La memoria, a volte, non entra da una porta. Si fa strada per sentieri stretti, con il fiato corto, come una salita che ti chiede di guardare in faccia le cose. A Sona, domenica 26 aprile, il ricordo di don Domenico Mercante torna a occupare luoghi concreti e pubblici, senza retorica: una stele, un parco, una sala del Consiglio. E un titolo che è già un’immagine: “Il Cammino”.
Il Comune di Sona ha fissato una giornata di commemorazione per l’81° anniversario della morte del sacerdote. Il programma si apre alle ore 16 al Parco Fasoli di Sona, con la cerimonia presso la stele dedicata a don Mercante, indicata come recentemente rinnovata, e con un momento musicale affidato al Corpo Bandistico di Sona. Un gesto semplice, ma significativo: la memoria non resta chiusa nei libri, si mette in mezzo alla gente, davanti a una pietra che porta un nome e una storia che qui, a Sona, ha lasciato un segno.
Alle ore 17 ci si sposta nella Sala del Consiglio di Sona. In agenda c’è la proiezione del docufilm “Il Cammino” del regista Giovanni Montagnana e, a seguire, la presentazione dell’omonimo libro da parte dell’autore Davide Cappelletti. Ingresso libero, con contatti e informazioni sul sito del Comune di Sona.
Per capire perché questa commemorazione non è “una data come le altre”, bisogna tornare al volto dietro il nome. Don Domenico Mercante nacque a Giazza nel 1899 e, negli anni, incrociò anche la storia di Sona: fu qui curato dal 1923 al 1925. Poi, molto più tardi, nel cuore della guerra, rientrò a Giazza come parroco nel 1943.
Il punto di rottura arriva in primavera: 27 aprile. Quel giorno del 1945 il sacerdote viene ucciso dai nazisti. La ricostruzione consegna un episodio che assomiglia a una pagina scura di cronaca: l’incontro con soldati in ritirata, la cattura, la marcia forzata verso Ala, i maltrattamenti lungo la strada, poi l’accusa di essere vicino ai partigiani e la fucilazione.
Accanto a lui, in quella vicenda, emerge un secondo nome che pesa come un controcanto tragico: Leonhard Dallasega, nato nel 1913, reclutato nelle SS dopo l’8 settembre e finito in quella colonna quasi per destino. Secondo il racconto, si rifiutò di far parte del plotone d’esecuzione perché non avrebbe sparato a un innocente, e venne ucciso assieme al sacerdote.
C’è anche un dettaglio che merita attenzione: la giornata del 26 aprile arriva a ridosso del 27 aprile, il giorno della morte. È come se il paese volesse stare sulla soglia, un attimo prima, per dire che una comunità non commemora soltanto un fatto del passato: commemora il coraggio di chi, in un tempo in cui era facile chiudere gli occhi, si è mosso incontro al pericolo.
E “Il Cammino” – docufilm e libro – sembra offrire proprio questo: una chiave narrativa per attraversare la memoria non come monumento immobile, ma come percorso. Su questo, però, i contenuti specifici dell’opera si misureranno in sala, davanti allo schermo e alle parole dell’autore, senza forzature. Di certo c’è che la serata in Consiglio non sarà solo proiezione: sarà incontro, racconto, domande.
Il resto lo fa la scena: Parco Fasoli, la stele, l’aria di aprile, la banda che suona, e poi la Sala del Consiglio con le luci abbassate. Un paese che, per qualche ora, decide di ricordare con precisione, mettendo al centro un nome: don Domenico Mercante.
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