Sona-Mondo, andata e ritorno. Sofia Bertoncelli e l’esperienza in una scuola di inglese per stranieri a Galway, in Irlanda

Prosegue la rubrica Sona-Mondo. Ricordiamo che si tratta del racconto di un’esperienza internazionale che rende sempre onore al nostro territorio ed ai giovani del Comune di Sona che lo rappresentano in giro per il mondo, anche in tempi di pandemia. È un’esperienza che permette di far conoscere ai nostri lettori le opportunità che i nostri concittadini colgono nel loro percorso di crescita professionale.

Questa volta siamo andati a conoscere Sofia Bertoncelli di Sona, impegnata in una scuola di lingue a Galway, in Irlanda.

Sofia, iniziamo con capire come sei arrivata a Galway e da quanto tempo vivi in questo luogo.
Nel 2018 frequentavo la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Unicollege di Mantova. L’università aveva dato la possibilità agli studenti di partecipare al progetto Erasmus. Feci domanda per partecipare all’Erasmus for trainship. L’università mi assegnò un’azienda, in questo caso, l’Atlantic Language School in Irlanda. La scuola, che offre corsi di lingua inglese a studenti stranieri, aveva due sedi, una a Dublino e una a Galway. Dopo aver fatto un colloquio con l’HR manager della scuola, e aver avuto la conferma di essere stata presa, decisi di partire per Galway. Arrivai a settembre del 2018 e rimasi per quasi sei mesi fino a febbraio 2019. Prima di tornare in Italia mi chiesero di tornare a lavorare in estate per tre mesi. Quindi, a luglio 2019, partii di nuovo e poi decisi di restare.

Qual è stato il tuo percorso di studi prima di questa esperienza?
Quando sono arrivata a Galway frequentavo l’ultimo anno presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Unicollege a Mantova.

Di cosa ti occupi in particolare in questa tua attività a Galway?
Il lavoro di cui mi sono occupata fino a marzo 2020 era quello di receptionist. Accoglievo quindi gli studenti al loro arrivo a scuola, li aiutavo nel caso avessero qualsiasi problema o nel caso in cui volessero consigli su cosa visitare in città o nella contea. Purtroppo, a marzo 2020, a causa della pandemia, la scuola ha dovuto chiudere e ha quindi iniziato a offrire corsi online. Non essendoci più studenti fisicamente presenti a scuola, ho iniziato ad aiutare altri dipartimenti della scuola che avevano bisogno. Ho quindi cominciato a inserire o modificare booking nel sistema della scuola, ho iniziato a contattare le varie agenzie che solitamente inviano studenti presso la nostra scuola, un esempio ESL. Ho inoltre imparato a creare il layout dei vari corsi sulla piattaforma che usiamo per le lezioni online.

Sofia Bertoncelli al lavoro con i colleghi due ragazzi brasiliani e una ragazza italiana. Sopra, Sofia seduta sul bordo delle Scogliere di Moher.

Entrando più nella dimensione sociale di questa tua esperienza, come si vive in Galway?
Galway è una città piccola ma multiculturale. È decisamente più economica di Dublino, anche se più cara rispetto all’Italia. La cosa che destabilizza un po’ all’inizio è sicuramente il tempo. Piove gran parte dell’anno ed è proprio vero quello che si dice: in Irlanda ci possono essere quattro stagioni in un giorno. Alle 9 di mattina sole, poi pioggia, poi sole di nuovo e alla fine neve verso sera.

La tua è stata una scelta di vita o la ricerca di una esperienza? È facile creare relazioni? Sono più di riferimento persone italiane o di altre origini?
Dal momento che lavoro in una scuola di lingua inglese per stranieri ho avuto modo, in maniera anche abbastanza semplice, di conoscere tantissime persone provenienti da paesi diversi. Ci sono diversi italiani ma la maggior parte delle persone straniere che vivono a Galway sono brasiliane. Per questo, la gran parte delle amicizie che ho costruito qua sono con persone brasiliane.

Come hai vissuto e come stai convivendo ora, nel tuo contesto, con il Covid-19?
A marzo del 2020 ho notato molto la differenza tra la gestione della pandemia qui in Irlanda rispetto all’Italia. L’uso della mascherina non era obbligatorio e c’era un limite di movimento di 5 chilometri dalla propria abitazione. Dal momento che non c’era nessuno in giro a controllare, la maggior parte delle persone non rispettava le regole. A ottobre hanno deciso di introdurre un piano di restrizioni a livelli, dall’1 al 5, dove 5 significa completo lockdown mentre 1 no lockdown. Abbiamo subito iniziato a livello 5 quindi tutti i negozi e uffici tranne quelli essenziali erano chiusi. Siamo rimasti in lockdown completo fino ad inizio maggio, quando, finalmente, hanno annunciato l’allentamento delle misure e la conseguente apertura dei negozi e la possibilità di muoversi all’interno del Paese.

Questa tua visione dell’esperienza, come la collochi rispetto al tuo futuro: lo vedi sempre a Galway o prevedi di rientrare in Italia a Sona?
Sinceramente, ho pensato molto a questa domanda e devo dire che non ho una risposta precisa. Per il momento mi trovo bene qua in Irlanda, ma non escludo la possibilità di tornare a casa fa qualche anno.

Infine, cosa suggeriresti a dei giovani che stanno guardando al loro futuro con occhi un po’ confusi rispetto alla dimensione internazionale nella quale siamo immersi?
Direi che almeno una volta della vita si debba provare l’esperienza di vivere all’estero. Partire per un altro Paese sembra una cosa molto spaventosa, e i primi giorni all’estero faranno dubitare molto sulla scelta presa. Ma passate le prime settimane tutto acquisterà una certa normalità e si farà fatica a distaccarsene. Nel cuore resterà per sempre il ricordo di una esperienza unica, non replicabile, vissuta con determinate persone in quei determinati luoghi.