Sona, il 25 Aprile attraversa le frazioni: sole vivo, corone e parole che restano

Group of officials in a public ceremony around a monument wreath; man with green-white-red sash faces a speaker near a memorial plaque.

Il sole, oggi 25 aprile, non ha fatto sconti: una luce netta, quasi sfolgorante, che rende più vivi i colori delle bandiere e più evidenti i gesti lenti di chi arriva ai monumenti ai caduti con passo misurato. A Sona la Liberazione si è mossa come una piccola geografia civile, frazione dopo frazione, con cortei, corone d’alloro e quella pausa collettiva che, per qualche minuto, mette tutti sullo stesso piano: davanti ai nomi incisi nella pietra.

In ogni cerimonia c’erano le associazioni d’arma, presenza riconoscibile e costante, a dare corpo e continuità a un rito che non è solo istituzionale ma comunitario. Attorno, volti diversi: tanti anziani, ma anche qualche giovane. E bambini, sempre più spesso, portati dai genitori. Un segnale che si vede nei sagrati e nelle piazze, nei gruppetti che si avvicinano al cippo, ascoltano, guardano, fanno domande.

Anche la rappresentanza amministrativa ha seguito questo percorso diffuso. A Lugagnano era presente il sindaco Gianfranco Dalla Valentina. A Palazzolo la vicesindaca Monia Cimichella. A Sona l’assessore Maurizio Moletta. A San Giorgio in Salici ancora il sindaco Dalla Valentina. Con loro assessori e consiglieri comunali. Una presenza “di prossimità”, tappa per tappa, che ha accompagnato deposizioni e momenti di raccoglimento senza trasformarli in passerella: più un presidio, un esserci, dentro una giornata che parla a tutti.

A Sona capoluogo, il passaggio più significativo è arrivato dalla voce del Consiglio comunale dei ragazzi. Ragazze e ragazzi hanno preso la parola con un tono sorprendentemente diretto: un appello agli adulti perché diventino modello di ispirazione, perché il rispetto, la convivenza, la responsabilità non restino slogan da cerimonia ma scelte quotidiane.

Nei loro interventi sono tornati con forza i riferimenti alla guerra e al futuro. La guerra come ombra che non è più soltanto un capitolo nei libri, ma una realtà che entra nelle case attraverso le notizie. Il futuro come domanda aperta, che chiede agli adulti di non girarsi dall’altra parte.

A Palazzolo quella stessa parola, guerra, è diventata immagine concreta durante l’intervento di don Matteo Bertucco, parroco di Sona e Palazzolo. Ha fatto chiudere gli occhi ai bambini e ha chiesto di immaginare: non si può più giocare, non si incontrano gli amici, i parenti partono e alcuni muoiono. Un esercizio semplice, quasi elementare, e proprio per questo potentissimo. Poi la domanda che si allarga: se non è “a casa nostra”, è “dai nostri vicini”, e i bambini sono i più vulnerabili dappertutto. Non retorica: una scena mentale che rimane addosso e sposta la commemorazione dal passato al presente.

In questo intreccio tra memoria e attualità si inserisce anche la riflessione della vicesindaca Monia Cimichella, contattata dal Baco: “Siamo contenti che sia stato presente il Consiglio Comunale Ragazze e ragazzi e che negli ultimi anni i genitori abbiano ricominciato a portare i bambini a questa importante ricorrenza più che mai attuale. La responsabilità di interessare i più piccoli è di tutti ma soprattutto delle istituzioni”.

Sui grandi temi ricordati dalla giornata interviene anche il sindaco Gianfranco Dalla Valentina, sentito dal Baco a margine dell’evento a San Giorgio in Salici. “Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti politici e di crescenti tensioni internazionali, in cui le fondamenta stesse della democrazia sembrano vacillare e i conflitti tornano a essere considerati strumenti di soluzione – indica il sindaco di Sona -. Allo stesso tempo, assistiamo a divisioni sempre più marcate anche all’interno delle nostre comunità, tra contrapposizioni sociali e un clima pubblico vissuto  sempre più sullo scontro. Per questo il 25 aprile deve avere un significato ancora più forte: non può e non deve essere una data che divide, ma un momento che unisce. Deve ricordarci il valore della pace, il prezzo delle divisioni e, soprattutto, l’importanza di riconoscerci come un unico popolo. Solo così possiamo custodire davvero i valori di libertà e democrazia che questa giornata rappresenta”.

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Parole che non chiudono la giornata, ma la rilanciano: la memoria, per restare viva, ha bisogno di essere consegnata, spiegata, coltivata. E se c’è un posto dove questa consegna deve cominciare, è proprio lì dove la comunità si ritrova: davanti a un monumento, sotto un sole che sembra cancellare le ombre, mentre invece le mette a fuoco.

Il consuntivo di oggi è un’immagine composta: le frazioni accese dalla stessa ricorrenza, le associazioni d’arma a presidiare ogni tappa, gli amministratori distribuiti sul territorio, e una generazione giovane che non si limita ad ascoltare ma interroga. Perché il 25 aprile non è solo il racconto di come siamo usciti da una notte: è la domanda, ancora attuale, su come evitare che quella notte torni.

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Giulio Braggio
Abita a San Giorgio dalla nascita (14 marzo 1960). Sposato con Paola, è attivo da sempre nel mondo del volontariato. Ha fatto anche un’esperienza politica a livello locale come Consigliere comunale dal 1990 al 1998. Da una decina d’anni lavora nel sindacato Cisl. E’ appassionato di fotografia, informatica, automobilismo e amante dei cani. Collabora con il Baco da Seta dal 2002.