“Star Wars: L’ascesa di Skywalker”, di J. J. Abrams. Un epilogo poco stellare

Trama e Recensione

Successivamente alla morte di Snoke Kylo Ren diventa Leader Supremo del Primo Ordine ed è sulle tracce del malvagio Imperatore Palpatine. Nel frattempo Rey sta completando il suo addestramento per diventare Jedi sotto la guida e la protezione del generale Leia.

Ma per anticipare le mosse di Kylo Ren e fermare l’avanzata del Lato Oscuro Rey, Poe, Finn, Chewbecca e gli immancabili C-3PO e BB-8 partono alla ricerca di un dispositivo in grado di localizzare Palpatine e sconfiggerlo definitivamente.

La locandina del film

La saga di Star Wars è giunta (forse) a un epilogo conclusivo. Tanto viene raccontato in quest’ultimo lungometraggio: viene fatta luce sull’identità di Rey, qualche vecchio personaggio (o le proiezioni di esso) tornerà ad avere un ruolo, viene approfondito il concetto della Forza, si dà un senso al significato di famiglia.

Tanti elementi di trama e sceneggiatura che, a conti fatti, riportano la saga sulla careggiata tracciata dal capitolo VII, successivamente sviata dal capitolo VIII Gli ultimi Jedi di Rian Johnson, rendendo questo epilogo conclusivo una sintesi dei due opposti: non c’è né un eccessivo ricorso alla nostalgia né una rappresentazione puerile di personaggi e contesti. Certo, l’ironia non manca, ma l’umorismo non giunge mai ai livelli dissacranti del capitolo precedente.

Il regista J. J. Abrams (che ha già firmato Il risveglio della Forza) raggiunge l’obiettivo d’intrattenere il pubblico (la sfida più semplice), ma perde completamente di vista l’obiettivo (ambizioso, ma l’unico per cui valesse la pena riproporre una nuova trilogia) di rinnovare o innovare una saga che ha incantato ed emozionato un pubblico di svariate generazioni.

Guardando oggettivamente L’ascesa di Skywalker, è evidente che qualcosa sia nella forma sia nella sostanza del film non abbia funzionato.

Partiamo dalla sostanza. La trama del film è indubbiamente ricchissima di spunti e novità, ma riproporre un antagonista, per quanto spietato e oscuro, già visto e conosciuto nelle trilogie precedenti, è un forte punto di debolezza. Kylo Ren poteva essere una nuova carta da giocare, dato che nel capitolo precedente ha mostrato una complessità maggiore, ma si conferma solo una piccola ombra della malvagità che fu di Darth Vader o di Palpatine.

I punti più bassi, però, si toccano con la fenomenologia della Forza: non basta associarla a un “presentimento” per mantenerla valorizzata, perché da energia arcana tanto preziosa quanto potente, in grado di guidare il destino dell’Universo, qui diviene uno sfrenato sfoggio di magia e incantesimi simili a quelli dei duelli in Harry Potter.

Sul lato della forma, invece, è assolutamente mirabile il risultato visivo: la fotografia, le scenografie e gli effetti speciali sono magnetici e un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Anche la colonna sonora, immancabilmente firmata da John Williams, è in moltissime scene trascinante e protagonista (bellissime le rivisitazioni del tema di Rey).

Peccato per la sceneggiatura (l’aspetto più importante): molti passaggi del film sono scontati e banali (arrivano i protagonisti e, nonostante qualche ostacolo, trovano subito una soluzione), pochissimi sono i momenti di sorpresa; questi difetti di narrazione sono coperti dalla rapida successione degli eventi o dagli stacchi frenetici delle scene d’azione.

Ciò che, invece, costituisce il punto di forza in L’ascesa di Skywalker sono i momenti delle relazioni e dei rapporti umani (le scene con Leia Organa, interpretata dalla compianta Carrie Fisher valgono da sole il prezzo del biglietto), in grado di spiegare con poche parole ma con immagini efficaci il concetto di famiglia.

Un capitolo conclusivo, quindi, poco stellare o memorabile, ma in grado di regalare a un pubblico di ogni età oltre due ore di intrattenimento.

La Scheda

“Star Wars: L’ascesa di Skywalker”, regia di J. J. Abrams, 2019

La Valutazione

3 stelle di 5

Il trailer