Tanta spesa, poca resa: Riflessioni post gara F1 Madrid 2026

Benvenuti a Madrid, sul nuovissimo circuito del Madring, il tracciato più politico del calendario. Tradotto: è degno di Miami e Jeddah, i circuiti preferiti dai fan secondo le menti contorte di Liberty Media. È la condanna dei circuiti cittadini purtroppo e fa riflettere che il numero di sorpassi complessivi visti sia stato meno della metà di quelli visti a Monaco a maggio (quattro contro dieci, che già non erano tanti) ma su questo ci arriveremo alla fine. La soddisfazione almeno è rappresentata dall’ottava vittoria di Andrea Kimi Antonelli, che fa sognare gli italiani in grande ma pensa, giustamente, (a come vincere) una gara per volta.

News della settimana:

Blond Bull: biondo biondissimo come il figliolo di Kimi Räikkönen, Robin, l’undicenne col sangue ad alti ottani del padre che entra a far parte del Red Bull Junior Team. La storia recentissima lo insegna: se sei una squadra del motorsport e vedi un campioncino dei kart, devi prenderlo sotto la tua ala istantaneamente. Chiedete all’altro Kimi…

Venerdì 11, prove libere: in FP1 George Russell si dimostra più veloce del collega Andrea Kimi Antonelli e Charles Leclerc ma scende quinto in FP2, lasciando spazio ad Antonelli, Leclerc e Hamilton. Brutto il botto laterale di Arvid Lindblad – tutto intero – in curva 13, un peccato visto il quarto tempo. In FP3 ad andare a muro sono Lewis Hamilton (fortunatamente solo di muso) e Ollie Bearman in modo più rovinoso ma stanno entrambi bene. Antonelli, Leclerc e Piastri i più veloci.

Sabato 12, qualifiche. Q1: Antonelli piazza da subito una serie di settori fucsia (anche di gialli ma fa il primo tempo lo stesso), ma anche la presenza di Max Verstappen (e anche di Liam Lawson) si fa più ingombrante del solito. Ferrari monta il motore Aduo 2 sulla SF-26 di Hamilton, mentre Leclerc ripiega sul vecchio 1, poiché il suo 2 ha risentito del botto di Monza. Q2: che rischio Franco Colapinto! Quasi la perde ai 250 orari sulla sopraelevata Mònumental (ripresa nella forma sul trofeo in copertina) e, se c’è una cosa che il Madring ha fatto capire da subito, è che le curve sono molto dure (in tutti i sensi, chiedere a Lindblad e a Hamilton). Q3: Hamilton fa una super pole position ma è ancora il primo tentativo, può ancora succedere qualcosa… e infatti succede: Lando Norris, dal nulla più assoluto, ti stampa una mega pole position pur avendo fatto un giro pasticciato. Stesso livello di sorpresa per le Ferrari che sono scese in P4 e P5. Ahia!

Griglia di partenza: Norris, Antonelli, Verstappen, Hamilton, Leclerc, Russell, Piastri, Lawson, Colapinto, Lindblad, Hülkenberg, Bortoleto, Ocon, Gasly, Tsunoda, Albon, Alonso, Pérez, Bottas, Sainz, Stroll e Bearman.

Momentino formulario: Ugo Ugochukwu di Campos Racing, diciannovenne italo-americano alto quanto l’Empire State e con un livello C2+ di italiano, si laurea campione di Formula 3 all’ultima gara madrilena battendo il britannico Freddie Slater. Anche la Formula Regional Europea veste tricolore: Emanuele Olivieri, allievo del pilota Dindo Capello, diventa re di Hockenheim e del campionato:

Domenica 13, giornata di gara. La partenza è il caos totale: Norris si sposta subito all’esterno per bloccare Antonelli, Antonelli va all’interno per cercare di passare Norris ma va lungo. Hamilton si aggiunge alla festa ma, stringendo curva 1, finisce per accompagnare fuori Verstappen, in procinto di sorpassarlo. Ovviamente, dicono l’uno il contrario dell’altro ma, a posteriori, l’errore è di Hamilton. Al terzo giro questo ancora non lo si sa con certezza e ad un Verstappen particolarmente contrariato viene chiesto di ridare posizione sia ad Antonelli che a Hamilton. Il Sir però finisce lungo per due volte di fila: i suoi freni non esistono più!

