelta però ha portato problemi aggiuntivi a quelli già presenti all’interno dell’Unione. La bocciatura nei referendum sulla della Costituzione europea (a dire dell’oratore fatta male) da parte di Olanda e Francia è stato un ulteriore momento che ha frenato l’avanzamento dei progetti per l’Europa unita.

Il quadro d’insieme è inoltre peggiorato quando, con una semplice dichiarazione informale tra la Merkel per la Germania e Sarkozy per la Francia nel 2010 a Deauville è stata resa manifesta la proposta (si stava parlando della Grecia), che chi era in crisi doveva arrangiarsi. Cadeva così il vincolo di solidarietà alla base di ogni progetto unitario. Questo proposta ha dato forza alle spinte populiste anti-europee per carenza nel campo della sussidiarietà. Criterio importante in una unione fra Stai appartenenti ad una stessa Unione.

A tutto questo si è aggiunta la vicenda dei migranti che ha messo in discussione l’accordo di Schengen, perché alcuni Paesi dell’area balcanica ha sospeso con barriere anche materiali la validità del trattato ed a casa della crisi economica i parametri utilizzati dalla burocrazia europea in modo troppo rigido Maastricht hanno messo alle corde soprattutto i Paesi del Sud Europa, Italia compresa.

Dall’oratore sono state formule alcune proposte che potrebbero rimettere in corsa la stessa idea di un’Europa unita: riavviare un progetto con un’Europa a due velocità, con un nocciole duro di Francia e Germania; progettare una Germania fuori dall’Euro che consentisse alle altre nazioni meno virtuose di rispendersi economicamente; affidare alla Germania il compito di fare da traino per un nuovo progetto di Europa Unita.

L’oratore ha concluso l’intervento moderando il suo pessimismo ed indicando alcune soluzioni possibili, ben diverse da quelle sopra elencate, che molto difficilmente potranno essere realizzate. Riscrivere una nuova Costituzione europea con le Nazioni che ci stanno, procedendo velocemente con esse; scegliere direttamente con voto di tutti i cittadini europei dei rappresentanti al Parlamento ed al Governo dell’Europa; organizzare un esercito comune; costituire una “intelligence” comune del tipo l’FBI americana; emettere titoli di debito pubblici per il finanziamento dei bilancio comunitario; emettere euro bond, utilizzabili dai cittadini europei quali fonti di reddito; potenziare il progetto Erasmus, che ha dato risultati soddisfacenti, ed altre iniziative culturali per aumentare nei giovani l’occasione di “crescere” come cittadini europei.

Ha concluso la riunione un inserto musicale, alla chitarra, del poeta-musicista Andrea Favari.

Molto numerosa la partecipazione soprattutto di giovani e di insegnanti del Comune, che hanno seguito con un evidente interesse sia la relazione che la discussione che ha fatto seguito.

Sempre ottimo il taglio dialogante tenuto dall’oratore il Prof. Rama.

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