All’interno del ciclo di interviste realizzate dal laboratorio di giornalismo dell’IIS Sanmicheli, il 15 novembre abbiamo avuto il piacere di incontrare la professoressa Federica Baltieri, docente di diritto presso il nostro istituto.
La professoressa Baltieri si distingue non solo per la sua profonda conoscenza della materia, ma anche per la capacità di rendere il diritto una disciplina viva e accessibile a tutti gli studenti.
Durante la nostra conversazione, abbiamo esplorato il suo percorso professionale, la sua passione per l’insegnamento e alcuni aspetti privati della sua vita. È stato un incontro ricco di spunti, in cui abbiamo potuto approfondire non solo la sua prospettiva personale, ma anche i valori e le sfide legate alla formazione nelle scuole.
Ci auguriamo che questa intervista possa offrire uno sguardo ispirante sul mondo del diritto e sul contributo prezioso che figure come la professoressa Baltieri apportano al nostro percorso educativo. Le foto del servizio sono dei fotografi della redazione del Sanmicheli.
Professoressa Baltieri, c’è stato un professore o una persona in generale che l’ha ispirata a scegliere la professione di insegnante?
Diciamo che all’inizio non volevo fare la professoressa, quando ho scelto di studiare scienze politiche la mia intenzione era quella di dedicarmi al marketing e alla pubblicità. Poi mi hanno proposto di lavorare all’Istituto Salesiani e ho fatto una prima esperienza di insegnamento all’età di trent’anni. Lì ho scoperto la mia vera passione e quindi ho scelto di continuare.
Qual è stata la più grande sfida che ha incontrato nel suo percorso di insegnamento? E come l’ha superata?
La sfida più grande per me è stato proprio iniziare a lavorare qui al Sanmicheli perché all’inizio mi sono trovata a dover insegnare a delle classi proprio toste. Ad esempio classi in cui ti giravi alla lavagna e ti tiravano pezzi di gomma oppure classi in cui gli alunni rispondevano male ed erano molto maleducati. Insomma, fare lezione era proprio impossibile a volte. Ho dovuto quindi trovare il sistema di relazionarmi con loro e all’inizio è stato davvero tanto difficile. E non riuscivo a spiegarmi il perché. Provenivo comunque da una scuola professionale, come lo è il Sanmicheli, ma qui la realtà era totalmente diversa. Un’ulteriore sfida è stata ricevere confidenze molto importanti da parte di alunni che facevano uso di sostanze vietate o che avevano gravissimi problemi in famiglia, e ho dovuto decidere come affrontare queste situazioni. Quando si inizia a fare l’insegnante nessuno ti spiega veramente cosa e come devi comportarti di fronte a realtà così complesse, quindi ho dovuto fare affidamento su persone che avevano più esperienza di me e che mi hanno consigliato su come agire.
Se avesse la possibilità di parlare con lei stessa da studentessa, come lo siamo noi, qual è il consiglio che si darebbe?
Il mio papà, che ormai non c’è più, mi diceva sempre che “la cultura è un’arma in più” e questa è una frase che mi è rimasta impressa perché lui lo diceva a me e a mia sorella per spronarci a studiare, anche se lui aveva solo la quinta elementare. Ed è proprio questo che direi ai miei studenti e ripeterei a Federica Baltieri del passato: Non stancatevi mai di studiare, di apprendere e di essere curiosi perché solo tramite la conoscenza potrete difendere i vostri diritti, far valere le vostre ragioni e non farvi controllare da nessuno.
Sempre sul tema di essere genitori, lei ha avuto la fortuna di diventare mamma. E’ noto che per una donna è difficile mantenere e riuscire a trovare un equilibro tra la famiglia e la carriera: come è riuscita lei a mantenerle tutte e due? È stato difficile?
È sempre difficile, perché quando vai a lavorare ti ricordi di “aver lasciato a casa qualcuno” e tutte le mamme vivono questo senso di colpa. Ma con il tempo ho capito anche che se esci un po’ dal tuo mondo casalingo, vivi a contatto con altre persone e ti realizzi anche nel mondo del lavoro, alla sera torni a casa più serena anche per la tua famiglia. Quindi, dal mio punto di vista, è importante avere una famiglia e anche una carriera lavorativa che ti permetta di realizzarti proprio come donna, a tutti gli effetti, non solo come mamma. Poi ho avuto la fortuna di trovare il sostegno di persone o strutture come asili, babysitter, i nonni e altre mamme. Queste ultime non da sottovalutare perché creano attorno a te una rete non solo di collaborazione, ma anche di amicizia.
Intervista realizzata con la collaborazione di Matteo Troiani.
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