Non perderti questa rubrica del Baco
GeoHeart

Al giro 5 il britannico viene ripassato da Verstappen e lascia strada a Leclerc, a malincuore dobbiamo vederlo ritirarsi, troppo rischioso restare in pista coi freni a intermittenza. Almeno le gomme bianche Leclerc entrano in temperatura e comincia a limare secondi su secondi. Questo ovviamente lo sappiamo solo grazie alla colonnina dei tempi, visto che la regia internazionale ci mostra per dieci giri il trenino da Lawson in giù. Al quattordicesimo giro Lance Stroll si ferma, in Mercedes e Red Bull intuiscono il probabile arrivo di una Virtual Safety Car, che arriva ma solo dopo che Norris ha passato il traguardo (quindi anche l’entrata della pit lane). Un errore grave perché ha di fatto impedito a Lando di cambiare le gomme come tutti gli altri.

La sfiga per Norris non si ferma, perché viene ritirata la VSC proprio alla sua entrata ai box, dove la canonica pistola avvitatrice si inceppa e lo fa uscire dopo un’eternità. Forse il muretto papaya si è tinto di rosso… A proposito di rosso, al giro 17 chi non ha pittato è proprio Leclerc, ora leader e con le gomme bianche sotto totale controllo, accompagnato da Antonelli stabilmente fermo a 1.6 secondi dal monegasco (anche se Verstappen si avvicina pian piano). Charles “Metronomo” Leclerc dovevano chiamarlo, visto che al giro quaranta (!) è ancora sullo stesso treno di bianche di inizio gara. Purtroppo, a causa di quella stupida regola secondo cui ogni pilota deve montare almeno due mescole da asciutto diverse in una gara, Leclerc non viene mai fatto rientrare poiché in Ferrari sperano in una bandiera gialla o rossa (vista la conformazione del circuito, è probabile che possa succedere). Ovviamente, non succede!

Giro 48, Verstappen non ha più il sorpasso su Antonelli, Norris si fa sempre più vicino e Leclerc viene chiamato ai box solo ora, scelta che gli preclude al momento il podio. Montando le rosse dovrebbe andare come un fulmine e, invece, perde da Russell un decimo al giro. Ormai il podio è andato in malora, infatti l’espresso Antonelli-Verstappen-Norris si avvia verso la chiusura. Ed è proprio Andrea Kimi Antonelli a vincere questo gran premio, la sua ottava vittoria in carriera.

Ordine d’arrivo: Antonelli, Verstappen, Norris, Leclerc, Russell, Lawson, Colapinto, Piastri, Lindblad, Hülkenberg, Ocon, Gasly, Bortoleto, Tsunoda, Albon, Bearman, Alonso e Bottas. Ritirati Sainz, Pérez, Stroll e Hamilton.

Menzioni d’onore:

1 – Antonelli: non è contento. Nella più candida onestà ammette che “La VSC mi ha dato una gran mano, non è così che voglio vincere. Norris lo meritava.”, che è un pensiero condiviso anche da Verstappen e, naturalmente, dal diretto interessato Lando. Perché Kimi è così, anche se non lo dà a vedere, lui sa dentro di sé quanto sia più forte degli altri, quindi se vuole vincere vuole farlo sudandosi e guadagnandosi la vittoria, come ha fatto fino adesso e come ha magistralmente dimostrato a Monza. Kimi non pensa in grande, neanche quando vince in grandissimo. Non ha pensieri di dimensioni mondiali ma segue la filosofia del “Bene, ho vinto, ora devo capire come vincere anche la prossima gara” e così farà fino all’ultimo ma deve anche imparare che in F1 vige un’altra regola non scritta, crudele ma vera: “Mors tua, vita mea”. Un pilota vince lo stesso, anche se la sua vittoria è frutto di circostanze “sacrificali” nei confronti di altri piloti (ad essere cattivi, la safety car ha svolto un ruolo vitale nella prima vittoria di Lando Norris a Miami nel 2024). Quindi via il muso, Kimi: hai vinto, hai superato Russell nel numero di vittorie (otto in sei mesi contro sette in sette anni) e gli sei davanti di ottantun punti. Vai sereno!

