Doriano Benedetti è una figura nota nella comunità di Sona, la redazione del Baco lo ha già incontrato e conosciuto: presidente della banda del capoluogo, Doriano è una figura centrale nella vita culturale della cittadinanza. Presente e attento, coordina con passione le attività della banda, curando sia l’organizzazione degli eventi sia il rapporto tra i musicisti, oltre che la scuola di musica all’interno.
È una persona determinata, capace di prendere decisioni importanti ma anche di ascoltare le esigenze di tutti, dai membri più giovani ai veterani. Grazie al suo impegno la banda non è solo un gruppo musicale ma un vero punto di riferimento e simbolo di tradizione, collaborazione e orgoglio locale.
Partiamo da una fotografia attuale: come sta oggi la banda di Sona?
Fortunatamente stiamo bene. Nonostante il periodo della pandemia abbia ridotto drasticamente le nostre attività, per motivi ben noti a tutti, siamo riusciti a riprenderci gradualmente e a tornare quasi ai livelli precedenti all’emergenza, anche se con qualche difficoltà fisiologica e superabile.
Quanti musicisti fanno parte oggi della banda e che tipo di realtà rappresentate per il territorio?
Siamo arrivati ad essere un corpo bandistico numeroso, considerando tutta l’associazione, che comprende anche i ragazzi della scuola di musica e alcuni simpatizzanti, arriviamo a contare tra le 100 e le 130 persone. Le lezioni di musica sono molto frequentate e il numero degli allievi è quasi pari a quello dei membri della banda.
I giovani si avvicinano ancora alla musica bandistica? Che segnali state vedendo?
Ci sono sempre più richieste: riscontro ancora molta volontà da parte dei giovani di partecipare alla didattica musicale e in generale le persone si interessano, si avvicinano e vogliono prendere parte della realtà della banda. A questo punto, però, il problema principale comincia a diventare lo spazio per accogliere queste adesioni, che non è più realmente sufficiente. Per questo motivo diventa importante avere una sede adeguata: alla fine una soluzione si può sempre trovare, ma serve un luogo che permetta di accogliere tutti.
Ed ecco il tema cruciale: la nuova sede è attesa da anni e più volte annunciata: a che punto è realmente la situazione?
Nel corso degli anni abbiamo segnalato questo problema a tutte le amministrazioni. Alcune hanno proposto soluzioni ma spesso in modo poco concreto: idee abbozzate che poi non si sono mai realizzate. Di solito ci viene chiesto quali siano le nostre esigenze, e noi le spieghiamo chiaramente: non abbiamo bisogno solo di una sala prove, ma anche di spazi separati per la scuola di musica, perché a volte si tengono più lezioni contemporaneamente e non devono disturbarsi tra loro. Servono inoltre un guardaroba per le divise, un magazzino per gli strumenti e le attrezzature. Quando ci vengono proposti spazi che non rispondono a questi requisiti minimi, siamo costretti a rifiutare. Non per essere esigenti, ma perché abbiamo necessità specifiche: non siamo un’associazione che ha bisogno semplicemente di una sala per riunioni.
A questo proposito avete avuto confronti recenti con l’amministrazione? Che segnali state ricevendo al riguardo?
Il dialogo con l’amministrazione è aperto ma procede a singhiozzo: ci sono momenti in cui si fanno passi avanti e altri in cui tutto si blocca. Avevamo anche valutato una soluzione temporanea, almeno per uscire dalla sala consiliare che è poi il locale che stiamo utilizzando e che resta uno spazio condiviso, ma non totalmente adatto alle nostre esigenze. Un altro problema è proprio la convivenza con altri utilizzi della sala: gli strumenti restano lì, ma non possono essere portati a casa perché sono ingombranti e costosi. In passato ci sono stati furti e danneggiamenti, ad esempio una pelle di un timpano tagliata, con un costo significativo per sistemarla. Oggi cerchiamo di proteggerli coprendoli, ma restano comunque esposti.
Che messaggio vi sentite di rivolgere oggi all’amministrazione comunale su questo tema?
Direi che focalizzare l’attenzione sulla realtà che siamo, ovvero un’associazione molto attiva sul territorio, debba essere uno stimolo alla collaborazione e alla risoluzione del problema: partecipiamo a eventi della comunità locale ma non solo e collaboriamo con altre realtà territoriali, oltre ad avere molti giovani fra le nostre presenze e rappresentiamo dunque un importante punto di aggregazione tra generazioni differenti. Per questo motivo riteniamo che le nostre esigenze siano più che giustificate e che necessitino finalmente di una conclusione definitiva e giusta.
Speriamo ci sia davvero una svolta.
Ce lo auguriamo tutti. Nonostante queste difficoltà, comunque, continuiamo a portare avanti le nostre attività con passione perché crediamo nel valore educativo e sociale della musica, soprattutto per i giovani. Offriamo loro infatti un ambiente sano, stimolante e intergenerazionale, che oggi è più importante che mai.
Quanto è importante la collaborazione con scuole, associazioni e istituzioni?
È fondamentale. Queste collaborazioni ci permettono di raggiungere un pubblico più ampio e di coinvolgere i giovani nella musica bandistica. Lavoriamo insieme per organizzare eventi e concerti che uniscono la comunità.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempre
Come immaginate la banda tra cinque o dieci anni?
Speriamo di essere un punto di riferimento ancora più forte all’interno della comunità, con un numero crescente di membri e una programmazione ricca di eventi e collaborazioni.
Cosa rappresenta per lei, personalmente, guidare la banda di Sona?
E’ una grande responsabilità ma anche un grande onore: vedere i giovani crescere musicalmente e socialmente è una soddisfazione immensa ed importante, ripaga della fatica che talvolta si presenta.
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