Sun Oil: incendio nella zona non sottoposta a sequestro. Fuoco già sotto controllo

Tanto spavento in questi minuti per un incendio scoppiato presso lo stabilimento Sun Oil di Lugagnano, dietro la Grande Mela e Semeraro.

Subito si è temuto che le fiamme avessero interessato i bidoni che contengono materiale di rifiuto, ed invece fortunatamente si è subito appurato che a prendere fuoco sono state le sterpaglie presenti nella parte del sito non sottoposta a sequestro giudiziale e quindi non nell’area di stoccaggio del materiale.

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I Vigili del Fuoco in azione sul luogo dell’incendio. Nella foto sopra l’area con il fuoco già spento, sullo sfondo lo stabile di Semeraro.

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Sul posto subito l’intervento di Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia Locale, allertati da una chiamata arrivata attorno alle 14. Sul sito è arrivato immediatamente anche il Sindaco di Sona Mazzi. Fortunatamente non è successo nulla di grave e ora si sta cercando di capire da cosa sia nato l’incendio, forse per autocombustione o per imprudenza di qualcuno vista la presenza di una catasta di legna sul luogo dove sono partite le fiamme.

Incendio che comunque, come si diceva ed è la cosa importante, non ha interessato l’area di stoccaggio e che si è spostato invece in direzione della strada.

Nel sito sono presenti più cinquanta silos di diverse dimensioni, che contengono rifiuti antecedenti il sequestro, e non vi sono documenti di cosa sia stato conferito. I silos contengono ancora ben 28 mila metri cubi di rifiuti potenzialmente pericolosi, quasi completamente allo stato liquido.

Sun Oil
I bodoni della Sun Oil

Lo scorso settembre era arrivata la sentenza con la quale Gianni Savoia, titolare dell’impianto, è stato condannato a cinque anni e mezzo di reclusione. Il processo era inerente comportamenti compiuti fino all’aprile del 2006, quando i Vigili di Sona chiusero l’impianto contestando la gestione non autorizzata di rifiuti. C’è da dire che già dal 2005 la Regione aveva revocato la concessione all’azienda rilasciata nel 1999 vietando lo smaltimento di rifiuti liquidi. Savoia, come risulta dal processo, pose in essere una truffa ai danni del titolare di un’azienda che doveva smaltire“speciali oleosi”, “acque oleose” e “fanghi di lavorazione contenenti sostanze pericolose”. Savoia non comunicò che l’abilitazione a trattarli e ritirarli gli era stata revocata nell’agosto 2005. Dal processo è risultato anche che nell’impianto dietro la Grande Mela almeno fino all’aprile 2006 venivano miscelati e gestiti “ingenti quantitativi di rifiuti anche pericolosi”.

Finalmente lo scorso aprile sono iniziate le operazioni di caratterizzazione del materiale presente nel sito, grazie ad un incarico affidato dal Comune di Sona alla Consultech di Ferrara, che si è avvalsa  della collaborazione del supporto tecnico ed operativo dell’Università Federico II di Napoli.

Dei risultati di questa caratterizzazione e delle prospettive del sito, un enorme problema ambientale per Sona, parliamo con un ampio servizio sul Baco in edicola da sabato prossimo 18 luglio.

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