Sona, l’assessora regionale Paola Roma incontra i 37 Comuni: Aspeco diventa un modello veneto

Group of adults posing for a group photo at a conference, with a projector screen reading ASPECO Ovest Veronese in the background.

La sala consiliare di Sona è diventata oggi il punto d’incontro tra Venezia e un territorio vastissimo, disteso dalle rive del Garda fino alla pianura veronese. Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati i rappresentanti dei 37 Comuni dell’Ovest Veronese e l’assessora regionale ai Servizi sociali Paola Roma, arrivata per osservare da vicino una macchina amministrativa che sta prendendo forma e che la Regione considera ormai un’esperienza da mostrare anche agli Ambiti rimasti più indietro.

Il cuore dell’incontro è stato Aspeco, l’Azienda Speciale Consortile Ovest Veronese costituita il 18 maggio a Valeggio sul Mincio per organizzare insieme una parte decisiva delle politiche sociali del territorio. Un soggetto pubblico nuovo, chiamato a tenere uniti Comuni profondamente diversi per dimensioni e caratteristiche, da Malcesine ai centri della pianura, dentro un bacino che raggiunge circa 300 mila abitanti.

A presiedere il confronto è stato il sindaco di Sona Gianfranco Dalla Valentina, presidente dell’Assemblea dei sindaci. La presenza dell’assessora regionale non ha avuto soltanto il valore di una visita istituzionale. È stata anche il riconoscimento del lavoro compiuto in questi mesi dagli amministratori, dai tecnici e dagli uffici dei Comuni, riusciti a rispettare le scadenze fissate dalla Regione e a costruire uno dei primi Ambiti Territoriali Sociali veneti di queste dimensioni.

Il Veneto sta infatti attraversando una riorganizzazione profonda del proprio sistema socio-assistenziale. La riforma regionale punta a superare una gestione frammentata, Comune per Comune, affidando agli Ambiti Territoriali Sociali una regia associata capace di garantire servizi più uniformi e strutture amministrative più solide. La Regione ha anche modificato alcune scadenze e rafforzato le risorse destinate al consolidamento degli Ambiti, dentro un processo che coinvolge l’intero territorio veneto.

L’Ovest Veronese, però, è già parecchi passi avanti. Ed è proprio questa accelerazione ad aver portato Paola Roma nella sala consiliare di Sona. L’assessora conosce direttamente il funzionamento delle assemblee territoriali dei sindaci: prima dell’ingresso nella giunta regionale è stata sindaca di Ponte di Piave e presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 2. Oggi detiene, tra le altre, le deleghe alle politiche sociali, alla fragilità, alla disabilità, al contrasto della povertà e alle politiche abitative.

La discussione si è concentrata soprattutto sul passaggio delle funzioni che, attraverso l’Ulss 9 Scaligera, dovranno progressivamente arrivare alla nuova azienda consortile. Sul tavolo sono finite materie che incidono direttamente nella vita quotidiana delle persone: assistenza sociale di base, contrasto alla povertà, politiche per la casa, tutela delle fragilità e interventi legati alla violenza e alle discriminazioni di genere.

Resta invece più articolato il capitolo della disabilità e delle attività sociosanitarie, per le quali il ruolo dell’Ulss continua a essere centrale. È uno dei punti che richiederanno maggiore attenzione nella definizione dei confini, delle responsabilità e dei rapporti tra l’Azienda sanitaria e Aspeco. La nascita di una struttura comune, infatti, non coincide automaticamente con il trasferimento immediato di ogni servizio: personale, competenze, procedure e risorse dovranno essere accompagnati dentro un percorso graduale.

È qui che la discussione abbandona il terreno delle sigle e raggiunge quello delle persone. Dietro una delega amministrativa ci sono l’assistente sociale che segue una famiglia in difficoltà, il sostegno a chi non riesce più a pagare l’affitto, l’accompagnamento di una persona fragile, la protezione di una donna che chiede aiuto. Il peso della nuova azienda si misurerà sulla capacità di rendere queste risposte più solide e omogenee senza allontanarle dai paesi e dalle frazioni.

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Aspeco nasce proprio per evitare che l’unificazione diventi una centralizzazione cieca. L’organizzazione approvata dai Comuni divide infatti l’Ambito in cinque aree: Lago, Caprinese-Valdadige, Valpolicella, Morenica e Pianura. Una geografia costruita per mantenere un presidio vicino ai territori, pur dentro una regia unica. La sede legale, almeno nella prima fase, è stata individuata proprio a Sona.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il neopresidente di Aspeco Nicola Terilli, consigliere comunale a Villafranca di Verona, mentre alcuni sindaci hanno portato domande e osservazioni. È stato un confronto operativo, non una semplice passerella: l’azienda esiste giuridicamente, ha i propri organi e una direzione provvisoria, ma deve ora affrontare il passaggio più delicato, quello che trasforma gli atti firmati e gli organigrammi in servizi realmente funzionanti.

Un momento dell’incontro, con l’intervento del sindaco di Sona. Nella foto anche l’assessora regionale Roma

Il riconoscimento regionale consegnato oggi al percorso dell’Ovest Veronese porta quindi con sé anche una responsabilità. Essere indicati come modello significa aver costruito in fretta una struttura credibile, ma significa anche diventare un banco di prova. La Regione guarda a Sona e ai 37 Comuni per capire se una gestione associata così ampia possa reggere senza creare nuove distanze, lentezze o sovrapposizioni.

La fotografia di gruppo scattata al termine dell’incontro racconta una parte della storia: amministratori arrivati da territori lontani tra loro, riuniti nella stessa sala attorno all’assessora regionale. L’altra parte comincia fuori dall’inquadratura. Comincia negli uffici, nei bilanci e nei rapporti ancora da costruire tra Comuni, Aspeco e Ulss. E arriverà soprattutto davanti alle porte delle famiglie, quando questa nuova architettura dovrà dimostrare di essere non soltanto più ordinata, ma davvero capace di sostenere chi ha bisogno.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.