Stress da difficoltà sul lavoro: la soluzione sta nel trovare nuove strategie

Lo stress, nonostante quello che comunemente si ritiene, non è né positivo né negativo: è semplicemente una risposta di adattamento dell’organismo ad un agente stressante (in inglese stressor) che di norma rappresenta un cambiamento rispetto ad una situazione precedente.

Nell’ambiente in cui viviamo da migliaia e migliaia di anni avvengono continuamente dei cambiamenti, ai quali ognuno di noi, per sopravvivere, ha dovuto, e deve tuttora, adattarsi. Per fare questo mettiamo in atto quelle che vengono chiamate strategie di coping o di fronteggiamento.

Supponiamo che l’azienda in cui lavoro venga riorganizzata e io subisca un cambiamento di mansione. Un evento stressante, non c’è dubbio. Il mio organismo entra quindi nella prima fase di quella che il medico austriaco Hans Selye, già negli anni ‘30, chiamò Sindrome Generale di Adattamento: in questa prima fase, detta di allarme, sperimentiamo un aumento dell’attivazione psicofisiologica (che, da un punto di vista fisico, è caratterizzato da vari sintomi come l’aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna e del tono muscolare).

Da un punto di vista fisico e psichico quindi ci attiviamo, e in questo modo siamo in grado di elaborare strategie di coping che rendano possibile il nostro adattamento al cambiamento.

Una strategia di coping può essere funzionale (cioè utile nel raggiungimento dell’obiettivo) oppure no. Una strategia di coping funzionale, nella situazione dell’esempio precedente, potrebbe essere cercare di capire che cosa mi richiede la nuova mansione. Quando la strategia è funzionale può rivelarsi efficace (riesco ad adeguarmi alle nuove richieste e a risolvere il problema) oppure inefficace (mi rendo conto di non poter raggiungere i requisiti richiesti dalla nuova mansione).

Una strategia di coping disfunzionale invece, mi allontana dal raggiungimento dell’obiettivo e quindi è sempre inefficace, oltre che, spesso, dannosa. Se non vedo l’ora di finire il turno per trovarmi con i miei colleghi al bar a lamentarmi, e già che ci sono mi scolo una, due, tre birre, e poi vado a casa e litigo con i miei familiari che mi rimproverano di tornare sempre tardi e di essere intrattabile… Non solo non avrò risolto il problema del cambiamento di mansione (cosa che da sola sarebbe sufficiente ad aumentare la mia frustrazione), ma a questo problema ne avrò aggiunti altri come il consumo eccessivo di alcol e i problemi familiari (che oltre ad aggiungere sofferenza mi allontaneranno ancora di più dalla soluzione del problema di partenza).

Quando le strategie (funzionali o disfunzionali) di coping che mettiamo in atto si rivelano inefficaci, quindi, non riusciamo a risolvere il problema e ad adattarci al cambiamento. L’organismo continua a rimanere attivato ed entriamo nella seconda fase, quella della resistenza: il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell’affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche (come il cortisolo, che è anche chiamato l’ormone dello stress).

La risposta adattativa dell’organismo, troppo intensa e prolungata nel tempo, porta ad un esaurimento funzionale dei meccanismi di difesa fisiologici.

La terza e ultima fase è chiamata infatti fase di esaurimento e sperimentiamo danni all’apparato cardiovascolare, endocrino, gastrointestinale, immunitario, oltre che nervoso (da qui l’espressione “esaurimento nervoso”).

A questi danni diretti si aggiungono quelli indiretti provocati dall’uso di strategie di coping dannose come quelle accennate prima, come l’uso di alcolici, il fumo, la diminuzione dell’attività fisica e delle ore di sonno.

È possibile, dunque, evitare di arrivare all’esaurimento? Certo, perché se da un lato è vero che il cambiamento di mansione non l’abbiamo deciso noi (e ad essere sinceri non lo avremmo nemmeno voluto!), dall’altro lato è altrettanto vero che le strategie di coping che decidiamo di mettere in atto dipendono solo ed esclusivamente da noi.

Fermarci a ragionare su quanto siano efficaci quelle che stiamo utilizzando ci permette di capire se è conveniente proseguire nella stessa direzione o se invece sarebbe meglio abbandonare le vecchie strategie per tentarne di nuove, utilizzando quindi in maniera positiva l’attivazione psicofisiologica causata dallo stress.

Paola Spera

About Paola Spera

Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.

Related posts