Storia del sottopasso della Rampa, confine (conteso) tra Lugagnano e Caselle

In occasione lo scorso luglio della riapertura del nuovo sottopasso ferroviario in località Rampa di Lugagnano la memoria è corsa a ciò che quella zona ha rappresentato nel corso degli anni dal punto di vista del rapporto fra i due confinanti Comuni di Sona e di Sommacampagna.

La “Rampa” era il dosso artificiale creato dalla massicciata della ferrovia “Milano-Venezia”, costruita durante la dominazione austriaca del Regno Lombardo Veneto. Fino al 1975 la frazione di Lugagnano era divisa in quattro Comuni: Sona, Sommacampagna, Bussolengo e Verona e la località Rampa vedeva a sinistra, oltre la ferrovia a sud, un ampio territorio agricolo, di competenza di Sona ed il rimanente a destra di Sommacampagna.

Sul lato nord della ferrata, invece, era attiva una “fermata” sulla linea ferroviaria che servì, per un lungo periodo, Caselle e Lugagnano. Trascuriamo di scrivere di quando in quell’area baldanzosi giovanotti difendevano con sassaiole le donzelle di Lugagnano dai tentativi di visite furtive da parte di quelli di Caselle, donzelle che sembra invece le gradissero, incontrandoli nel vecchio cimitero, dicendo che vi si recavano per trovare i nonni, là sepolti. “E’ già da allora che Caselle e Lugagnano non si potevano soffrire, senza però che vi fosse un preciso motivo”, come si scrive nel volume Fregole de Storia.

Ricordiamo invece che, a partire dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, i rapporti fra le due amministrazioni comunali per motivi di una certa importanza iniziarono a non correre più su binari di cordiale collaborazione, come avrebbe dovuto essere.

Ma è necessario fare un passo indietro per capire la vicenda. Al termine della Seconda Guerra Mondiale sulla linea allora chiamata Torino–Venezia non era più in funzione alcun collegamento con la stazione ferroviaria di Verona, perché i ponti che reggevano la linea ferroviaria nei pressi della città erano stati bombardati dagli Alleati.

Fino al loro ripristino si autoregolamentò un servizio di trasporto privato, con il consenso tacito dell’autorità. Chi aveva un mezzo di trasporto di qualunque tipo poteva, ed era sollecitato a farlo, attendere fuori dalla stazione di Sommacampagna l’arrivo dei treni da Brescia per trasportare a Verona chi aveva la necessità di raggiungere la città, incassando in proprio una tariffa prefissata. Unica regola tacita: i militari dovevano essere trasportati gratuitamente.

Dopo un paio d’anni un laborioso accordo fu raggiunto dai due Comuni – per Sona con il sindaco Giovanni Ledro – con l’amministrazione delle Ferrovie delle Stato per dotare Lugagnano di una “fermata” ferroviaria, che doveva servire anche la frazione di Caselle. Questo accordo faceva seguito ad un precedente, quando Sommacampagna ottenne che l’intestazione della già presente stazione ferroviaria, rimessa in attività nel dopoguerra, fosse Sommacampagna/Sona e non viceversa, come previsto.

La “fermata” di Lugagnano (nella foto archivio Mario Pachera) fu inaugurata il 25 maggio 1947, dopo aver ristrutturato il casello ferroviario della Rampa con una spesa di 125mila Lire a carico, in uguale misura, dei due Comuni. Nell’occasione venne richiesto che fosse approntato anche uno scalo merci “che avrebbe agevolato gli agricoltori locali specie per l’esportazione della frutta, di cui è abbondante il raccolto nelle zone circostanti”. La richiesta non fu accolta. Quella fermata fu molto utile per trasportare molti ragazzi alle scuole di Verona, in alternativa al servizio di corriera che applicava tariffe più onerose.

