Sovversive, ribelli e partigiane. Martedì a Sona un convegno sul ruolo delle donne in guerra

Martedì 10 maggio alle ore 20.30, presso la sala del consiglio del Comune di Sona, si tiene il convegno “Sovversive, ribelli e partigiane: le donne nella guerra”, organizzato dall’assessorato alle pari opportunità.

A condurre la serata sarà la professoressa Sonia Residori, studiosa di storia sociale, che tratterà del ruolo delle donne durante il secondo conflitto mondiale ed il regime fascista.

Un argomento interessante e poco esplorato, che gli Alpini di Lugagnano avevano trattato nel 2017 nella loro Baita, parlando però di Grande Guerra, la Prima Guerra mondiale. Mentre a Sona martedì si parlerà soprattutto della Seconda.

Nel corso del convegno – si legge nel programma dei lavori – la professoressa Residori racconterà di donne che trovarono posto negli impieghi pubblici come bigliettaie, tranviere, facchine, spazzine e portalettere.

Il convegno – prosegue la presentazione dell’evento – affronterà anche le scelte compiute dalle giovani donne che decisero di arruolarsi come volontarie nella resistenza. Donne che non solo furono staffette, infermiere, cuoche, sarte, lavandaie, ma anche combattenti, pagando un prezzo altissimo in termini di sofferenze e umiliazioni, torture e sevizie, detenzione in carcere e deportazione nei campi di concentramento.

Sul tema del ruolo delle donne durante la guerra, tra i tantissimi vi è un piccolissimo episodio, ma molto indicativo da ricordare, che spiega meglio di mille parole una certa mentalità tutta italiana.

Anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il ministro Taviani intervenne ad una cerimonia nella quale venivano premiati al valore alcuni partigiani che si erano battuti a Roma per rendere dura la vita ai tedeschi, impegnati sul fronte di Anzio contro gli americani.

Tra i premiati vi era Carla Capponi, che al tempo della Roma occupata dai Nazisti aveva 19 anni e che aveva scelto di scomparire in clandestinità e di combattere, armi in mano. Perché credeva nell’Italia e credeva in un futuro di libertà democratica. Fu una combattente coraggiosa, che più volte rischiò la cattura, la tortura e la morte. E che in un’azione di guerra riuscì ad uccidere un ufficiale delle SS.

Quando, nel corso di quella cerimonia, il ministro Taviani si avvicinò a lei con la medaglia, gli venne naturale di chiederle se era la moglie di un decorato alla memoria. Lei, che poi divenne deputata e che è scomparsa nel 2020, semplicemente gli rispose “no, guardi che la decorata sono io”.