Svanire nel nulla: perché il ghosting fa più male di un rifiuto

Nell’era attuale, un fenomeno sociale sta guadagnando terreno, suscitando curiosità e preoccupazione nella sfera delle relazioni interpersonali: il ghosting. Ma cosa significa questa parola la cui traduzione letterale dall’inglese è “diventare un fantasma”? 

Questo termine, oggi ampiamente diffuso, descrive la pratica di interrompere bruscamente ogni forma di comunicazione con un’altra persona, senza alcuna spiegazione o avviso preventivo. Questo fenomeno va al di là di una semplice dimenticanza o della perdita involontaria di un contatto; è piuttosto la decisione deliberata di evitare qualsiasi forma di interazione. 

E si manifesta nelle relazioni interpersonali, in vari ambiti: da quello amoroso a quello amicale, lavorativo o familiare. Questa pratica si attua comunemente attraverso l’uso di mezzi tecnologici, come messaggi o social media e implica non solo l’astenersi dall’iniziare nuove conversazioni, ma anche ignorare intenzionalmente ogni tentativo di comunicazione da parte della persona oggetto di ghosting. 

Ma cosa spinge una persona a comportarsi così? Probabilmente la paura di impegnarsi in una relazione, evitando discussioni e confronti emotivamente difficili. E’ spesso la conseguenza della mancanza di capacità di esprimere i propri sentimenti, mancanza che sta alla base di molti problemi relazionali dei nostri tempi: in assenza di questa capacità il silenzio diventa la via predefinita, un silenzio assordante, direi.

La pratica del ghosting, a mio parere, solleva riflessioni riguardo la responsabilità individuale e l’importanza dell’empatia nelle relazioni interpersonali. L’essere consci della propria responsabilità nell’atto di interrompere improvvisamente una comunicazione/relazione è essenziale per una gestione etica delle relazioni. L’empatia richiede proprio di mettersi nei panni degli altri e considerare il dolore e la confusione che il ghosting può causare. 

Quali sentimenti ed emozioni si trova ad affrontare, una vittima di ghosting? Possono emergere sentimenti di abbandono, confusione e dubbio su sé stessi e le proprie qualità, e possono lasciare cicatrici emotive. 

Il fatto di essere improvvisamente ignorati da una persona può innescare una sensazione di isolamento emotivo, poiché la mancanza di chiusura crea un vuoto di incertezza. A lungo termine, il ghosting può minare la fiducia nelle relazioni future, creando un timore di investire emotivamente per paura di essere nuovamente ignorati o abbandonati.

Teniamo però presente che il ghosting riflette più che altro il comportamento dell’altra persona, non parla di noi e del nostro valore personale e anzi chi pratica il ghosting, spesso, rivela una bassa autostima di sé stesso e l’incapacità di gestire il disagio di un confronto con gli altri. 

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Il consiglio, quindi, è quello di concentrarci sulla propria felicità e sulle connessioni significative che abbiamo con altre persone e di non sprecare tempo con chi non mostra interesse, perché il tempo è prezioso.

Personalmente, per fortuna, non ho mai subito ghosting; ho delle amicizie che si sono deteriorate nel tempo, persone che ho perso di vista poco a poco e sempre in modo reciproco, tra l’altro, ma queste sono dinamiche ben diverse dal ghosting. 

Ho dei cari amici invece, che hanno avuto a che fare con questa esperienza, in ambito amicale e familiare soprattutto: amici di infanzia con cui si sono condivisi pezzi di vita, successi, lutti, nascite, che improvvisamente spariscono letteralmente senza alcuna spiegazione. 

Ma questo non è l’aspetto più disturbante della questione secondo me. E’ l’assenza totale di qualsiasi spiegazione o almeno cenno di attenzione da parte della persona che ci ghosta; è la frustrazione che proviamo nel non ricevere risposta alle nostre chiamate/messaggi o tentativi di stabilire un contatto. Più di un amico che ha subito questo, me ne ha parlato spesso paragonando la questione a un lutto o un divorzio, quindi a qualcosa di emotivamente pesante.  

Fatico anche a realizzare cosa significherebbe affrontare una situazione del genere nella sfera sentimentale, in una relazione di coppia. Tra l’altro, complici i social media, sparire come un fantasma, sembra essere diventata una modalità di abbandono sempre più diffusa ma che genera un dolore più forte del rifiuto. 

Alcuni studi, infatti, indicano che ghosting e rifiuto esplicito sono entrambi dolorosi, ma producono effetti diversi nel tempo. Dopo un rifiuto diretto, le persone provano emozioni negative, ma riescono più facilmente a elaborare quanto accaduto, perché il messaggio è più chiaro. Nel ghosting, invece, l’incertezza complica la comprensione della rottura e prolunga la sofferenza. L’assenza di comunicazione lascia spazio a confusione e rimuginio. È come se lo stato di ambiguità lasciasse la ferita aperta, senza una vera e propria elaborazione.

Alla base di tutto questo, io percepisco una grave mancanza della consapevolezza di sé come individuo: il saper riconoscere i propri sentimenti nella loro complessità, avendo la coscienza e la forza di gestirli, la capacità di elaborare le difficoltà che inevitabilmente un qualsiasi rapporto interpersonale, implica. 

Sono strumenti e abilità che non sono scontati e che andrebbero acquisiti, insegnati, coltivati e che invece sempre più, dispiace constatarlo, vengono meno in molti di noi.

Se tutti noi provassimo a metterci di più nei panni dell’altro, forse comprenderemo che esiste un modo più umano e rispettoso di relazionarci, anche quando si tratta di dover chiudere un rapporto, per quanto doloroso e impegnativo sia. 

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Francesca Mutti
Nata a Verona nel Febbraio del 1976, sono residente a Lugagnano da sempre. Ho conseguito il diploma di maturità artistica al Liceo Artistico statale di Verona e ho lavorato prima in uno studio di architettura e ora in un'azienda proprio a Lugagnano, come impiegata. Sono sposata, ho un figlio e nel tempo libero mi piace coltivare le tante belle amicizie che ho la fortuna di avere.