C’è un momento, nelle sedute di consiglio comunale, in cui un elenco di cifre smette di essere un elenco e diventa una cartina politica. Martedì 28 aprile, a Sona, al punto numero 5 si discute la modifica del programma triennale delle opere pubbliche 2026-27-28 e dell’elenco annuale 2026. Tocca al sindaco Gianfranco Dalla Valentina (nella foto di Mario Pachera): il piano, spiega, è l’aggiornamento dopo la variazione di bilancio appena affrontata e dopo il DUP approvato a fine 2025. Con una precisazione che pesa come una riga di confine: sotto i 150 mila euro alcune opere non entrano nemmeno nella fotografia del triennale.
Il sindaco entra quindi nel merito e mette sul tavolo gli aggiornamenti. Il primo è una voce che parla di traffico e incroci: lavori per la realizzazione di una rotatoria lungo la SR11 all’incrocio in località la Presa, per 700 mila euro. Il secondo intervento è più “urbanistico” e riguarda il tessuto del paese: valorizzazione di una porzione del centro abitato di Lugagnano di Sona, per 1 milione. Poi le opere che si agganciano all’annualità 2026: completamento del centro civico polifunzionale di Palazzolo di Sona, 250 mila euro, e messa in sicurezza, manutenzione e sistemazione urbana lungo la SR11 superiore in località Bosco, per 723.150 euro. Chiude l’elenco un nuovo parcheggio all’incrocio tra via dal Sole e via discesa Chiesa, per 270 mila euro.
Ma in aula, appena finito l’elenco, si apre la crepa che cambia il clima. Il presidente chiede se ci sono interventi e il consigliere Gianluigi Mazzi di Scelta per Sona entra subito su un punto specifico, che non è solo un dettaglio tecnico: è una rotatoria, quella del Bosco, citata come tema già caldo in passato. Mazzi la mette così, senza giri larghi: “Non vedo più la rotonda”. E aggiunge che non sarebbe la prima volta che accade: “Era già successo che era sparita nell’aprile dello scorso anno”. Il sospetto, in sostanza, è che una tabella “riciclata” e aggiornata possa aver perso per strada un’opera considerata centrale.
Il sindaco risponde di getto: “Eh no, allora c’è c’è e deve esserci”. E prova a fissare un punto fermo: la procedura sarebbe avviata, la stazione appaltante è il consorzio Le Valli di San Bonifacio, sarebbero state chiamate le ditte per presentare le offerte. Mazzi però non molla, perché la questione non è solo se l’opera esista nella realtà, ma se esista nel documento che si sta votando. Il nodo, detto in modo brutale, è questo: se manca dalla carta, qualcosa non torna. E infatti avverte: “Se manca è un problema cioè non è a posto questo documento”. E spinge fino all’ipotesi emendamento: se davvero è stata tolta, va chiarito subito.
A quel punto entra la segretaria comunale, e l’aula si sposta dalla politica al meccanismo. La rotatoria, spiega, è un’opera di urbanizzazione fatta da privati, inserita nel programma come finanziata da privati e senza una corrispondente voce nel bilancio. Poi la regola non scritta ma applicata spesso nei piani: “Normalmente le opere pubbliche non vengono riproposte nel programma nel momento in cui si avvia la procedura di gara”. Motivo: la somma risulta già impegnata o prenotata. E qui la frase che prova a chiudere la paura di “sparizione”: “Tecnicamente di solito è così, ma questo non significa che sparisce l’opera”.
Mazzi ascolta, ma resta con la sensazione che il problema non sia la regola, bensì l’errore materiale. Ricorda che ad ottobre l’opera c’era e dice chiaramente di temere una dimenticanza: “Io ribadisco che secondo me manca quest’opera”. La segretaria, a sua volta, lascia aperta la porta: se fosse un refuso, si può integrare. E rassicura sul punto più delicato, quello delle risorse: essendo fondi privati, non si tratta di soldi evaporati dal bilancio. “Non vedo un grosso problema”, dice, in sostanza: l’opera non si cancella perché una riga non compare.
Nel mezzo, il sindaco prova a riportare la discussione sull’iter: procedura negoziata, ditte invitate, gara aperta, ma senza entrare nei dettagli su chi partecipi o quando si chiuda: “Poi io non so né chi siano le ditte e non so fra quanti giorni si chiuda la gara”. Il tema però, in aula, ormai è diventato anche politico. Il consigliere Carlo Antonio Mazzola di Rinascita per Sona chiede un impegno di chiarezza, non tanto per gli atti quanto per il messaggio alla comunità: “Vorrei un impegno a darci una risposta chiara anche per assicurare la cittadinanza che un’opera così sentita effettivamente fatta”. Il consigliere Mattia Leoni di Sona Domani invece lega direttamente la questione alla propria scelta in voto: vede la delibera “non completa” e annuncia l’astensione, senza entrare nel merito delle singole opere ma del documento nel suo insieme: “Questa delibera io non la valuto completa, mi astengo”.
La chiusura del sindaco prova a mettere una pietra sul caso-tabella. Riferisce un riscontro tecnico: l’assessore Paolo Bellotti avrebbe chiamato il responsabile di settore, l’architetto Fabio Dal Barco, e la spiegazione sarebbe questa: l’opera è stata tolta perché, essendo in gara, va tolta dal triennale. Tradotto: non è una cancellazione, è una conseguenza procedurale. E il sindaco lo dice senza ambiguità: “Per quanto riguarda l’amministrazione, il piano triennale delle opere così come fatto va bene così”.
Poi il voto. Il presidente Pesce mette ai voti il punto numero 5: favorevoli la maggioranza, contrari nessuno, astenuta la minoranza. Stessa dinamica per l’immediata esecutività: maggioranza sì, nessun no, minoranza astenuta. Il provvedimento passa.
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