Sona, Jessica Renoffio e l’arte che vive due notti: tra i madonnari della Fiera delle Grazie

A Ferragosto si tiene ogni anno l’antichissima Fiera delle Grazie di Curtatone, caratteristico borgo che si trova a sette chilometri dal centro di Mantova. La Fiera nacque nel 1425 per volere dei Gonzaga e ha come cuore pulsante il sagrato del Santuario delle Grazie, da loro fatto costruire in segno di devozione alla Vergine Maria.

In particolare, ogni anno qui avviene l’incontro di madonnari famosi in tutto il mondo, che realizzano con i gessetti immagini sacre nella piazza antistante il santuario. Quest’anno le opere hanno voluto celebrare San Francesco, soffermandosi sul messaggio di pace, di amore per la natura, di umiltà che il Santo di Assisi ha testimoniato.

Le meravigliose opere artistiche, che sono accompagnate dai nomi dei madonnari e dalla loro provenienza, hanno partecipato alla cinquantaduesima edizione del concorso, che ha coinvolto 136 madonnari, di cui circa il 20% proviene dall’estero: Perù, Messico, Ecuador, Romania, Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone. 

A dedicarsi con passione a questa forma di street art sacra e a contribuire alla creazione di questo splendido museo a cielo aperto, che rimane visibile presso il santuario mantovano finché, in modo naturale, la pioggia non cancella le linee tracciate coi gessetti e i loro colori, è stata anche una giovane artista venticinquenne di Sona, Jessica Renoffio.

“Sono tecnico del restauro di beni culturali, oltre a occuparmi di decorazione e pittura – racconta Jessica -. La mia passione per l’arte è nata quando ero bambina. L’arte è sempre stata una compagna di vita: passavo molto tempo a disegnare e creare, spesso insieme al mio pappagallino, e per me era un modo per riempire le giornate, per non pensare e, soprattutto, per creare qualcosa di bello che potesse rendere felici anche le persone che guardavano le mie opere. La passione per il restauro è arrivata invece attraverso il mio amore per l’arte antica. Mi ha sempre affascinato l’idea di poter mettere le mani su opere che hanno una storia, prendermene cura e restituire loro una nuova vita. A volte penso al restauratore un po’ come a un medico: l’opera è il paziente, bisogna capire cos’ha, intervenire con attenzione e cercare di conservarla e farla tornare a vivere.”

“Il percorso che mi ha portata a diventare tecnico del restauro non è stato semplicissimo – continua -. Ha infatti richiesto tempo, fatica e tanta determinazione, ma mi ha dato anche moltissime soddisfazioni. Attraverso cantieri, stage ed esperienze all’interno di diverse realtà professionali ho avuto la possibilità di crescere sia come persona sia come artista. Ho frequentato il liceo artistico, che mi ha dato delle basi e mi ha permesso di approfondire diverse tecniche. Però credo sia importante dire che il liceo artistico non ‘crea’ automaticamente un artista: ti indirizza, ti dà degli strumenti, ma il resto dipende soprattutto da te. Quello che sono oggi è anche il risultato di tantissimo tempo passato a disegnare e dipingere da sola, della mia passione, della curiosità e della voglia di sperimentare.”

Jessica si è avvicinata al mondo dei madonnari proprio grazie al restauro. “Durante uno stage estivo ho conosciuto una bravissima restauratrice, che è anche madonnara da oltre vent’anni e che mi ha fatto entrare in questo mondo fantastico. Quello che mi affascina maggiormente è il fatto che si tratti di un’arte temporanea. Dedichi ore, spesso durante la notte, a un’opera che poi inevitabilmente scomparirà. Trovo bellissimo questo rapporto tra la fatica, il tempo e la temporaneità dell’opera. È anche una tecnica molto particolare. Quando si pensa al gessetto sull’asfalto, si fa il collegamento immediato con i disegni dei bambini, ma in realtà dietro il mondo dei madonnari c’è una vera e propria arte, con tecniche precise, grandi artisti e una storia importante. Mi affascina anche il fatto di trasformare uno spazio che normalmente utilizziamo per camminare o per le automobili in qualcosa di completamente diverso: per qualche giorno diventa una tela a cielo aperto.”

A Grazie di Curtatone, per la prima volta nella storia del concorso, quest’anno i madonnari hanno iniziato a lavorare già il 13 agosto, avendo a disposizione non solo una notte ma due per portare a compimento le loro opere. In questo modo gli spettatori hanno potuto godere dello spettacolo degli artisti all’opera sul piazzale asfaltato per più tempo e gli artisti hanno avuto il vantaggio di lavorare maggiormente nelle ore serali e notturne, viste le temperature altissime di quest’estate.

