Sona, legge il Baco e riconosce la truffa: anziana smaschera i falsi Carabinieri

La telefonata avrebbe dovuto convincerla a uscire subito di casa, preoccupata per un presunto reato commesso con l’automobile del marito. A fermare il tentativo di truffa è stato invece – come ci ha raccontato – il ricordo di quanto aveva letto sul Baco: un’anziana di Sona ha riconosciuto l’inganno e interrotto la comunicazione, dopo aver detto agli interlocutori di aver capito che si trattava di una truffa.

È successo oggi, lunedì 14 settembre. Chi ha chiamato si è presentato come appartenente ai carabinieri di Verona, raccontando alla donna che la vettura del marito era stata utilizzata per commettere un reato. La richiesta era di raggiungere immediatamente una via indicata al telefono, per rispondere di quanto accaduto.

La signora, però, ha riconosciuto in quella richiesta qualcosa che aveva già incontrato nei racconti di altri episodi avvenuti sul territorio. Non ha seguito le indicazioni dei falsi carabinieri e, prima di chiudere, ha fatto sapere loro di non essere caduta nel tranello.

Un esito diverso da quello della vicenda avvenuta il 6 maggio a Lugagnano, raccontata sul Baco il giorno successivo. In quel caso un’anziana era stata contattata da un uomo che si spacciava per avvocato: sosteneva che sua figlia avesse investito un bambino e si trovasse in caserma. Alla telefonata avevano partecipato anche un falso maresciallo e una donna che si fingeva la nipote.

Alla vittima era stato imposto di non avvisare nessuno e di restare al telefono, mentre le veniva chiesto di raccogliere contanti e preziosi per aiutare la figlia. Una persona si era poi presentata alla porta per ritirarli. Soltanto dopo la consegna, contattando davvero la figlia, la donna aveva scoperto l’inganno. Era seguita la denuncia ai carabinieri.

I due episodi hanno pretesti differenti, ma condividono elementi riconoscibili: il coinvolgimento di un familiare, il richiamo all’autorità dei carabinieri e l’urgenza di agire. Nella telefonata ricevuta oggi a Sona, la richiesta era di recarsi all’indirizzo indicato. Il tentativo si è fermato quando la signora ha rifiutato di seguire le istruzioni.

È in quel momento che l’informazione è diventata uno strumento concreto di prevenzione. Ricordare quanto accaduto ad altre persone ha aiutato la donna a mettere in dubbio una voce che pretendeva di essere credibile soltanto perché si presentava a nome delle forze dell’ordine.

Il tema è stato affrontato sul territorio anche con incontri pubblici. Il 26 settembre 2025, alla Baita degli Alpini di San Giorgio in Salici, il Gruppo Alpini e il Comune di Sona avevano promosso una serata con Carabinieri e Polizia locale, presentata sul nostro giornale, dedicata ai raggiri più comuni e ai comportamenti utili per difendersi.

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Di fronte a una telefonata sospetta, il primo passo è interrompere la conversazione e verificare autonomamente. I Carabinieri raccomandano di contattare il 112, utilizzando se necessario un altro telefono, oppure una persona di fiducia. Chiudere la chiamata permette di sottrarsi alla pressione e chiedere aiuto.

Condividere questi episodi con genitori, nonni e vicini può aiutare chi riceve una chiamata simile a riconoscerne i segnali. A Sona, questa volta, una storia letta sul giornale è tornata in mente proprio quando serviva.

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