Sona, rami a terra e buche dopo la tempesta del 10 giugno: il Comune promette gli interventi

Park scene with two piles of dried branches on a grassy path, trees, playground equipment, and a yellow building in the background on a sunny day.

Ci sono ferite che, dopo una tempesta, restano in mezzo al paese anche quando il cielo è tornato limpido. Non fanno più rumore, non hanno la violenza del vento né l’urgenza delle sirene, ma continuano a stare lì: un ramo spezzato dentro un parco giochi, un tronco piegato a terra, l’asfalto aperto in una strada di passaggio, l’area cani attraversata dai segni ancora visibili del fortunale.

A quasi un mese dalla tromba d’aria che il 10 giugno, attorno alle ore 18, aveva investito anche il territorio di Sona, arrivano al Baco le proteste di un lettore per la situazione del parco giochi di via Donizetti, dell’area cani e della zona di San Rocco. La segnalazione racconta di alberi divelti, rami spezzati e buche sull’asfalto che, secondo il cittadino, sarebbero rimasti senza una sistemazione definitiva dopo alcuni interventi effettuati nella sera stessa dell’emergenza.

Il punto più curioso, e per il lettore anche più irritante, riguarda il parco rimasto aperto al pubblico. Mentre a terra restavano rami e alberi piegati, la cooperativa incaricata del taglio dell’erba avrebbe continuato il proprio lavoro, muovendosi tra gli ostacoli lasciati dal maltempo. Una scena quasi surreale: il verde rasato attorno ai segni della tempesta, l’ordinario che procede mentre lo straordinario resta lì, non ancora chiuso.

Abbiamo quindi interpellato il sindaco di Sona Gianfranco Dalla Valentina, che distingue nettamente i piani della vicenda. Il taglio dell’erba, spiega il sindaco, è un servizio diverso dagli interventi necessari per rimuovere ceppaie, tronchi, piante cadute e per ripristinare l’asfalto sconnesso. La cooperativa Beta, quindi, secondo il primo cittadino, non avrebbe alcuna competenza su quelle lavorazioni.

Il sindaco usa parole molto dirette: “La Beta non c’entra nulla, fa un altro tipo di interventi”. E aggiunge che chi interviene sugli alberi abbattuti deve essere una ditta specializzata, con operatori e strumenti adeguati, a partire dalle motoseghe. Tradotto fuori dal linguaggio dei cantieri: non basta vedere qualcuno al lavoro nel parco per concludere che possa occuparsi di tutto. Tagliare l’erba non significa mettere in sicurezza piante schiantate, né sistemare una strada lesionata.

Sul merito degli interventi, Dalla Valentina conferma che il Comune sta procedendo con gli affidamenti per la sistemazione della strada e per la rimozione di alcuni tronchi ancora rimasti nell’area di San Quirico.

Il nodo, però, sta proprio in quella distanza tra il tempo percepito dai cittadini e il tempo della macchina pubblica. Per chi passa ogni giorno davanti a un ramo caduto o a una buca, quasi un mese non è un dettaglio amministrativo: è un’attesa che si vede. Per un Comune, invece, dopo la prima messa in sicurezza si apre la fase degli incarichi, dei lavori distinti, delle priorità da ordinare, delle ditte da attivare. Due velocità diverse, spesso destinate a scontrarsi.

La tempesta del 10 giugno non aveva colpito un solo punto del territorio. Tra Sona e San Giorgio in Salici si erano registrati alberi caduti, strade da liberare, cancellate danneggiate, problemi di viabilità e interventi della protezione civile. A San Quirico erano state segnalate piante divelte e cancellate abbattute, con il coinvolgimento della storica chiesetta. A Villa Romani, poi, il vento aveva lasciato una ferita ancora più delicata, con alberi caduti attorno alla guglia e la necessità di verificare la stabilità della struttura.

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Ed è proprio su Villa Romani che il sindaco allarga il ragionamento. Dalla Valentina spiega che il Comune sta dando priorità anche a quell’area, dove l’intervento non riguarda soltanto la rimozione delle piante cadute. L’obiettivo, riferisce, è una pulizia generale della sommità della collina, con l’eliminazione degli alberi diventati pericolanti dopo l’uragano, una verifica statica della torre e la sostituzione della recinzione oggi presente.

Il sindaco indica che verrà effettuato un intervento più ampio, che dovrebbe togliere la rete esistente e la vegetazione che trasmette un senso di abbandono, per poi installare una recinzione più adeguata. Il problema, sottolinea, è anche impedire l’accesso delle persone alla torre, ritenuta pericolosa. La prospettiva indicata è quella di “restituire nel tempo la torre alla collettività, cogliendo l’occasione del danno provocato dal maltempo per affrontare una situazione che evidentemente non nasce solo dal fortunale”.

Anche qui i numeri raccontano il peso dell’intervento. Solo la rimozione e la pulizia delle piante nell’area di Villa Romani, secondo quanto riferito dal sindaco, avrebbe un costo di circa 15mila euro. Una cifra che aiuta a capire come il dopo-tempesta non sia fatto soltanto di rami da caricare su un mezzo, ma di verifiche, responsabilità, sicurezza e scelte tecniche.

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Erica Ederle
Giornalista pubblicista, vivo di parole, immagini e connessioni: la comunicazione è il mio habitat naturale, in tutte le sue forme — dalla carta ai social, dalle storie sussurrate a quelle che fanno rumore. Sono una sognatrice concreta, una che cambia prospettiva per capire meglio il mondo (e anche sé stessa). Mi muovo tra storie, trend e narrazioni digitali con curiosità e spirito critico, sempre pronta a rimettermi in gioco. Mi occupo dei canali social del Baco da Seta, dove unisco strategia e creatività ma, soprattutto, autenticità. Perché comunicare per me è anche ascoltare, interpretare e poi trovare il filo giusto per raccontare.