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Dipingere su una tela e dipingere sull’asfalto è completamente diverso. “Io sono principalmente un’artista che nasce dalla pittura a olio e amo moltissimo lavorare sulla tela, soprattutto per la finitura e per le possibilità che offre questo materiale – precisa Jessica Renoffio -. Sulla tela hai un ambiente più controllato e confortevole: puoi spostarla, girarla, avvicinarti o allontanarti dall’opera e interrompere il lavoro quando vuoi. Sull’asfalto tutto cambia”.

“Prima di tutto bisogna tenere conto della prospettiva, perché l’opera viene osservata dal basso e quindi il disegno deve essere adattato e in parte deformato per risultare corretto dal punto di vista dello spettatore. Anche fisicamente è molto più faticoso. Si lavora direttamente a terra, spesso usando le mani e le dita per stendere e sfumare il gessetto. Inoltre l’asfalto può diventare molto caldo, soprattutto quando si lavora durante il giorno. Per questo la notte è sicuramente il momento migliore per creare, anche se naturalmente la stanchezza si fa sentire molto di più. Per realizzare un’opera da madonnara generalmente servono circa due giorni, lavorando per molte ore consecutive.”

La prima esperienza di Jessica come madonnara non è stata a Grazie di Curtatone, ma a Brescia, qualche mese fa, in occasione della Festa dei Miracoli. “Sono stata invitata per provare a essere madonnara per un giorno, o meglio per una notte, e si è rivelata un’esperienza meravigliosa. Mi ha fatto crescere molto anche dal punto di vista artistico. Io sono abituata soprattutto a dipingere in casa, a realizzare opere su commissione o da vendere, quindi vedere tante persone fermarsi, guardare quello che stavo facendo e complimentarsi con me è stata una sensazione bellissima. A Brescia ho anche ricevuto il primo premio come madonnara, soprattutto per la tecnica e per il realismo, che è una delle caratteristiche che contraddistinguono maggiormente la mia pittura. Amo il realismo perché credo che riesca a coinvolgere lo spettatore e a colpirlo anche emotivamente.”

La sua seconda esperienza è stata invece pochi giorni fa all’Antichissima Fiera delle Grazie di Curtatone. In quest’occasione la giovane artista sonese ha ricevuto una medaglia di riconoscimento, realizzando un’opera dedicata al momento in cui a San Francesco appare il Crocifisso con Gesù. “È stata un’esperienza molto intensa, perché l’opera è stata realizzata principalmente durante due notti. Normalmente si comincia nel tardo pomeriggio e si continua fino alle tre o alle quattro del mattino, oppure finché le energie lo permettono. Nella seconda notte, invece, abbiamo lavorato praticamente fino alle sei del mattino. Di giorno ci si riposa e si recuperano le energie.”

Oltre a dilettarsi come madonnara, Jessica è tecnico del restauro di beni culturali, ma si occupa anche di decorazione, pittura e ritocco. “Lo scorso anno, durante uno stage, ho lavorato nella chiesa di Pontepossero a Erbè, dove ci siamo occupati della pittura del soffitto. È stata un’esperienza molto importante per me. Collaboro inoltre con ‘Campagnola Restauro’, a Poiano, una realtà che si occupa del restauro di tele e tavole antiche, con opere che vanno indicativamente dal Quattrocento fino al Novecento, oltre a sculture e altri manufatti.  Attualmente sto lavorando anche in un cantiere nel centro storico di Verona, dove mi sto dedicando alla pulitura di un soffitto ligneo del Trecento. Attuo anche interventi particolari su marmi e superfici decorate, per esempio per correggere sbeccature o danni e cercare di rendere nuovamente uniforme una superficie. A volte il nostro lavoro consiste proprio nel risolvere e nascondere visivamente piccoli problemi che possono verificarsi durante i lavori di cantiere, cercando di restituire alla superficie il suo aspetto originale.”

“Quest’anno parteciperò inoltre per la seconda volta alla Fiera di Antiquariato di Parma, dove sarò presente nello stand dedicato al restauro e avrò la possibilità di restaurare alcune opere appartenenti agli antiquari. Ho tante passioni e, forse, anche un po’ troppa voglia di fare. Sono una persona molto creativa e anche abbastanza iperattiva, ma considero questa caratteristica una cosa positiva: mi spinge continuamente a cercare nuove esperienze e nuove opportunità. Sono stata fortunata a incontrare, durante il mio percorso, persone molto competenti che hanno creduto in me e mi hanno spronata a fare sempre qualcosa in più – conclude Jessica -. Credo che, anche grazie a loro, oggi io sia la persona e l’artista che sono diventata”.

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Chiara Giacomi
Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Insegna presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.