Quest’anno, l’under 18+ e la Junior Company di SpazioMio – la scuola di teatro dei Salvi, tra Lugagnano e San Massimo – hanno deciso di presentarsi a maggio con due rappresentazioni di straordinaria bellezza e profondo significato: Don Chisciotte per i primi e Gatte da legare per le seconde, portati entrambi in scena domenica 31 maggio al cinema/teatro Astra, a chiusura del Festival del Teatro di San Giovanni Lupatoto, giunto quest’anno alla sua decima edizione.
Partiamo con il primo: L’intero testo si fonda sulla storica figura del cavaliere errante che, in questa rappresentazione, si erge paladino di un oggetto di cui abbiamo dimenticato totalmente l’importanza, i libri.
Infatti i suoi avversari non sono i mulini a vento, ma i cosiddetti Militi del Fuoco: “cacciatori e bruciatori di libri”, il cui compito è appunto sequestrare e distruggere i testi, considerati nocivi alla salute, per rimpiazzarli con schermi tv.
Oltre al romanzo di Miguel de Cervantes sono numerosi i riferimenti ad altre opere: il controllo assiduo che re Toto, despota del paese, esercita sui cittadini a scopo di indottrinarli e renderli schiavi senza pensiero, ricorda la figura del Grande Fratello di George Orwell in 1984. La figura stessa dei Militi e il loro scopo ricorda le milizie di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, il cui stesso autore aveva dichiarato di essersi era ispirato ai roghi dei nazisti.
La drammaticità di questo spettacolo è estremamente attuale. La cultura, da sempre metodo utilizzato dai popoli per affermarsi e liberarsi, oggi rischia di venire progressivamente smantellata, a danno soprattutto di chi non può permettersi di accedervi.
Ma allo stesso tempo, sono i cittadini ad aver perso la fiducia in quello che è il grandissimo potere della lettura. Da tempo ormai smettono di invogliare le future generazioni a conoscere, rifiutandosi di rispondere ai loro interrogativi e in primis loro stessi smettono di accrescere il proprio sé.
Perché è proprio tramite la conoscenza che si riesce a scoprire più a fondo il mondo. Ed è scoprendo il mondo che si scopre la propria libertà.
Poi, se i ragazzi dell’under 18 hanno fatto un eccellente lavoro, lo stesso bisogna affermare della Junior Company. Il titolo del loro spettacolo, Matte da Legare, fa inizialmente sorridere… poi si assiste il primo atto e si capisce che qui c’è pochissimo da ridere.
Il tutto è ambientato in un manicomio, come venivano nominati una volta, dove le pazienti, chiamate dispregiativamente “le gatte”, soffrono condizioni di vita terribili, sottoposte costantemente a vessazioni da parte delle infermiere o a tremende “cure”, come docce gelate o l’elettroshock.
Questa, purtroppo, era la prassi in molti istituti dell’epoca: non erano case di cura, ma mere prigioni dove gli internati erano privati di qualsiasi diritto e rinchiusi in gabbie e camicie di forza. “Per non parlare, per non disturbare. Per non esistere troppo”
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempreTutto questo finchè non arriva Franco Basaglia, psichiatra veneziano, in questa rappresentazione magistralmente interpretato da Viola d’Agata. Disgustato dalle terribili condizioni in cui versano le pazienti, decide di attuare una vera e propria rivoluzione gentile, con l’obiettivo di cambiare completamente l’approccio psichiatrico, volendo ridare umanità a coloro a cui era stata privata.
Basaglia rivoluziona dunque il reparto psichiatrico, rimuovendo le gabbie e aggiungendo letti, comodini, specchi e oggetti d’uso quotidiano, nonostante lo scetticismo delle infermiere e dell’ex direttore.
Inoltre, comincia ad indire delle assemblee, con lo scopo di parlare e conoscere meglio le pazienti. Nonostante i primi incontri infruttuosi, esse cominciano pian piano ad aprirsi, rivelando molto di sé stesse (una ha subito violenza sessuale, un’altra probabilmente ha avuto la depressione post parto, altre due hanno subito violenza dai loro genitori).
Una goccia che ha in realtà smosso molto di più di quello che si potesse immaginare: il 13 maggio 1978, la legge n.180 (denominata appunto Legge Basaglia) ha rivoluzionato il sistema psichiatrico italiano, portando il nostro Paese ad essere il primo al mondo a chiudere i manicomi, liberano oltre 80mila persone considerate fino ad allora pericolose. Quel “gatto” di Franco Basaglia c’è l’aveva fatta.
Lo spettacolo poi si conclude sulle note di “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, cantata con rarissima dolcezza da Marta Perina, una delle attrici. La stessa dolcezza e umanità utilizzata da tutte le altre nove ragazze che hanno portato in scena questo testo, dalla tematica molto difficile e insidiosa, ma reso stupendo dal loro talento.
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