I contrasti più pesanti tra le due amministrazioni confinanti iniziarono quando il nuovo regime fiscale per i Comuni previde che alcuni contributi statali venissero erogati sulla base dei numeri di cittadini residenti e la frazione di Caselle, per ottenere maggiori entrate, non rinunciò ad utilizzare i 668 cittadini di Lugagnano della parte di Sommacampagna, ed i 175 loro scolari che frequentavano le scuole locali della frazione.

Quindi maggiori oneri per Sona e nessun contributo a ristoro da parte di Sommacampagna. Un’importante dimostrazione dello stato dei rapporti si palesò apertamente quando il nuovo sindaco di Sommacampagna, Attilio Recchia, che fu un buon amico di Lugagnano, subito dopo le elezioni del 1970, sollecitato a presiedere un’assemblea pubblica ma impedito da una parte della sua maggioranza consigliare, pretese di venire nella frazione per incontrare i “suoi concittadini”.

Per poter partecipare a quell’assemblea dovette accettare il compromesso che l’invito fosse così concepito: “Ai cittadini di Caselle, residenti nella frazione di Lugagnano”. Nel 1972, sindaco di Sona Carlo Scattolini, con la finalità di riportare i rapporti con Sommacampagna su binari collaborativi (essendo nel frattempo caduti i motivi delle contrapposizioni in campo fiscale) fu stipulato un accordo che riconobbe i diritti di Sona sulla frazione di Lugagnano relativamente ai costi sostenuti, per i “cittadini di Sommacampagna abitanti a Lugagnano”. Il protocollo di intesa regolamentò quanto Sommacampagna avrebbe dovuto riconoscere a Sona per i servizi forniti ai suoi cittadini per scuole elementari e medie e per il ristoro di altre spese che stava sostenendo.

In quella occasione accettò anche di ridurre la distanza di tutela per la costruzione di abitazioni civili rispetto al nuovo cimitero, che era stato costruito nel territorio di competenza di Sommacampagna. Questo accordo fu un buon viatico al momento dell’avvio delle pratiche per l’unificazione di Lugagnano, che previdero anche la cessione al Comune di Sommacampagna del territorio oltre la linea ferroviaria, in località Rampa.

Dopo l’unificazione si creò finalmente un rapporto di stretta collaborazione fra le due amministrazioni in un periodo nel quale si cominciava a dare spazio ad iniziative consortili. Sona (con sindaco chi scrive questo articolo) procedette ad avviare trattative con Sommacampagna per realizzare insieme il piano delle fognature ed il mercato ortofrutticolo.

La prima iniziativa portò a gestire le reti fognanti, costruendo ed utilizzando un unico impianto di depurazione a valle di Sommacampagna, con il concorso economico e tecnico sostanzioso della ditta Arena, che aveva uno stabilimento a Sommacampagna. La seconda iniziativa fu tentata con il Comune di Sommacampagna stesso, quello di Bussolengo e quello di Pescantina per realizzare un mercato ortofrutticolo comune in un’area baricentrica, che fu individuata in zona Olmo a Sona.

L’iniziativa non andò a buon fine perché Bussolengo decise di costruire un proprio mercato con Pescantina, e quindi Sona e Sommacampagna ne costruirono uno loro, tuttora in attività.

Ed il sottopasso in località Rampa? Nel 1977 l’amministrazione delle Ferrovie dello Stato interpellò il Comune di Sona, perché intendeva eliminare il passaggio a livello in quella località. L’accordo sottoscritto previde che le ferrovie versassero a Sona 50 milioni delle vecchie lire e che il lavoro, per facilitare la sua realizzazione, fosse eseguito dallo stesso Comune.

Il sottopasso entrò in funzione, facilitando per anni la viabilità Lugagnano-Caselle che prima di allora frequentemente veniva bloccata dal passaggio di treni da e per Brescia. La TAV ai nostri giorni ha “regalato” a Lugagnano un nuovo sottopasso, che sicuramente stupirebbe per le dimensioni i cittadini di Lugagnano e di Caselle degli anni che abbiamo raccontato.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.