Sona, la guglia di Villa Romani ferita dalla tromba d’aria

Spiral stone staircase winds around a cylindrical tower surrounded by tall trees.

Nel parco di Villa Romani, a Sona capoluogo, il vento non ha lasciato soltanto rami a terra e tronchi spezzati. Ha colpito un punto che per molti sonesi non è un semplice elemento architettonico, ma una presenza familiare nel paesaggio: la guglia, sottile e riconoscibile, simbolo verticale di un luogo che appartiene alla memoria del paese.

La tromba d’aria che mercoledì 10 giugno, attorno alle ore 18, ha attraversato il territorio di Sona– colpendo con particolare violenza soprattutto Bussolengo – ha mostrato la sua forza in diversi punti tra il capoluogo e San Giorgio in Salici, con alberi abbattuti, problemi alla viabilità e interventi urgenti per liberare strade e aree colpite. Ma nel parco di Villa Romani il conto dei danni assume un peso diverso, perché qui le piante sradicate sono cadute attorno alla guglia e almeno una di esse potrebbe aver inciso direttamente sulla sua stabilità.

Il Comune ha iniziato a rimuovere alcuni degli alberi finiti a terra durante la violenta raffica. Le piante coinvolte sono soprattutto cipressi, quasi tutti, insieme a un cedro deodara. Non si tratta però di un intervento ordinario di pulizia dopo il maltempo. In questo caso ogni taglio, ogni spostamento, ogni trazione può fare la differenza tra una messa in sicurezza riuscita e un danno più grave a una struttura già sotto pressione.

A spiegare la delicatezza del momento è il sindaco Gianfranco Dalla Valentina, che al Baco descrive un quadro ancora da verificare fino in fondo: “La situazione è impegnativa e solo nei prossimi giorni, una volta terminati i lavori di rimozione delle piante, potremmo fare una valutazione precisa e accurata dei danni alla guglia, anche se da una prima sommaria valutazione, sembra aver subito danni statici dall’albero caduto addosso. Dobbiamo intervenire con la massima attenzione”.

Il punto è proprio questo: prima bisogna togliere le piante, ma bisogna farlo senza trasformare la rimozione in una seconda ferita. Non è possibile agganciare il tronco e tirare con una pala, perché la forza dello strappo rischierebbe di compromettere ulteriormente la torre. E non si può nemmeno procedere con leggerezza tagliando l’albero a metà: una delle due parti potrebbe scaricare tutto il suo peso sulla guglia, aggravando una situazione già instabile.

Per questo l’intervento dovrà essere condotto con mezzi adeguati, in particolare con una gru dal braccio lungo, capace di sollevare la pianta dal basso prima ancora di procedere al taglio. È un lavoro lento, chirurgico, dove la fretta sarebbe il nemico peggiore. La scena, nel parco, racconta bene la violenza dell’evento: alberi che per anni hanno segnato il profilo verde di Villa Romani sono stati strappati o abbattuti, mentre attorno alla guglia resta la necessità di capire quanto il colpo abbia inciso sulla struttura.

La valutazione definitiva arriverà solo dopo la rimozione completa delle piante. Fino ad allora, ogni giudizio sui danni resta prudente. Ma la preoccupazione è evidente, perché la guglia di Villa Romani non è un dettaglio ornamentale qualsiasi. È per Sona un segno identitario, uno di quei riferimenti che non hanno bisogno di cartelli per essere riconosciuti: basta alzare lo sguardo.

La tempesta di mercoledì ha lasciato nel territorio sonese molte immagini di fragilità: strade interrotte, rami spezzati, cancellate danneggiate, piante cadute dove fino a pochi minuti prima c’erano passaggi e abitudini quotidiane. A Villa Romani, però, il danno parla anche un linguaggio simbolico. Colpire la guglia significa toccare un pezzo dell’immaginario del paese, qualcosa che sta dentro la fotografia mentale di Sona capoluogo.

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Adesso la priorità è la sicurezza, ma insieme alla sicurezza c’è la responsabilità di non perdere lucidità. Servirà rimuovere ciò che la tromba d’aria ha abbattuto, verificare con precisione la tenuta della struttura e poi capire quali interventi saranno necessari. Senza accelerazioni, senza gesti muscolari, senza sottovalutare il peso di un albero appoggiato su una torre che già potrebbe aver subito danni statici.

Nel parco di Villa Romani, la conta non è ancora finita. Prima viene il lavoro dei tecnici e degli operatori. Poi arriveranno le verifiche. Ma intanto, attorno alla guglia ferita, Sona misura una delle conseguenze più delicate della tempesta: non solo alberi caduti, ma un simbolo da proteggere con pazienza, competenza e attenzione assoluta.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.