A volte il consiglio comunale sembra lontano anni luce dai telefoni, dai post, dalle notifiche. Poi basta un punto all’ordine del giorno per riportare tutto lì, sullo schermo, nel terreno scivoloso dove un commento diventa discussione pubblica e una scelta di moderazione diventa atto politico. Martedì 28 aprile, a Sona, il presidente del consiglio comunale Edgardo Pesce apre il punto numero 6: “Esame interrogazione protocollo presentata dal consigliere Mattia Leoni ad oggetto il Comune di Sona limita chi può commentare i suoi post”. E la seduta cambia tono.
Il consigliere di Sona Domani Mattia Leoni (nella foto di Mario Pachera) prende la parola e mette subito le mani avanti: l’interrogazione, dice, è “un po’ anacronistica” perché nasce da un fatto emerso a dicembre. Ma il cuore resta: che cosa è successo il 5 dicembre sotto un post ufficiale del Comune sugli “odori persistenti nell’aria”, dove veniva chiesta la collaborazione dei cittadini con un modulo per segnalare eventuali immissioni.
Leoni ricostruisce la sequenza: “Alle ore 16.35 dello stesso giorno, sotto quel post comparivano due commenti di nostri concittadini”. Poi, secondo quanto sostiene, il passo successivo è quello che fa scattare la domanda politica: “il Comune di Sona ha limitato ad un certo punto chi può commentare quel post. Successivamente i commenti sono stati cancellati e con loro la possibilità di commentare quel post”. Da qui una serie di quesiti, indirizzati a sindaco, presidente del consiglio e assessore competente: “Quale sia il motivo di aver limitato i commenti nel post? Quale sia il motivo di aver cancellato e reso non più visualizzabili i commenti a quel post? Se c’è stata un’ingerenza esterna o se qualcuno abbia verificato quanto è accaduto e chi ha operato”. E l’interrogazione, inevitabilmente, sale di livello: “È possibile che il Comune di Sona limiti la possibilità di commentare un post istituzionale?”, fino al riferimento all’articolo 21 della Costituzione.
A rispondere è l’assessore Paolo Bellotti, che rivendica il metodo: “Vado per essere trasparente e chiaro, vado a rispondere ad ogni domanda in modo puntuale”. Il primo punto è una smentita netta su ciò che più brucia: “I commenti, e questo lo sottolineo, non sono stati mai cancellati”. Anzi, aggiunge: “basta andare a vedere anche adesso si può vedere ancora oggi che i commenti sono ancora lì visibili”. La distinzione, per l’assessore, è centrale: limitati sì, eliminati no.
Poi spiega il perché della scelta. Quando sono comparsi i due commenti, sostiene, contenevano “affermazioni non corrette” e addirittura tali da poter “ipotizzare anche un reato con conseguenze civili e penali”. Da qui la decisione, che Bellotti attribuisce direttamente a sé stesso: “per evitare che venissero scritti ulteriori commenti di questo tenore e che potessero addirittura creare un problema per i cittadini che lo scrivevano, proprio a tutela dei cittadini stessi, ho chiesto che venisse limitata la possibilità di inserire ulteriori commenti”. Il ragionamento si allarga: “Facebook non è un luogo dove svolgere un confronto costruttivo”, e l’amministrazione, dice, deve garantire che sul profilo istituzionale non passino “dati imprecisi, non veritieri e di carattere personale o addirittura passibili di sanzioni civili e penali”.
Sulla questione della cancellazione, Bellotti insiste anche sul piano tecnico: “non è neanche possibile cancellare e poi riaggiungere i commenti. Cioè Facebook non dà questa possibilità”. E chiude il capitolo “ingerenze”: “No, lo sono stato io a chiederlo come assessore alla comunicazione di limitare, come ho spiegato, i commenti”. Quanto alla domanda più delicata, se il Comune possa limitare i commenti sotto un post istituzionale, la posizione è dichiarata: “secondo me sì”, soprattutto quando i contenuti diffondono informazioni ritenute non vere. Sull’articolo 21, Bellotti taglia corto: “l’articolo 21 non si applica nemmeno in questa situazione”. E lancia un avvertimento ai cittadini: “Invito tutti quei cittadini e cittadine che tendono a scrivere sui social affermazioni non vere, facilmente confutabili o commenti diffamatori a porre molta attenzione quando scrivono”, non per il rischio di essere bloccati, ma per le possibili conseguenze legali.
La replica di Leoni riporta la discussione sul terreno della fiducia e della verificabilità. Dice chiaramente: “Non sono soddisfatto”. E rivendica ciò che sostiene di avere visto e documentato: “Se quello che vedo in questo momento qua, che è quello legato all’interrogazione, è una bugia, io smentisco me stesso, però quello che vedo è quello che dichiaro e quello che ho in questo momento in mano”. Contesta anche l’idea che quei commenti avessero profili diffamatori: “Per me nel momento in cui non c’è una parolaccia, non c’è un’offesa, non vedo una diffamazione”. E punta dritto al nodo che resta, anche dopo le spiegazioni: quali regole oggettive stabiliscono quando un amministratore può “chiudere” i commenti sotto un post del Comune. “Vorrei capire, e cercherò di capirlo con altri strumenti, se c’è un qualcosa di oggettivo sul quale possiamo basarci per capire se e quando tu puoi decidere di limitare i commenti”.
Bellotti, nella controreplica, ribadisce la propria versione: “I commenti ci sono nel post, non sono stati cancellati”, ma ammette un punto che, paradossalmente, rende la domanda di Leoni ancora più pesante: “In questo momento non abbiamo una policy”. E proprio da qui arriva l’annuncio: l’amministrazione sta predisponendo un regolamento per disciplinare l’uso dei social del Comune, con l’idea di discuterlo nei prossimi mesi. Nel frattempo, dice, la responsabilità ricade su chi ha la delega: “In questo momento, come assessore con delega alla comunicazione, ho io la responsabilità di curare i social del Comune”.
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