Omicidio Meche: Stoleru non credibile

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Punto per punto la difesa di Claudiu Stoleru aveva cercato di smontare quelle certezze circa la responsabilità del giovane manovale per la morte anche di Luciana Rambaldo, uccisa insieme al marito Luigi Meche all’interno della loro villetta  in via Tirso a Lugagnano di Sona il 23 aprile 2008.

 

Ma «ritiene la Corte che pur essendo fondati più di uno dei motivi d’appello la sentenza debba essere confermata». La Corte d’Assise d’Appello di Venezia, pur condividendo il giudizio della difesa (condotta da Davide Adami) circa l’incertezza dell’ora di rientro di Stoleru e Meche, non ammette l’esistenza di dubbi sul fatto che erano in casa prima dell’arrivo della signora.

 

Un appello mirato ad escludere la responsabilità del giovane nella morte della donna (omicidio che non ha mai ammesso mentre mai negò l’aggressione mortale a Meche) e se nelle motivazioni della sentenza che a metà aprile aveva «fissato» la condanna all’ergastolo, la Corte ha riconosciuto che in primo grado vennero valorizzati elementi indiziari (le scarpe davanti alla camera e le borse della spesa parzialmente svuotate) ha ritenuto che il comportamento del giovane, secondo quel che raccontò, sarebbe stato illogico: «se non sapeva dell’omicidio della donna e doveva ritenere fosse viva sarebbe stato illogico che tentasse di occultare le tracce del delitto poichè la donna lo avrebbe subito scoperto».

 

La Corte riconosce che «gli elementi indizianti favorevoli alla tesi difensiva sono neutri perchè compatibili con entrambe le versioni» quali la presenza di un’unghiata sul viso della Rambaldo. Il sangue sotto le scarpe mentre l’assenza sui vestiti «potrebbe dipendere dal fatto che la signora aveva perso poco sangue». La Corte ha ritenuto che «vi siano più convergenti elementi indizianti che consentono di ritenere raggiunta con sufficiente certezza la prova che Stoleru ha commesso anche l’omicidio della donna. Nessun altro può averla uccisa». E «non è comprensibile la sua versione quando riferisce di non aver più visto la donna», «la sua versione è illogica» e da qui il racconto non è veritiero. La Corte presieduta da Daniela Perdibon ha ritenuto invece che «la ricostruzione più verosimile è quella che vede il movente dell’omicidio di Meche nei rapporti che avrebbe avuto o preteso con Stoleru». Ritiene che il giovane possa aver bevuto: «risulta più comprensibile il rapporto consumato con la signora come atto dettato dalla vendetta». E non ha concesso le attenuanti: ergastolo e 8 mesi di isolamento.