Storia. Economia a Sona cento anni fa: un territorio in crescita. Ma poi la guerra…

Il novecento era iniziato con molte buone prospettive per il nostro Comune. L’agricoltura stava cambiando con l’arrivo delle prime irrigazioni a  scorrimento e nuove fonti di acqua potabile per uso privato. Il tessuto produttivo diverso da quello agricolo stava cambiando, diversificandosi ed insediandosi in tutte le frazioni; in forte crescita i commercianti e gli artigiani con nuove attività nei campi dei combustibili, del cemento e del legno, con gli intromettitori girovaghi, i venditori di mercerie e tovaglie, i meccanici per l’agricoltura, i maniscalchi e i barbieri. Il periodo registrò le prime attività industriali con la presenza di dipendenti nel campo alimentare (come la Ditta Mazzi, tuttora in attività a Lugagnano), nella meccanica (carri e carriole) e nel settore dell’edilizia.

Il Comune cominciò a disporre lentamente dei servizi di telefono, telegrafo, illuminazione pubblica e trasporti a trazione animale. Nel primo decennio del secolo il 30% dei cittadini del Comune poteva considerarsi benestante. Erano soprattutto proprietari terrieri, artigiani, commercianti e professionisti, castaldi, oltre che alcuni dipendenti dello Stato. I dipendenti del settore pubblico potevano considerarsi cittadini con mezzi economici sufficienti per soddisfare le necessità essenziali alla vita quotidiana.

Le famiglie dichiarate povere, che alla fine del secolo precedente erano il 50/60%, si ridussero al 20-30%. L’avviato sviluppo economico fu però bruscamente interrotto dalla guerra e la condizione economica della maggior parte delle famiglie tornò a essere precaria. I “venti di guerra” che preannunciarono lo scoppio del I conflitto mondiale riportarono a casa, soprattutto dall’Austria-Ungheria e dalla Germania, i molti emigranti che lavoravano in quei Paesi. La disoccupazione divenne  a Sona il grande problema per molti anni.

Nel 1914 il Comune mise in cantiere opere pubbliche soprattutto con interventi sulle strade o per fornire pozzi al territorio, indebitandosi oltre ogni misura. Durante il conflitto, con tutti gli uomini in guerra, furono le donne a sostenere il peso della conduzione delle campagne, delle attività produttive e dei servizi. Per il problema alimentare ci pensò soprattutto lo Stato con le requisizioni, le tessere annonarie ed il calmiere dei prezzi. La situazione nei primi anni ’20  peggiorò ulteriormente a causa del gravoso onere economico lasciato dalla guerra e colpì duramente anche Sona.

Il Comune assunse mutui per avviare opere pubbliche, chiese prestiti e invitò chi poteva assumere in agricoltura, anche per periodi brevi, a farlo con urgenza. Nel 1920 per occupare della manodopera locale si progettò e si costruì una nuova strada, in concorso con Bussolengo, che partendo dal cimitero di Palazzolo portava nel territorio di Pastrengo. Tutto risultò insufficiente. Si susseguirono moti di protesta legati alla richiesta di lavoro, richiesta che l’Amministrazione comunale non era in grado di soddisfare. Si registrarono anche alcuni scontri nelle strade, in particolare a Palazzolo con l’intervento della forza pubblica.

L’arrivo del Podestà al posto del Sindaco nel 1926 chiuse il capitolo delle Amministrazioni elette, capitolo che sarà riaperto solamente nel 1946, dopo il secondo conflitto mondiale.