Il sole illumina la Sala del Consiglio nel pomeriggio di sabato 26 settembre. Sebbene sia una bella giornata luminosa e fresca, che invita a trascorrere qualche ora all’aperto, alle 16 le sedie preparate per accogliere l’incontro con l’autore sono tutte occupate. Non poteva essere altrimenti, visto che l’ospite della rassegna di incontri letterari, curata dall’assessorato alla cultura del Comune di Sona, è Gianpaolo Trevisi, dirigente della Polizia di Stato ed ex direttore della Scuola Allievi Agenti di Peschiera, ora consigliere regionale del Pd.
Trevisi è anche un apprezzato scrittore: i suoi libri trattano di immigrazione, di violenza di genere, di bullismo, di paternità ed ora, a venticinque anni di distanza, dei terribili avvenimenti del G8 di Genova, definiti da Amnesty International “la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un Paese occidentale dal dopoguerra”.
In “Faccia a faccia” Trevisi racconta la sua esperienza diretta, dato che al G8 c’era e ricorda quanto avvenuto come il più grande fallimento delle forze dell’ordine e, più in generale, di un Paese intero. Quei giorni, in cui venne ucciso Carlo Giuliani e la scuola Diaz si riempì di sangue, per non parlare delle torture nella caserma di Bolzaneto, vengono descritti come un buio profondo che calò sulla Polizia e dentro il suo cuore, al punto che mise in discussione il senso del suo lavoro.
Quello che si è saputo dopo su quanto era effettivamente accaduto dentro la Diaz e sui terribili errori commessi nella gestione della sicurezza a Genova, hanno scosso profondamente l’opinione pubblica e chi crede fermamente che la violenza sia sempre un errore e che lo Stato non debba mai vendicarsi.
Trevisi ha ripreso più volte e con fermezza questo concetto, ribadendolo con la sensibilità e la schiettezza che lo contraddistinguono da sempre. Molti nella sala sono stati gli interventi di chi voleva saperne di più, di chi si indigna ancora profondamente a venticinque anni di distanza, di chi ha portato la sua testimonianza perché a Genova era presente e quei ricordi, la paura e l’incredulità per quanto vide sono ancora forti, capaci di provocare tra i presenti all’incontro anche qualche momento di commozione.
Il dirigente della Polizia di Stato ha risposto a ogni quesito e ha chiarito le motivazioni profonde che lo hanno spinto ad andare avanti dopo essere stato testimone degli enormi sbagli commessi dalle forze dell’ordine a Genova. L’amore per la divisa e soprattutto gli anni dedicati alla formazione degli allievi della Scuola di polizia di Peschiera hanno restituito il senso, donandogli forza e orgoglio.
Ha raccontato che ogni volta che iniziava a formare nuovi allievi, partiva dalla memoria ed in particolare dagli errori di cui nel tempo le forze dell’ordine si sono rese responsabili, nella convinzione che sia giusto mostrare innanzitutto cosa un poliziotto non deve essere, quindi partire, per esempio, dai fatti vergognosi del G8 di Genova.
Nella Sala del Consiglio si è parlato del valore della democrazia e cosa significhi difenderla, ieri e oggi. Si è dialogato a proposito dei diritti e dei doveri di ogni cittadino e di cosa ci renda e ci mantenga umani. Il messaggio di “Faccia a faccia”, dice Franco Gabrielli nella postfazione del libro, “è che la storia non appartiene soltanto a chi decide, a chi comanda o a chi protesta. Appartiene a tutti noi. E tutti noi, ciascuno nel ruolo che ricopre, abbiamo il dovere di fare in modo che la forza delle istituzioni non si separi mai dall’umanità, che il dissenso non degeneri in violenza e che la paura non prenda il posto della fiducia, unica vera infrastruttura della convivenza democratica.”
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