Sono soprattutto gli uomini a doversi interrogare nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Sor Ottorino: Alla fine dei conti, lei è ‘na brava donna de casa.
Ivano: È che me ‘e leva dalle mano…
Sor Ottorino: Non glie poi mena’ sempre, sennò s’abitua! Una, ma forte!

Questa una delle frasi più celebri del nuovo film diretto da Paola Cortellesi C’è ancora domani, che concerne il tema dell’emancipazione femminile e della violenza sulle donne, argomento di un’attualità a dir poco spaventosa e che purtroppo ha visto pochi miglioramenti da quel lontano 1946, anno in cui è ambientata la pellicola.

Oggi 25 novembre celebriamo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che, a parer mio, dovrebbe durare ben più di 24 ore poiché in queste sfuggenti 24 ore quello a cui i paesi delle Nazioni Unite si dedicano attivamente è cercare di eliminare con ogni mezzo di sensibilizzazione e comunicazione un fenomeno che ormai è all’ordine del giorno: il femminicidio, e tutte le sue forme meno estreme, come la violenza domestica.

Istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, questa giornata deve la sua nascita al sacrificio di tre coraggiosissime donne domenicane, le sorelle Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, che, nella Repubblica domenicana della seconda metà del ‘900 ebbero il coraggio di opporsi al regime dittatoriale presieduto dal generale Rafael Trujillo, che, di contro, decise di mettere a tacere queste scomode voci facendole torturare e uccidere. Ecco perché è stata scelta la data del 25 novembre, giorno in cui si verificò l’efferato crimine nel 1960.

Al 19 novembre scorso, le vittime di femminicidio in Italia avevano raggiunto quota 106, di cui 87 uccise in ambito familiare, e 55, in particolare, per mano del partner o dell’ex partner. Ciò che terrorizza ancor di più è il fatto che questo numero sembra voler solo aumentare.

Quella che oggi dilaga è una pericolosissima indifferenza verso quello che viene considerato come un problema che interessa esclusivamente il genere femminile, mentre in realtà dovrebbe riguardare soprattutto il genere maschile, a cui appartengono gli autori di questa strage continua.

È stato proprio l’omicidio di Giulia Cecchetin, nella sua tragicità, a scuotere quell’indifferenza e corta memoria che sino ad ora hanno fatto seguito a questi fatti delittuosi.

Tramontato il clamore mediatico è venuta meno una certa morbosa curiosità che spesso si accompagna ai fatti criminali; le vittime venivano presto dimenticate, trasformandosi in un puro numero che si aggiungeva alla lista destinata ad allungarsi, così il femminicidio veniva e viene rubricato a statistica. Ed è ciò da cui occorre prendere le distanze.

Perché anche solo l’indifferenza e la distanza del maschio non è esente da colpevolezza, nel momento in cui non si sente direttamente toccato da ogni femminicidio

In definitiva questa quasi ormai quotidiana forma di violenza sulle donne interroga direttamente e per primi i cittadini maschi della comunità, costringendoli a non voltarsi dall’altra parte ma a essere onesti con sé stessi e ad ammettere che tutt’oggi persiste in certi ambienti e in certe situazioni una cultura del possesso e dello stupro, che permea ampie aree della società di cui facciamo parte.

Rasia Saletti
Classe Quinta M - Sono una ragazza di 18 anni, frequento un liceo classico e amo tutto ciò che concerne l’ambito creativo e artistico. Una mia grande passione è sicuramente leggere e raccogliere i libri in quella che sta diventando la mia biblioteca personale, ricolma di quelli che oramai sono divenuti il mio genere preferito, casi polizieschi irrisolti