A Sona, quando le biciclette imboccano ancora una volta la salita della Chiesa, non serve guardare il numero del giro per capire quanto sia dura.
Basta osservare i volti dei corridori, le spalle che cominciano a muoversi, le gambe che cercano ancora forza dopo chilometri corsi ad una velocità feroce. E basta ascoltare il rumore della gente assiepata lungo il percorso, tantissima, per capire che il Gran Premio San Luigi continua ad essere molto più di una semplice gara ciclistica.
La sessantatreesima edizione, corsa martedì 8 settembre sulle strade di Sona, ha regalato una prova spettacolare e soprattutto durissima, dominata da Lorenzo Mottes, portacolori della U.C. Trevigiani Energiapura Marchiol, capace di costruire la vittoria da lontano e poi di completare il lavoro nel modo più netto possibile: da solo.
Mottes è entrato praticamente subito dentro la corsa vera. Nei primi giri si è avvantaggiato insieme ad altri tre corridori, dando vita ad una fuga che ha preso rapidamente corpo mentre alle spalle il gruppo provava a tenere sotto controllo la situazione. Chilometro dopo chilometro, però, quella che inizialmente poteva sembrare una delle tante azioni destinate ad essere riassorbite si è trasformata nel tema dominante della giornata.
Davanti si spingeva senza risparmio, dietro si inseguiva. E intanto il circuito continuava a presentare il conto.
Il percorso del San Luigi non concede infatti molto spazio per nascondersi. Prima otto tornate da 9,6 chilometri, con il passaggio fino a San Giorgio in Salici, quindi nove giri da 4,8 chilometri, per complessivi 120 chilometri. Soprattutto, per diciassette volte i corridori hanno dovuto affrontare la salita della Chiesa, il tratto simbolo della corsa, quello dove il pubblico vede arrivare gli atleti già lanciati dentro uno sforzo che si ripete e si accumula giro dopo giro.
Ed è proprio lì, come lungo molte altre strade del circuito, che il Gran Premio ha mostrato ancora una volta il proprio volto più bello.
Tantissime persone hanno seguito la gara lungo il percorso, formando in diversi punti vere ali di pubblico. Un sostegno ancora più caldo naturalmente per gli atleti del territorio, con una partecipazione che ha restituito alla corsa quella dimensione popolare che appartiene alla sua storia.
Davanti, intanto, Mottes continuava a non arretrare di un metro. La corsa si è decisa definitivamente negli ultimi due giri. Quando la fatica aveva ormai cominciato a svuotare le energie degli uomini rimasti all’attacco, il trentino della Trevigiani ha cambiato passo, ha salutato gli ultimi compagni di fuga e si è involato verso piazza della Vittoria. Nessuna volata da preparare e nessun gioco tattico da aspettare: soltanto strada libera davanti e gli inseguitori dietro.
Sul traguardo ha fermato il cronometro a 2 ore 41 minuti e 27 secondi, completando i 120 chilometri alla media impressionante di 44,596 chilometri orari. Degli 87 iscritti, sono partiti in 71 e soltanto 33 hanno concluso la gara: numeri che raccontano meglio di molte parole quanto selettiva sia stata questa edizione.
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Alle spalle di Mottes è arrivato Luca Rosa, della ASD G.C. Sissio Team, staccato di 36 secondi. Terzo Alessandro Pellegrini, Mentecorpo Team, a 1 minuto e 23 secondi. Quarto Thomas Bolognesi, Team Technipes #inEmiliaRomagna, a 1 minuto e 27 secondi.
Poi, al quinto posto, il nome che a Sona ha fatto alzare ancora di più il volume del tifo: Tommaso Anastasia.
Il giovane corridore nato a Sona, oggi in forza al Team Technipes #inEmiliaRomagna, ha chiuso a 2 minuti e 3 secondi dal vincitore, portando a casa un piazzamento di grande valore nella gara di casa. La sua stagione, del resto, racconta già risultati importanti, tra cui il secondo posto al Gran Premio Sportivi di Poggiana e il terzo al Gran Premio della Liberazione.
Correre sulle strade dove si è cresciuti ha sempre un peso particolare. Lo hanno mostrato gli applausi e le incitazioni che hanno accompagnato Anastasia lungo il circuito, in una gara nella quale il pubblico sonese aveva inevitabilmente occhi speciali per gli atleti di casa.
Dietro di lui hanno completato le prime dieci posizioni Nicola Vettorata, sesto a 2 minuti e 6 secondi, Eros De Beni, settimo a 2 minuti e 9 secondi, Marco Zanotto, ottavo a 2 minuti e 13 secondi, Enrico Zanetti, nono a 2 minuti e 27 secondi, e Andrea Iezzi, decimo.
Ma il San Luigi non si racconta soltanto guardando il foglio dell’ordine d’arrivo. Una gara di 120 chilometri dentro e attorno ad un paese, con strade da presidiare, incroci da mettere in sicurezza, transenne, partenze, arrivi, mezzi al seguito, assistenza e un pubblico numeroso da gestire, esiste soltanto grazie ad una macchina organizzativa che comincia a lavorare molto prima che venga abbassata la bandiera della partenza.
Dietro questa sessantatreesima edizione c’è stato ancora una volta un lavoro enorme dell’Associazione Ciclistica di Sona, che ha organizzato l’appuntamento insieme all’Ausonia Pescantina, con il sostegno degli sponsor, dell’Amministrazione comunale, della polizia locale e soprattutto dei tanti volontari impegnati gratuitamente lungo il percorso.
Già alla vigilia il presidente dell’associazione ciclistica sonese Renato Lago aveva voluto sottolineare proprio il peso di questa rete di persone, indispensabile per mandare in strada una corsa che è ormai tra le più antiche della provincia di Verona.
E forse è proprio questo uno degli aspetti che la giornata dell’8 settembre ha mostrato con maggiore evidenza.
Sessantatré edizioni non si costruiscono per inerzia. Non basta avere un nome storico sul calendario e nemmeno un percorso capace di selezionare i corridori. Serve qualcuno che ogni anno ricominci da capo, trovi disponibilità, organizzi servizi, sistemi problemi, coordini persone e tenga insieme sport, paese e sicurezza.
Poi arriva il pomeriggio della gara e tutto quel lavoro quasi scompare dietro le biciclette. Restano le ruote che sfiorano l’asfalto, il gruppo che attraversa il paese in pochi secondi, la gente che aspetta un altro giro e la salita della Chiesa da affrontare ancora. Diciassette volte.
Quest’anno davanti a tutti è rimasto Lorenzo Mottes, protagonista di una cavalcata iniziata quasi subito e conclusa da solo. Ma dentro il 63° Gran Premio San Luigi c’è stato molto altro: la quinta posizione di Tommaso Anastasia, il tifo sonese, una media da oltre 44 chilometri orari, una gara che ha lasciato per strada più della metà dei partenti e soprattutto un paese che, ancora una volta, si è stretto attorno ad una delle sue manifestazioni sportive più longeve.
Sessantatré volte significa che ormai non è soltanto una corsa. È un pezzo di storia sportiva di Sona che continua a passare, velocissimo, davanti alle case.
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