Sun Oil a Lugagnano, partirà a breve la bonifica: l’intervento sarà finanziato con fondi comunali e regionali

L'impianto della Sun Oil a Lugagnano.

La notizia ha una rilevanza storica: dovrebbe cominciare a breve la bonifica della Sun Oil, l’impianto dismesso di via Molinara a Lugagnano dove ad oggi risultano ancora stoccati circa 31mila metri cubi di rifiuti liquidi. A farsi carico dell’intervento, che in questa prima fase consisterà nello smaltimento dei rifiuti contenuti nelle cisterne e nelle vasche considerate maggiormente a rischio di cedimento, è il Comune di Sona, che potrà sostenerlo finanziariamente grazie ad un cospicuo contributo della Regione.

La spesa prevista è di 700 mila euro: 560 mila arriveranno da Venezia, mentre i restanti 140 mila usciranno dalle casse comunali. La bonifica avrebbe dovuto essere effettuata dalla Sun Oil stessa, come da ordinanza sindacale dell’aprile del 2019, ma tale provvedimento, che obbligava la ditta a presentare entro sessanta giorni un programma di smaltimento dei rifiuti, non ha ricevuto seguito nei tempi previsti, e il Comune si è visto quindi costretto a intervenire in via sostitutiva al privato, avviando tutte le azioni necessarie per mettere in sicurezza l’area.

Solo successivamente, quando ormai i termini erano ampiamente scaduti, la ditta ha presentato alcuni documenti per proporre un piano operativospiega il sindaco di Sona Gianluigi Mazzi -, piano che però é stato valutato dagli enti preposti assolutamente inadeguato e privo della copertura economica utile ad attuarlo”.

L’impressioneaggiunge Mazziè che l’ex proprietario, oggi liquidatore, Gianni Camillo Savoia abbia sempre temporeggiato, contando sul fatto che l’amministrazione si sarebbe prima o poi stancata di occuparsi della Sun Oil. Invece l’amministrazione é decisa a risolvere questo enorme problema che grava sul territorio: finché avremo soldi per bonificare l’area non ci fermeremo”.

Il Comune ha sottoscritto una convenzione con la Veneto Acque spa, che ha redatto il piano di smaltimento, ed è stata indetta una gara per l’affidamento della prima fase dei lavori, aggiudicati alla ditta Teseco Bonifche srl di Pisa. L’urgenza di intervenire è motivata dal fatto che un eventuale cedimento dei contenitori ormai datati potrebbe provocare un disastro ambientale, dal momento che Sun Oil si trova in una zona di ricarica degli acquiferi. Tuttavia, come spiega lo stesso Mazzi, l’inizio dell’intervento sta incontrando non poche difficoltà, a causa delle azioni ostative di Savoia, che lo scorso luglio e poi, nuovamente, a gennaio ha negato l’accesso all’impresa incaricata di effettuare i lavori.

A seguito dell’episodio di luglio, il Comune aveva chiesto al pubblico ministero un provvedimento di sequestro del sito, così da poter procedere con l’intervento. A settembre la giudice per le indagini preliminari Livia Magri ha rigettato l’istanza di sequestro che nel frattempo era stata presentata dal pubblico ministero Gennaro Ottaviano, sostenendo che la pubblica amministrazione, cioè il Comune, può utilizzare i propri poteri autoritativi per dare esecuzione ai propri provvedimenti. Il provvedimento in questione è appunto l’ordinanza dell’aprile 2019, dove veniva tra l’altro esplicitato che in caso di inottemperanza da parte di Sun Oil il Comune avrebbe provveduto all’esecuzione d’ufficio dei lavori, con rivalsa delle spese nei confronti del liquidatore della ditta.

Il Comune ha quindi concordato con la Teseco Bonifiche una nuova data di inizio lavori, quella del 20 gennaio scorso. “Data comunicata anche alla ditta”, chiarisce Mazzi. Quel giorno, al personale è stato concesso di entrare nel sito per iniziare con la caratterizzazione, operazione che consiste nell’identificazione dei liquidi presenti nelle cisterne. “Si tratta di una caratterizzazione più approfondita di quella che era già stata effettuata nel 2015”, specifica il sindaco. Tale operazione avrebbe dovuto concludersi il giorno successivo, ma quando il 21 gennaio gli operai sono arrivati per proseguire con quanto iniziato hanno trovato il cancello carraio e il cancelletto pedonale chiusi.

A quel puntoracconta il primo cittadinola polizia locale ha chiamato Savoia per chiedere spiegazioni, e lui ha risposto che non avrebbe aperto se non su disposizione del proprio legale. Il pm Ottaviano è quindi stato informato di quanto stava accadendo e ha concordato sulla necessità di procedere con l’apertura forzata, cosa che é avvenuta alla presenza dei carabinieri. È stata cambiata la serratura, e il liquidatore è stato informato che avrebbe potuto ritirare le nuove chiavi presso l’ufficio di polizia locale”. A seguito di questi fatti, é stata presentata notizia di reato per interruzione di pubblico servizio e inottemperanza dell’ordinanza di smaltimento rifiuti.

Il 21 gennaio, dopo l’apertura forzata del sito, l’impresa affidataria dei lavori ha potuto concludere la caratterizzazione, e sono ora in corso le analisi dei campioni di rifiuto prelevati. Una volta terminate le analisi, si procederà alla cantierizzazione dell’area e potrà quindi iniziare l’intervento vero e proprio di rimozione e smaltimento dei rifiuti. Come si diceva, quella che partirà a breve é solo la prima fase dell’intero progetto di bonifica del sito, intervento per cui é stato stimato un costo complessivo di oltre 14 milioni di euro.

Oltre ai 700 mila euro relativi a questa prima fase dei lavori, il Comune ha attualmente a disposizione altre risorse, per oltre un milione e 200 mila euro: 587.846 euro derivano da un contributo della Regione, 118.000 da versamenti per lo smaltimento di ditte che avevano conferito in Sun Oil, e 520.961 da fondi di rotazione regionali, cioè fondi che la Regione anticipa al Comune e che il Comune dovrà poi restituire.

Quindi, al momento, possiamo contare su oltre un milione e 900 mila euro per la bonificaspiega il sindaco Mazzi e l’auspicio é quello di poter concludere entro il 2023 la parte di intervento che questo importo ci permette di attuare. Io penso però che le tempistiche potrebbero ridursi molto se si procedesse con il sequestro dell’area da cantierizzare, quindi continuerò a insistere con la magistratura affinché il sequestro venga permesso”.

Federica Valbusa
Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura da quando era bambina. Da ottobre 2020 è Vicedirettore del Baco, per cui scrive da quando aveva 17 anni. Laureata in Scienze filosofiche all’Università San Raffaele di Milano, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Scienze dell’educazione e della formazione continua all’Università di Verona, dove ora insegna. È giornalista pubblicista, iscritta all’Ordine dei giornalisti del Veneto, e ha collaborato per dieci anni con il quotidiano L’Arena, come corrispondente per il territorio sonese.