La tristezza nelle festività. Riscopriamo una dimensione vera per la nostra vita

Come è possibile, arriva il Natale, arrivano le festività di fine anno e io mi sento triste?! Molti di noi, almeno una volta nella vita, si sono posti questa domanda. Essere infelici a Natale o a capodanno ci sembra assurdo; vediamo tutto quello che non va della nostra vita, e il fatto che ciò capiti in un periodo che invece, fin da bambini, siamo stati educati a vedere in modo magico, provoca in noi uno stridente e inappropriato miscuglio di emozioni, di tristezza, di rabbia e di senso di colpa.

Facciamo il confronto tra ciò che dovremmo essere e ciò che non siamo, tra ciò che dovremmo provare e ciò che non proviamo, tra ciò che gli altri sentono e ciò che noi non sentiamo: il contrasto tra l’ideale perfetto della felicità natalizia e quello che viviamo rende ancora più difficile, in questi giorni, vivere quei sentimenti di tristezza e malinconia che già sopportiamo a fatica durante tutto il resto dell’anno.

Queste sensazioni sono molto più frequenti di quello che si possa pensare. In un famoso articolo apparso già nel 1981 sulla rivista scientifica Archives of General Psychiatry, dal significativo titolo Christmas and psychopathology, si è descritto per la prima volta il cosiddetto «Christmas Effect» che provoca, nel periodo natalizio, un aumento dei ricoveri e delle richieste di aiuto per motivi psicopatologici. Oggi le statistiche ci dicono che in questo periodo dell’anno gli psicoterapeuti assistono ad un aumento di circa il 20% delle richieste di aiuto. Più spesso la «depressione di Natale» è di breve durata, da pochi giorni a poche settimane, e passa quando le feste sono finite e si ritorna alla routine quotidiana.

I fattori che possono contribuire alla depressione delle festività natalizie sono davvero tanti. Per prima cosa non dobbiamo dimenticare che il Natale e capodanno cadono in un periodo dell’anno particolare: è inverno, fa freddo, le ore di luce sono poche, e questo ha degli effetti di per sé potenzialmente depressivi. Mangiamo, beviamo e spendiamo troppo, spesso più di quanto vorremmo o potremmo fare. È un periodo molto impegnativo, faticoso e stressante: oltre ai problemi che affrontiamo quotidianamente dobbiamo pensare al pranzo, agli addobbi, ai regali.

Alcuni di noi in questo periodo dell’anno sono costretti a lavorare di più, altri invece hanno le ferie, che ci portano a sperimentare dei vuoti che non sappiamo come riempire, o che riempiamo con una convivenza prolungata e forzata con altre persone – prima di tutto con i ruoli sociali imposti – che ci costringe a fare i conti con aspetti irrisolti delle relazioni, magari anche conflittuali, che generano ansia e tensione. E poi ci sono i ricordi delle celebrazioni passate (in particolare delle persone che c’erano e non ci sono più), e i problemi lavorativi ed economici. Ultimo, ma certo non per importanza, la delusione causata dal fatto che la rappresentazione mediatica del Natale sia molto lontana dalla vita reale.

Come è possibile allora difendersi dalla depressione delle festività Natalizie? Qualche semplice suggerimento: prima di tutto cerchiamo di non farci travolgere dagli eccessi di cibo, di shopping, di ore trascorse seduti vicino al cognato che proprio non sopportiamo. Non indugiamo troppo nei ricordi, che inevitabilmente portano al confronto perdente o alla malinconia. Facciamo attenzione a non formulare propositi di cambiamenti drastici per l’anno nuovo: “parto volontario in Africa” oppure “trovo l’uomo della mia vita” sono obiettivi poco realistici, che rischiano di innescare un circolo vizioso che ci porterà ad essere ancora più infelici l’anno dopo se non saremo riusciti a raggiungerli.

Impariamo ad accettare il fatto che non siamo davvero obbligati ad essere felici: se stiamo vivendo un momento difficile è meglio prenderci spazio e tempo per esprimere il nostro dolore, non per negarlo, e per condividerlo con le persone care. In questo modo si normalizzano le emozioni negative provate, e si può superare più facilmente quel sentimento di solitudine che alimenta ulteriormente la tristezza: insieme ad altre persone è possibile trovare più modalità di superarla in maniera efficace.

Infine, cerchiamo di capire quali possano essere i motivi veri della nostra tristezza, utilizzandola come spunto per riflettere su che cosa non va della nostra vita, e su che cosa potremmo lavorare nei prossimi 364 giorni per arrivare un po’ più preparati al prossimo Natale.