2 – Verstappen: considerando che il circuito non gli piace, il weekend è andato alla grandissima, con delle ottime qualifiche ed una gara giocata di forza. Ha dovuto ridare posizione a Hamilton e Antonelli anche se, stavolta, la colpa non era effettivamente sua (il regolamento prevede che, se esci di pista e ne trai vantaggio, devi immediatamente indietreggiare o ti becchi una penalità) ma la sua è stata una gara cattiva, anche se non molto dinamica.

3 – Norris: che dovesse vincere a priori perché all’ultimo è spuntato come un fungo nel Q3 no, non era una legge scritta nella pietra. Chiaro che su un tracciato stretto come il Madring ti aspetti che il risultato del sabato sia la proiezione della domenica, salvo incidenti o errori del primo. Ma quando sono gli organizzatori – e il muretto McLaren in regime di siesta – a mandarti completamente in malora la gara, beh, lì giustamente ti incacchi. Non puoi mettere una VSC dopo che il leader è già passato dai box e poi toglierla quando sta entrando al giro dopo, è cattiveria quasi deliberata nei suoi confronti. Il podio c’è lo stesso ma ha tutto il diritto di non esserne contento. La F1 dà, la F1 toglie.

Premio “Nontiscordardimé”:

Leclerc: “l’uomo che sussurrava alle gomme” è tornato e ha condotto mezza gara senza il minimo segno di cedimento. Maledettissimi “se”, però se non ci fosse la – incomprensibile – regola del pit stop obbligatorio, la vittoria era possibile e il podio sicuro. Non me la sento di incolpare la Scuderia stavolta solo perché il circuito è nuovo e il pensiero (o la speranza) di una bandiera gialla o rossa lo condividevano tutti. Invece la gara è stata una palla mortale. Come dicono ad Aosta, “C’aggia fa’?”.

Pillole del disonore:

Madring: o Bad-ring come in molti lo hanno ribattezzato. Perché nell’incipit ho detto che è un tracciato politico? Perché, a parte i disagi che questi tipi di circuiti creano ai cittadini, si intuisce che la comunità di Madrid abbia contato soprattutto sulla volontà di Carlos Sainz – nominato ambasciatore ufficiale dell’evento – di promuovere e sviluppare un circuito che sembra essere stato completato la scorsa settimana. È ancora concettualmente molto grezzo e il layout necessita modifiche profonde, perché al corrente è solo un corridoio di curve con un’enorme sopraelevata come suo unico punto di forza (che, come detto da Verstappen, “non puoi nemmeno fare in piena sennò la batteria ti si scarica completamente”). Mi scuserete il campanilismo ma quando hai la possibilità di andare su circuiti veri già esistenti o pronti come Imola in primis ma anche Interlagos, Jérez o Jarama, cosa ti vai ad infognare in cavolate cittadine che già sai che non piaceranno a nessuno?

FIA: magari prima di mettere la VSC guardate la gara in corso. È un’idea…

Piastri: una gara veramente pietosa, costellata di cappelle in ogni dove tra cui un tentato tamponamento in partenza verso Russell e un muro colpito con la ruota senza motivo. È passato un anno oramai dall’inizio di questa sua ingiustificata caduta libera e questo fa male, sinceramente.

Sainz: il primo promotore di questa schifezza di tracciato stava per fare anche stavolta la frittata, andando quasi a spiaccicare il conterraneo Fernando Alonso al muro e rompendogli l’ala. Arrivati penalità e ritiro.

Respiriamo per dimenticare una settimana, dopodiché ci sposteremo a Baku, in Azerbaijan, dove si correrà sabato 26 (il 27 è festa nazionale). Ci si becca in pista!

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).