“Soul”, di Pete Docter. Imperdibile il nuovo capolavoro Pixar

Trama e Recensione

Joe Gardner è un insegnante di musica in una scuola media di New York. Nonostante riceva il contratto a tempo indeterminato, Joe non smette di coltivare l’ambizione di diventare un musicista jazz professionista e dare una svolta sfavillante alla sua carriera. Ma proprio il giorno in cui si guadagna l’occasione di suonare insieme a una leggenda del jazz e poter dare un senso alla sua vita, è vittima di una rovinosa caduta e muore.

Nell’Aldilà l’anima di Joe non accetta il proprio destino, sfugge al sistema di sorveglianza e precipita nell’Ante-mondo, una sorta di limbo in cui le anime formano una propria identità prima di nascere sulla Terra. Qui viene assegnato come mentore a 22, un’anima cinica e testarda che non trova il proprio senso di vivere. Joe dovrà quindi fare i conti con una duplice sfida: tornare nel suo corpo sulla Terra e fornire a 22 quella “scintilla” necessaria per lasciare l’Ante-mondo.

La locandina del film

È difficile rimanere delusi dal laboratorio creativo della Pixar, che ancora una volta sa regalare una pellicola preziosa ed emozionante, educativa e profonda, con molteplici livelli di lettura a seconda dell’età e dell’esperienza dello spettatore. Soul sa intrattenere i più piccoli e offrire spunti di discussione per i più grandi. La ricetta del film è un richiamo a quanto visto in Coco e nel bellissimo Inside Out, ma rivisita la complessità narrativa e il registro cinematografico, conferendo maggiore originalità alla pellicola.

Sulla forma il punto di partenza è la creatività grafica: la rappresentazione delle anime e dell’ambiente metafisico ha un che di sagace e inventivo, mai banale o superficiale. Anche la colonna sonora è eccezionale: le noti vibranti del pianoforte vogliono essere un richiamo alla bellezza e una fonte d’ispirazione, e rappresentano, inoltre, passaggi narrativi chiave.

A livello di contenuto Soul si conferma un forziere ricchissimo di tematiche, che la sceneggiatura riesce gradualmente a far brillare. C’è, primo su tutti, il tema della passione e della musica (il jazz) come “cura dell’anima”; il tema degli obiettivi nella vita o, più in generale, delle ambizioni e delle vocazioni a un’arte, a una professione o a uno stato d’essere; non manca nemmeno il tema del rapporto con il genitore, che matura aspettative diverse rispetto a quelle dei figli.

Joe e 22, nonostante l’uno non voglia morire e l’altra non voglia vivere, intraprenderanno un percorso comune e una maturazione profonda ed esistenziale, dalla quale entrambi coglieranno reciprocamente spunti riflessivi e di crescita.

Estremamente interessante, inoltre, come viene raccontato (anche cinematograficamente) la perdita di contatto tra l’anima e l’esperienza terrena: vuoi la rincorsa di un obiettivo sbagliato, vuoi la trasformazione di una passione in un’ossessione, vuoi l’assenza di quello stimolo che permette di assaporare la vita nel suo presente.

Uno dei messaggi più belli di Soul è proprio la capacità di maturare la propria felicità e di non perdere lo stupore di fronte alla bellezza anche delle cose più semplici e non necessariamente materiali. Decisamente un toccasana contro l’individualismo moderno.

La Scheda
“Soul”, regia di Pete Docter, 2020

La Valutazione
5 stelle di 5

Il trailer